Il Racconto, Bellezza d’antan

di Giovanni Renella

Gli anni trascorsi lasciavano su di lei i segni del tempo, ma non riuscivano a renderla meno attraente.

Non passava mai di moda e, con il ritorno della bella stagione, si riproponeva in gran spolvero.

Non erano pochi i nostalgici che amavano ostentarne il possesso ed esibirla alla prima occasione, magnificandone le qualità.

Fotografi e pittori l’avevano ritratta sugli sfondi più suggestivi e ammalianti di rinomate o esclusive località turistiche, ma lei non aveva mai perso quel suo piglio popolare che la rendeva attraente e desiderata, tanto dall’operaio, quanto dall’imprenditore.

Spartana, come solo poche sapevano essere, amava però rivestirsi di colori accesi che ne esaltavano la figura, sia che si trovasse in spiaggia o ai bordi di una piscina.

Guardata con sufficienza dai giovani che la ritenevano ormai superata, sapeva di continuare ad esercitare il suo fascino su chi l’aveva conosciuta ed apprezzata negli anni in cui era stata la regina incontrastata dei primi lidi balneari.

Aveva assistito, con discrezione, alla nascita di flirt che si erano esauriti nel corso di un’estate, di liaison clandestine imbastite sotto gli ombrelloni e, quando era stata più fortunata, aveva visto sbocciare amori che sarebbero durati tutta una vita.

Testimone muta di interminabili quanto banali discussioni politiche o discettazioni letterarie di pseudo intellettuali, più avvezzi alla lettura dei quotidiani sportivi che di un buon libro, aveva sopportato il peso dei vari avventori con la determinazione disperata di un’eroina dei romanzi di Tolstoj.

Democratica, nella sua stessa essenza, la cara, vecchia sdraio era comunque sempre pronta ad accogliere chiunque la scegliesse per riposarsi fra un bagno e l’altro.

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