Il Racconto, Degenerazione

di Giovanni Renella

Era esasperata, al punto di non tollerare neanche la vista di quelle mani, figuriamoci il tocco!

Non riusciva più a superare la volgarità dei pensieri che era costretta a condividere con lui, la meschinità di enunciati e frasi fatte che le restituivano l’immagine di quell’ipocrita che forse era sempre stato.

Eppure, lo aveva amato.

Agli inizi il loro era stato un rapporto tempestoso, fatto di un’irruenza che la lasciava languida e spossata o di una passione dolce, capace di accarezzarle il cuore.

Mai paga del fluire delle sue parole, che incantavano e seducevano i tanti che le leggevano, col passare del tempo aveva cominciato a dubitare della loro spontaneità.

In quel  non più frenetico, ma ritmato, battere sui tasti, aveva cominciato a scorgere il declino di quella passione che tanto l’aveva sedotta agli inizi della loro relazione.

Ormai il suo approccio era stanco e manieristico, fatto di cliché che finivano con l’irritarla.

Niente di più finto, adatto ad un pubblico di rintronati, chiamati a spiare la vita degli altri, dimenticandosi di vivere la propria.

Roba buona solo per un certo tipo di televisione, che lei aveva sempre disprezzato.

Il compenso in danaro, però, non era male e di certo non poteva essere una semplice tastiera di computer ad opporsi al declino di quello che era stato un promettente scrittore.

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