Il Racconto, Delusione

Lo sguardo rapito, l’isolamento dal mondo circostante: l’uomo affrettò il passo, ma si trovò di fronte a una grande delusione …

di Giovanni Renella

Con l’arrivo della primavera e delle belle giornate aveva ripreso a recarsi a piedi in ufficio: tre chilometri coperti a passo svelto con benefici per la salute e il portafoglio.

Il pomeriggio, all’uscita, se la prendeva comoda, trasformando l’itinerario verso casa in una piacevole e lenta passeggiata.

Auricolari e playlist con la musica che più amava, procedeva lento e assorto nei suoi pensieri, cercando di scaricare la tensione di un’intera giornata di lavoro prima di rincasare.

Mentre seguiva il ritmo con impercettibili movimenti del capo e si preparava ad affrontare l’impervia salita che lo avrebbe riportato nel suo quartiere, la intravide.

Camminava precedendolo di una cinquantina di metri, ma la forte pendenza della strada forniva una visione prospettica che metteva in risalto il punto di forza di quella bellezza callipigia.

Anche se i suoni continuavano a riprodursi nelle sue orecchie, non seguiva più la melodia poiché i sensi avevano invertito l’ordine delle priorità e l’udito aveva dovuto lasciare campo libero alla vista.

Avanzando rapidamente verso ciò che stava calamitando la sua attenzione, percepì un’accelerazione sincronica del passo e del battito cardiaco; ma l’orizzonte verso cui aveva rivolto lo sguardo valeva senz’altro una lieve tachicardia.

Tuttavia, in quell’incedere sinuoso di chi lo precedeva ebbe la sensazione di percepire un’anomalia che turbava il quadro d’insieme.

La gestualità accentuata, con cui la donna stava teatralizzando quella che da lontano si intuiva essere una conversazione telefonica piuttosto animata, strideva con l’armonia del curvilineo profilo che pochi attimi prima lo aveva stregato e risuonò come un campanello d’allarme.

Il suo sforzo di considerare in termini assoluti l’attrattiva esercitata da quel fisico scolpito, estrapolandolo da un contesto che rischiava di danneggiarne l’immagine, vacillava con l’avvicinarsi a colei che lo precedeva sulla salita.

La ristabilita gerarchia sensoriale, in cui l’udito riacquistò una posizione preminente e gli consentì di cogliere quello sguaiato modo di parlare al cellulare, ruppe definitivamente l’incantesimo.

Oltrepassandola a passo svelto non si voltò neanche a guardarla.

 

Nato a Napoli nel ‘63, agli inizi degli anni ’90 Giovanni Renella ha lavorato come giornalista per i servizi radiofonici esteri della RAI.

Ha pubblicato una prima raccolta di short stories, intitolata “Don Terzino e altri racconti” (Graus ed. 2017), con cui ha vinto il premio internazionale di letteratura “Enrico Bonino” (2017), ha ricevuto una menzione speciale al premio “Scriviamo insieme” (2017) ed è stato fra i finalisti del premio “Giovane Holden” (2017).

Nel 2017 ha vinto il premio “A… Bi… Ci… Zeta” per i racconti bonsai.

Nel 2018 è stato fra i finalisti della prima edizione del Premio Letterario Cavea.

Alcuni suoi racconti sono stati inseriti nelle antologie “Sette son le note” (Alcheringa ed. 2018) e “Ti racconto una favola” (Kimerik ed. 2018).

Nel 2019 ha pubblicato la raccolta di racconti “Punti di vista”, Giovane Holden Edizioni con cui ha vinto il Premio Speciale della Giuria al “Premio Letterario Internazionale Città di Latina”.

Nel 2020 alcuni suoi racconti sono stati inseriti nelle antologie “Cento parole” e “Ti racconto una favola” entrambe edite dalla Casa Editrice Kimerik.

Con un racconto, pubblicato dalla Giovane Holden nel volume n.7 “Bukowski. Inediti di ordinaria follia”, è risultato finalista al Premio Bukowski 2020.

Sempre nel 2020, altre sue storie sono state selezionate e inserite nell’antologia “Io resto a casa e scrivo” edita dalla Kimerik.

Nel 2021 due sue favole sono state pubblicate nell’antologia “Ti racconto una favola 2021” ed. Kimerik.

A luglio 2021 un suo racconto è stato pubblicato nell’antologia “Desiderio d’estate” ed. Ensemble.

 

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