Il Racconto, Fase due

Tana libera tutti? Ma no! E il nostro autore con il suo spirito mordace ci spiega che cos’è la Fase due, a Culonia e altrove

di Giovanni Renella

Quando con un rullio di tamburi fu annunciato che il capo del governo di Culonia avrebbe proclamato ufficialmente il passaggio alla fase due, i culonesi si sedettero in religioso silenzio davanti alla televisione, sperando in chissà quale vaticinio.

A meno di due mesi di distanza dalla dichiarazione dello stato di emergenza, mentre ancora  i morti si contavano a centinaia ogni giorno, in tanti erano in spasmodica attesa di un responso che potesse sollevarli dai loro affanni.

E il “vorrei, ma non posso”, condito d’incertezze, del proclama presidenziale, finì con il seminare dubbi e perplessità.

Innanzitutto nella stessa compagine di governo, dove furono in tanti a non comprendere appieno le parole del premier.

Dapprima il ministro degli esteri, che confermando il suo proverbiale acume, cominciò a chiedere delucidazioni allo staff ministeriale sui movimenti nell’ambito dei confini regionali: perfida fu la risposta di un collaboratore, che gli chiese quale fra i tre termini (ambito – confini – regionali) suscitasse le sue perplessità!

Non fu da meno il ministro della pubblica istruzione che, all’annunciata ripresa delle attività scolastiche (forse) a settembre, fu scosso da un tremito.

In tanti pensarono che lo spasmo fosse legato al soddisfacente esito dell’oralone, con cui poco prima aveva decretato di chiudere in bellezza l’esame di maturità.

Invece era solo un moto di stizza, perché gli avevano sottratto l’attenzione di milioni di famiglie,  che amava veder palpitare ad ogni sua esternazione di principio su quell’oscuro oggetto del desiderio che la scuola continuava ad essere per lui.

Ma anche le opposizioni non furono da meno allorché, dimenticando che fino ad allora nella sola Culonia il virus aveva mietuto decine di migliaia di vittime e si era ben lontani dall’averlo debellato, riacquistarono l’uso della parola solo per criticare  l’estrema cautela con cui si avviava la fase due e sostenere che i tempi erano invece maturi per una ripartenza più spedita.

Per dirla alla Paul Valéry, è proprio vero che “la cattiva memoria fabbrica mentitori”!

Fu in questo clima di confusione che il popolo culonese, dimostrando di essere ben degno della propria classe politica, finì per capire “fischio per fiasco” e immaginò che il 4 maggio fosse la data del “tana libera tutti”.

Furono giorni frenetici, che videro riversarsi nelle strade un nutrito numero di culonesi in tuta e scarpette da jogging, nel disperato tentativo di smaltire, prima dell’avvicinarsi della bella stagione, i chili di troppo accumulati durante la quarantena.

In tanti, infatti, si preoccupavano di recuperare la forma fisica per la fatidica prova costume, convinti di poter andare al mare, come se quella che doveva venire fosse un’estate non troppo diversa dalle altre.

Beata ignoranza!

O forse era solo la strafottenza di chi, abituato a perseguire la propria libertà, dimenticava che in gioco c’erano gli affanni dei tanti, troppi, che non solo non potevano permettersi di andare in vacanza in tempi normali, ma ora si ritrovavano addirittura ad aver perso il lavoro e a fare i conti con un’improvvisa povertà che li privava di tutto, anche della speranza.

Quella che doveva essere una ripartenza, un nuovo inizio, capace di cambiare la visione del mondo per il futuro, rischiava di involvere verso una forma di egoismo personale, figlio dello spietato modello economico che aveva caratterizzato la convivenza sociale prima della pandemia.

E quelle scarpette da jogging, indossate per fare footing nei parchi o sul lungomare, finirono col divenire la metafora di una ripresa della corsa della società nella direzione sbagliata.

 

 

Giovanni Renella, nato a Napoli nel ‘63, vive a Portici. Agli inizi degli anni ’90 ha lavorato come giornalista per i servizi radiofonici esteri della RAI. Ha pubblicato una prima raccolta di short stories, intitolata  “Don Terzino e altri racconti” (Graus ed. 2017), con cui ha vinto il premio internazionale di letteratura “Enrico Bonino” (2017), ha ricevuto una menzione speciale al premio “Scriviamo insieme” (2017) ed è stato fra i finalisti del premio “Giovane Holden” (2017). Nel 2017 con il racconto “Bellezza d’antan” ha vinto il premio “A… Bi… Ci… Zeta” e nel 2018 è stato fra i finalisti della prima edizione del Premio Letterario Cavea con il racconto “Sovrapposizioni”. Altri suoi racconti sono stati inseriti nelle antologie “Sette son le note” (Alcheringa ed. 2018) e “Ti racconto una favola” (Kimerik ed. 2018). Nel 2019 ha pubblicato la raccolta di racconti “Punti di vista”, Giovane Holden Edizioni. Il libro ha meritato il Premio Speciale della Giuria al Premio Letterario Internazionale Città di Latina.

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