Il Racconto, In scena

di Giovanni Renella

Ogni volta che alla fine si spegnevano anche le ultime luci e il buio invadeva tutto lo spazio, loro restavano lì da soli, divisi però da un sipario chiuso, che segnava il confine fra le ribalte su cui andavano in scena le due diverse rappresentazioni della vita.

Quando riuscivano a vedersi, non più occultati l’uno all’altra da quel drappeggiante tendaggio, non avevano tanto tempo per scambiarsi confidenze, gossip o impressioni sulla serata; oltretutto, nelle poche ore in cui non erano separati da quella pesante coltre, non riuscivano mai a restare da soli, perché c’era sempre qualcuno presente.

Nel corso degli anni avevano assistito a molteplici messe in scena dei diversi aspetti dell’esistenza umana, capaci di suscitare commozione o ilarità a seconda delle situazioni.

La consuetudine e l’esperienza maturata negli anni avevano conferito loro una competenza critica pari a pochi altri, che purtroppo rimaneva inespressa.

Posti uno di fronte all’altra, vedevano scorrere la vita dalle opposte angolazioni di chi era e di chi appariva, assistendo alla riproduzione ciclica di uno spettacolo sempre diverso, ma non per questo meno ripetitivo.

Testimoni muti di scene di vita vissuta o recitata, non per questo erano meno partecipi di quanto avvenisse in sala.

E se da un lato, con loro grande disappunto, avevano visto storie d’amore nascere e morire nel giro di qualche ora, fra amplessi repentini e altrettanto fulminei abbandoni, sull’altro versante, grazie al cielo, come in un gioco di specchi contrapposti, erano riusciti ad assistere all’evolversi di relazioni durature, con i protagonisti accomodati in poltrona che ancora si tenevano per mano.

Avevano ascoltato le confidenze che gli amanti si scambiavano, discreti, con la complicità del buio della sala; e quelle più spudorate, esposte in pubblico, sotto le luci della ribalta.

Così in quel teatro, sera dopo sera, la platea da un lato e il palco dall’altro assistevano allo spettacolo della vita e della sua rappresentazione scenica, a volte tragica, altre volte comica e qualche volta grottesca.

 

 

Nato a Napoli nel ‘63, agli inizi degli anni ’90 Giovanni Renella ha lavorato come giornalista per i servizi radiofonici esteri della RAI. Ha pubblicato una prima raccolta di short stories, intitolata  “Don Terzino e altri racconti” (Graus ed. 2017), con cui ha vinto il premio internazionale di letteratura “Enrico Bonino” (2017), ha ricevuto una menzione speciale al premio “Scriviamo insieme” (2017) ed è stato fra i finalisti del premio “Giovane Holden” (2017). Nel 2017 con il racconto “Bellezza d’antan” ha vinto il premio “A… Bi… Ci… Zeta” e nel 2018 è stato fra i finalisti della prima edizione del Premio Letterario Cavea con il racconto “Sovrapposizioni”. Altri suoi racconti sono stati inseriti nelle antologie “Sette son le note” (Alcheringa ed. 2018) e “Ti racconto una favola” (Kimerik ed. 2018).

 

 

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