Il Racconto, Incomprensibile destino

di Giovanni Renella

Lo avevano colpito alla testa più e più volte, fino a tramortirlo.

Prima di perdere i sensi aveva opposto una strenua resistenza,  che però non era valsa a nulla.

Riavutosi, dopo che lo scempio era stato compiuto mentre era ancora svenuto, ora osservava attonito la scena.

Non avrebbe mai pensato che gli uomini potessero rendersi responsabili di simili atrocità.

Quando  quella mattina era stato chiamato a svolgere il suo lavoro, aveva pensato al solito impegno di routine; né quella folla, che si era radunata e sembrava aspettare proprio lui, lo aveva insospettito più di tanto.

Fu solo all’arrivo di quella lunga processione, che si era inerpicata su per il monte, fino a raggiungerlo in vetta, che cominciò ad avere qualche perplessità su ciò che sarebbe successo.

Quel tramestio di travi e di corde gli tolse gli ultimi dubbi  su quali sarebbero stati gli imminenti sviluppi della situazione.

E lui, che era uno semplice, ma fatto tutto di un pezzo, certe cose non riusciva proprio  a sopportarle.

Per non rendersi complice di quella che riteneva essere una barbarie, tentò di sottrarsi lasciandosi cadere per terra dopo aver subito il primo colpo al capo.

Ma l’espediente non sortì l’effetto voluto.

Qualcuno lo raccolse e lo rimise su, in posizione, per poterlo colpire nuovamente: questa volta con maggiore precisione e violenza.

Uno, due, tre colpi inferti tutti sul capo, fra urla che facevano accapponare la pelle.

Al quarto, le sue preghiere furono esaudite, e  finalmente svenne.

Quando a sera riprese i sensi si ritrovò conficcato, insieme ad altri, a reggere il peso di quell’uomo, crocifisso per un destino incomprensibile ad un chiodo come lui.

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