Il Racconto, La letterina

di Giovanni Renella

Come ogni anno, il flusso di lettere verso quella regione dell’Europa tendeva ad intensificarsi sin dai primi giorni del mese di dicembre.

Era tempo di bilanci e, prima di mettere le proprie richieste nero su bianco, forse era il caso di passarsi una mano sulla coscienza.

Ai più buoni la stesura di quel documento veniva fuori di getto; chi durante l’anno qualche piccola magagna l’aveva fatta era un po’ titubante nella scrittura; i più discoli, invece, avevano buttato giù una serie di richieste con il chiaro intento di provocare, per vedere, parafrasando una vecchia canzone di Jannacci, un po’ su tutti l’effetto che avrebbe fatto.

Fra i più impertinenti si erano distinti Gigino, Matteo e Peppino che, senza sapere né leggere né scrivere, avevano provato a fare la voce grossa sperando che qualcuno gli desse ascolto.

L’unico effetto sortito era stato quello di essere addirittura minacciati dell’invio, subito dopo Natale, di una calza piena zeppa di carbone, quale suggello della solenne bocciatura delle richieste avanzate, conferendo al carbone, oltre che un significato metaforico, anche una valenza storica: quel fossile era stato uno degli elementi da cui aveva avuto origine il tutto, nell’ormai lontano 1951, con la costituzione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio.

Ma i nostri tre, che di storia sapevano poco e di tutto il resto forse anche meno, quella letterina piena di buoni propositi proprio non volevano rinunciare a farla giungere a destinazione.

Nei mesi precedenti si erano solennemente impegnati per la distribuzione di doni e prebende in favore di chi gli aveva accordato la propria fiducia; e ora, come tutte le cambiali prossime alla scadenza, anche quelle dovevano essere onorate.

Per cui, in nome della lotta alla povertà, della sicurezza e del primato degli italiani, in quella loro lettera avevano scritto di tutto e di più,  dimenticando che le regole possono essere cambiate, e talvolta è doveroso farlo, ma prima ancora devono essere rispettate.

A Gigino, Matteo e Peppino, questo piccolo particolare, però, non glielo avevano spiegato; come nessuno gli aveva detto che il bilancio doveva essere formulato tenendo conto di determinati parametri.

Bilancio? Parametri? Ma che cosa si stavano inventando a Bruxelles? E perché tutto questo putiferio?

Loro avevano solo scritto la letterina a Babbo Natale!

(Foto by Val Vesa_Unsplash)

 

Nato a Napoli nel ‘63, agli inizi degli anni ’90 Giovanni Renella ha lavorato come giornalista per i servizi radiofonici esteri della RAI. Ha pubblicato una prima raccolta di short stories, intitolata  Don Terzino e altri racconti (Graus ed. 2017), con cui ha vinto il premio internazionale di letteratura Enrico Bonino (2017), ha ricevuto una menzione speciale al premio Scriviamo insieme (2017) ed è stato fra i finalisti del premio Giovane Holden (2017). Nel 2017 con il racconto Bellezza d’antan ha vinto il premio A… Bi… Ci… Zeta e nel 2018 è stato fra i finalisti della prima edizione del Premio Letterario Cavea con il racconto Sovrapposizioni. Altri suoi racconti sono stati inseriti nelle antologie Sette son le note (Alcheringa ed. 2018) e Ti racconto una favola (Kimerik ed. 2018).

 

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