Il Racconto, La prova

di Giovanni Renella

Non si sentiva ancora pronto, eppure il momento di affrontarlo non poteva più essere rinviato.

Aveva sperato fino all’ultimo di potersi sottrarre: non per vigliaccheria, ma per un’innata ritrosia a dover fronteggiare una simile prova.

Aveva consultato il fior fiore degli esperti in materia e si era fatto un’idea ben precisa della situazione in cui sarebbe venuto a trovarsi, non appena avesse dato il via a tutta l’operazione.

Ma la situazione era diventata insostenibile e non poteva continuare a procrastinare l’evento.

Di una cosa era stato sicuro fin dall’inizio: lo avrebbe affrontato da solo!

Ogni cosa era stata predisposta con cura e tutto ciò che poteva servirgli doveva necessariamente essere a portata di mano.

Seguendo un rituale prestabilito aveva preparato l’occorrente, avendo cura di non dimenticare nulla, né di tralasciare il più piccolo dettaglio.

Per quello che doveva fare, la fase preparatoria era di fondamentale importanza e il tempismo era cruciale.

Neanche osava immaginare cosa sarebbe successo se avesse calcolato male i tempi di reazione e la distanza da coprire immediatamente dopo: una catastrofe.

Aveva lottato con tutte le sue forze pur di non giungere a quella fatidica resa dei conti; ma non c’era stato verso.

Prima di capitolare, di fronte a quella che gli appariva la più volgare delle soluzioni, le aveva tentate tutte.

Non avrebbe voluto ridursi a quel corpo a corpo finale; però, ogni altra soluzione, proposta e praticata, non aveva sortito gli effetti desiderati.

E lui non poteva più sopportare quello stato di cose che lo rendeva irritabile e scontroso, rovinandogli le giornate e, talvolta, le settimane intere.

Era  giunto il momento di ricorrere ad un enteroclisma per porre fine a quella stipsi cronica.

(Foto di copertina Spiaggia con casa rossa, Edvard Munch)

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