Il Racconto, L’occasione

Nella vita a volte si presenta l’occasione per rinfacciare la violenza verbale degli insulti o quella psicologica delle discriminazioni

di Giovanni Renella

L’occasione era troppo ghiotta per lasciarla sfuggire e il dilemma che lo stava consumando era solo se coglierla o meno.

Gli occhi consumati sui libri non gli avevano impedito, nel corso degli anni, di leggere la sofferenza stampata sui volti della gente che gli viveva accanto.

Avrebbe voluto fornire loro gli strumenti per potersi difendere da quella spocchia, figlia dell’ignoranza, che non perdeva mai un’opportunità per far sfoggio della propria ottusità.

Sin da piccolo aveva avvertito il riproporsi ciclico di un cortocircuito che originava dei veri e propri blackout mentali, mandando in tilt ogni timido tentativo di dar vita ad una reale coesione fra le persone.

Sembrava, in alcune zone più a nord, che le tribù ancora non fossero riuscite a compiere il successivo passo evolutivo verso la trasformazione in un unico popolo!

Bastava un niente e subito scattavano i distinguo legati alle collocazioni territoriali, riproponendo vincoli ancestrali di appartenenza che si immaginavano spezzati già da tempo.

Se poi qualche emergenza sanitaria colpiva quelli che vivevano più a sud di Pontida erano guai: negli stadi, a distanza di decenni, si sarebbero intonati cori offensivi e invocanti l’intervento risolutore dello “sterminator Vesevo”.

Sempre con l’indice accusatore teso, il gruppo degli invasati arrivava a pontificare teorizzando la presunta superiorità della gens padana.

Le menti più fini, invece, provavano a spingersi oltre, rivendicando l’autonomia di quei territori, nel nome di una maggiore efficienza amministrativa: un pretesto raffinato dietro cui celare l’atteggiamento egoistico di chi presume di essere migliore degli altri, infischiandosene di quel regime di solidarietà che è la base costituente di ogni società che si reputi civile.

Poi, in una sorta di contrappasso dantesco, ecco che accadde l’imponderabile.

Le certezze vennero meno, il panico ebbe il sopravvento e cominciò a causare danni che misero in forse uno stile di vita considerato vincente; e pazienza per i tanti che venivano lasciati ai margini: per inseguire il profitto non si era pensato ad altro, né tantomeno al prossimo, dimenticando che nessuno si salva da solo!

E allora al diavolo l’occasione di rinfacciare la violenza verbale degli insulti o quella psicologica delle discriminazioni.

Contò solo tendere la mano a chi era in ginocchio per aiutarlo a rialzarsi.

L’unica raccomandazione, una volta in piedi, fu quella di evitare pellegrinaggi e cerimonie dell’ampolla sulle rive del Po: quell’acqua non era potabile e chissà se decenni di riti celtici non avevano minato la salute di chi viveva in quelle zone.

Meglio invece affidarsi a San Gennaro e alla Madonna di Pompei, che oltretutto erano pure del mestiere!

 

Giovanni Renella, nato a Napoli nel ‘63, vive a Portici. Agli inizi degli anni ’90 ha lavorato come giornalista per i servizi radiofonici esteri della RAI. Ha pubblicato una prima raccolta di short stories, intitolata  “Don Terzino e altri racconti” (Graus ed. 2017), con cui ha vinto il premio internazionale di letteratura “Enrico Bonino” (2017), ha ricevuto una menzione speciale al premio “Scriviamo insieme” (2017) ed è stato fra i finalisti del premio “Giovane Holden” (2017). Nel 2017 con il racconto “Bellezza d’antan” ha vinto il premio “A… Bi… Ci… Zeta” e nel 2018 è stato fra i finalisti della prima edizione del Premio Letterario Cavea con il racconto “Sovrapposizioni”. Altri suoi racconti sono stati inseriti nelle antologie “Sette son le note” (Alcheringa ed. 2018) e “Ti racconto una favola” (Kimerik ed. 2018). Nel 2019 ha pubblicato la raccolta di racconti “Punti di vista”, Giovane Holden Edizioni. Il libro ha meritato il Premio Speciale della Giuria al Premio Letterario Internazionale Città di Latina.

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