Il Racconto, Meteore

di Giovanni Renella

Nel 2039 gli storici ebbero il problema di dover definire l’insieme degli avvenimenti accaduti vent’anni prima in un paese chiamato Culonia.

Lì, in quel periodo, si era affermata una nuova classe dirigente che aveva preso le mosse, con un vero e proprio tocco di classe, da una serie di “vaffa” urlati in piazza da una folla invasata in preda ad un’eccitazione parossistica.

A orchestrare il coro degli improperi c’era un comico, che l’aveva giurata a quell’establishment reo di averlo messo al bando dalla televisione, e che ora, a distanza di anni, poteva finalmente consumare la vendetta covata più a lungo di cui la storia avesse memoria.

Il tutto reso possibile dai social che l’avevano riportato in auge facendone un guru venerato da discepoli i quali, contando in quel momento storico come il due di coppe quando la briscola è a denari, ambivano a raggiungere un posto al sole nel dorato panorama della politica di quel paese.

Vaffa” dopo “vaffa”, complice l’improvvisa e perdurante afonia di chi stava governando in quel momento, i culonesi, alla fine, avevano deciso di voltare pagina, affidandosi alla guida di un gruppetto di novelli paninari che quasi menava vanto della propria inesperienza politica, traducendola in una concreta incompetenza amministrativa.

Proni all’alleato, che non perdeva occasione per ostentare le sue esibizioni muscolari, i figli del “vaffa” si erano messi comodi sulle poltrone tanto vagheggiate e finalmente raggiunte, e cominciavano a distinguersi per i loro complici silenzi con cui, comunque, riuscivano a fare un gran casino.

Se poi c’era da prendere una decisione controversa, che i loro seguaci difficilmente avrebbero digerito, la pillola s’indorava ricorrendo al responso di una piattaforma informatica: una sorta di oracolo 4.0 invocato per togliere le castagne dal fuoco ed evitare di perdere la faccia.

E pazienza se con un semplice “click” sulla tastiera del computer pochi e ignoti eletti prendevano decisioni per più di sessanta milioni di culonesi: era lo scotto da pagare alla democrazia del web!

Ma il potere, checché se ne dica, alla lunga logora.

E così, costretti un po’ alla volta a rinnegare le nobili affermazioni di principio che li avevano portati alla guida di Culonia, gli alfieri del “vaffa uber alles” oltre alla faccia avevano perso anche il consenso delle piazze, finendo per essere relegati in un angolino.

L’evanescente effervescenza, che aveva caratterizzato la repentina ascesa e l’altrettanto precipitosa caduta di quelle meteore apparse nel firmamento politico di Culonia nella seconda decade del duemila, indusse qualche storico, non privo di una discreta vena umoristica, a ricordare quel movimento intestino come “meteorismo”.

 

Nato a Napoli nel ‘63, agli inizi degli anni ’90 Giovanni Renella ha lavorato come giornalista per i servizi radiofonici esteri della RAI. Ha pubblicato una prima raccolta di short stories, intitolata  “Don Terzino e altri racconti” (Graus ed. 2017), con cui ha vinto il premio internazionale di letteratura “Enrico Bonino” (2017), ha ricevuto una menzione speciale al premio “Scriviamo insieme” (2017) ed è stato fra i finalisti del premio “Giovane Holden” (2017). Nel 2017 con il racconto “Bellezza d’antan” ha vinto il premio “A… Bi… Ci… Zeta” e nel 2018 è stato fra i finalisti della prima edizione del Premio Letterario Cavea con il racconto “Sovrapposizioni”. Altri suoi racconti sono stati inseriti nelle antologie “Sette son le note” (Alcheringa ed. 2018) e “Ti racconto una favola” (Kimerik ed. 2018).

 

 

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