Il Racconto, Occulto

Il nostro autore ci racconta del fascino dell’occulto, ma anche delle sue problematiche e fastidiose implicazioni

di Giovanni Renella

Se l’aspettava.

Sapeva che prima o poi sarebbe arrivata, come era avvenuto quasi quarant’anni prima per la cartolina-precetto del servizio militare di leva.

All’epoca era un ragazzino e quella comunicazione, pur se temuta per le incognite di un ambiente che non conosceva ma che avrebbe dovuto frequentare obbligatoriamente, era attesa e anche un po’ anelata perché segnava l’ingresso nel mondo dei grandi.

La consegna dell’invito a presentarsi in caserma per le visite mediche scandiva i tempi di un rito di passaggio; e mentre i più inclini alle esibizioni muscolari si sentivano come novelli spartani finalmente chiamati alla pugna, lui considerava l’intera situazione solo una perdita di tempo, per non dire una gran rottura di coglioni!

Alla fine il terremoto dell’ottanta gli aveva fatto scansare la naia; ma se fossero valsi come contropartita per evitare quella tragedia, di buon grado avrebbe affrontato quei dodici mesi di servizio militare.

Il riaffiorare dei ricordi e le relative valutazioni fatte a posteriori non riuscirono a distoglierlo per più di qualche attimo dalla responsabilità a cui lo stavano richiamando.

E anche se il tono non era perentorio, di sicuro l’argomento era inquietante.

Abituato ad avere sempre il controllo della situazione, non sapeva come comportarsi di fronte ad una questione occulta come quella che gli si prospettava.

Dopo una prima rapida scorsa aveva letto e riletto quelle parole che, fra il monito e l’anatema, quasi gli intimavano di non sottrarsi alla prova a cui lo chiamavano.

Una lunga riflessione sul testo l’aveva convinto della possibilità di poter dar seguito alle prime indicazioni senza particolari imbarazzi: una consegna nel luogo stabilito e poi non restava altro che attendere.

Pazienza per le due settimane in cui il verdetto sarebbe rimasto in sospeso: se ne sarebbe fatto una ragione.

Ciò che lo atterriva era la possibilità di un responso che avrebbe potuto aprirgli un mondo di sensazioni fino ad allora sconosciute  e temute.

Per cui leggeva e rileggeva, senza riuscire a decidersi, la lettera dell’Asl con l’invito a fare l’esame gratuito per la ricerca del sangue occulto nelle feci; e già immaginava, se il referto fosse stato positivo, di doversi sottoporre alla colonscopia e ritrovarsi alle prese con l’inserimento di una sonda di più di un metro nell’intestino.

 

Giovanni Renella, nato a Napoli nel ‘63, vive a Portici. Agli inizi degli anni ’90 ha lavorato come giornalista per i servizi radiofonici esteri della RAI. Ha pubblicato una prima raccolta di short stories, intitolata  “Don Terzino e altri racconti” (Graus ed. 2017), con cui ha vinto il premio internazionale di letteratura “Enrico Bonino” (2017), ha ricevuto una menzione speciale al premio “Scriviamo insieme” (2017) ed è stato fra i finalisti del premio “Giovane Holden” (2017). Nel 2017 con il racconto “Bellezza d’antan” ha vinto il premio “A… Bi… Ci… Zeta” e nel 2018 è stato fra i finalisti della prima edizione del Premio Letterario Cavea con il racconto “Sovrapposizioni”. Altri suoi racconti sono stati inseriti nelle antologie “Sette son le note” (Alcheringa ed. 2018) e “Ti racconto una favola” (Kimerik ed. 2018). Nel 2019 ha pubblicato la raccolta di racconti “Punti di vista”, Giovane Holden Edizioni.

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