Il Racconto, Quares

di Lucio Sandon

Questa è una storia rigorosamente vera. Sono stati solamente cambiati i nomi delle persone come giustamente vuole la legge per la  privacy, anche se non credo che qualcuno potrebbe offendersi. Il cane protagonista invece, ma chiamarlo cane è molto riduttivo perché la buonanima era molto ma molto più intelligente ed educato di molte persone che conosco, si chiamava veramente Quares, e aveva un pedigree più lungo di quello della regina d’Inghilterra.

L’autostrada Napoli Pompei Salerno è il primo tratto autostradale che è stato costruito in Italia. I lombardi diranno subito che non vero, è la Milano Laghi di poco più antica, ma a noi in questo momento fa comodo non ascoltarli, e andiamo avanti così. La A3 sarebbe in realtà la Napoli Reggio Calabria, ma il primo tratto Napoli Pompei, seppur breve, all’epoca faceva talmente schifo che i gestori avevano cancellato il nome dalle mappe e dal cervello dei viaggiatori, e l’ufficio stampa ne smentiva l’esistenza.

L’autostrada fino a pochi anni fa era a sole due carreggiate, di cui solo una sola completamente asfaltata. L’altra infatti presentava in gran parte ancora alcune imperfezioni da sanare, tipo fossi, valli alpine e bocche vulcaniche, quindi quasi tutto il tratto era ridotto a una corsia per senso di marcia, costringendo gli automobilisti a procedere costantemente a passo di lumaca.

Un altro problema riguardava i nuovi tratti a tre corsie, dove vi erano ancora rimanenze dei cantieri, dimenticate dagli svogliati operai che vi avevano lavorato e bevuto innumerevoli birre di quelle grandi, e consumato colazioni ancora più imponenti, come dimostrato dai reperti lasciati sul posto.

Come che c’azzecca?

Il dottor Gardenia era ancora nel suo ambulatorio in quella rovente estate dell’ottantanove o giù di lì, e pensava ai casi suoi, quando improvvisamente il telefono sulla scrivania gli squillò nell’orecchio destro (quello buono, l’altro si era danneggiato anni prima nell’entrare in una cella frigorifera di un deposito carni a meno venti gradi, mentre all’esterno c’erano trentaquattro gradi).

«Pronto, studio veterinario?»

«Salve, sono l’ingegner Sfaltini, della società autostrade, posso parlare con il titolare?»

«Ha questo onore, mi dica.»

Dopo un attimo di silenzio, l’ingegnere chiese cautamente:

«Mi dicono che lei ha la possibilità di ospitare un certo numero di cani nella sua struttura … corrisponde al vero?»

«Bè, certamente!»

In effetti, in quel momento non solo lui aveva costruito una pensione per cani, ma aveva anche la necessità di rientrare nelle spese.

«Lei senza dubbio ha la possibilità di fatturare alla nostra società, con ritenuta d’acconto?»

«E come no, ma scusi perché queste domande, avete cani vaganti in autostrada?»

«No, si tratta di questo: dobbiamo costruire la terza corsia, e abbiamo la necessità di abbattere alcune case costruite abusivamente a lato della carreggiata. In una di queste sono ospitati dieci cani, ma il proprietario si rifiuta di lasciare l’abitazione, per cui tra pochi giorni dovrà intervenire la forza pubblica per lo sgombero. Abbiamo quindi il problema di ospitare temporaneamente gli animali nel suo canile, mentre troviamo una sistemazione definitiva per la famiglia. Se lei è disponibile, domani vengo al suo studio e ne parliamo da vicino.»

Il mattino dopo, di buon’onora il bravo ingegnere, accompagnato da un geometra (riconoscibile per il suo teodolite gps) e da un autista, si presentò in ambulatorio.

«Salve, sono l’ingegner Sfaltini. Questo è il geometra Metruccio…»

«Molto piacere, le presento le mie collaboratrici: Alessandra e Marisa.»

Le due donne arrivavano in quel momento, tenendosi sottobraccio.

Sfaltini si voltò a osservare le due ragazze, e ne rimase fulminato. Dopo un attimo necessario a far ripartire il muscolo cardiaco, e a riprendere la respirazione, il professionista del pedaggio esordì con:

«E… Ecco, volevo giusto chiedere se era possibile avere un veterinario sul posto per accertare la buona salute dei cani al momento dell’esproprio, ma queste signorine sono un po’ giovani, siamo sicuri che siano in grado di portare a termine la visita di dieci cani in condizioni un pochino, hem… estreme?»

Alessandra fece un passo in avanti. L’ingegnere che era di mezza età, grassoccio e pallidino, fece due passi indietro per non urtare i respingenti della bionda, il geometra spalancò gli occhi allarmato nel vedere i lampi che sprizzavano dagli occhi verde smeraldo di Alessandra, ma fu Marisa come al solito a risolvere la situazione: strinse forte il braccio della collega per bloccarne le ire e disse con voce melliflua… «Caro ingegnere, le basta sapere che siamo  in grado di dirle che lei ha una verruca al mignolo del piede sinistro che la fa soffrire terribilmente e che il suo amico geometra ha una lombalgia?»

Il suo sorriso poteva fermare un treno in corsa, e riuscì quasi a fermare il cuore del povero geometra, che prese a sudare abbondantemente e lasciò cadere il prezioso teodolite, che pure gli sarebbe servito per ritrovare l’orientamento dopo essersi perso negli occhi grigi di Marisa. I due malcapitati  si guardarono stupiti, e arrossendo chiesero scusa borbottando frasi inintelligibili  per aver espresso dei dubbi, così in pochi minuti si formalizzò il contratto: l’autostrada avrebbe pagato per la visita dei cani espropriati, per il trasporto, e anche il ricovero per il numero dei giorni che si fosse reso necessario.

Appuntamento tra sette giorni, arrivederci e complimenti alle dottoresse!

Appena usciti i due compari, il titolare delle studio lanciò un’occhiata interrogativa alle due ragazze…ma come?

«Hahaha… Siamo arrivate proprio mentre la macchina dell’ingegnere si fermava nel parcheggio: lui si è tolto la scarpa e si vedeva sotto il calzino la protuberanza che gli dava dolore, e l’altro si è stiracchiato la schiena massaggiandosi le reni!»

La settimana dopo, la scena nelle sperdute campagne a ridosso dell’autostrada comprendeva nell’ordine: due macchine dei vigili urbani con otto agenti, un camion dei vigili del fuoco, una grossa ruspa gialla per l’abbattimento, un camion di una ditta di traslochi con sei robusti operai, tre auto della società autostrade con molti addetti in divisa ed in borghese, una gazzella dei carabinieri, una volante della polizia con due agenti e l’immancabile ispettore  che aveva saputo per vie traverse della presenza della bella Alessandra. Lei come al solito non lo degnava di uno sguardo, e conversava amabilmente con Marisa a bordo del furgone azzurro con il logo della pensione, mentre il funzionario innamorato si struggeva in silenzio e girava intorno al furgone facendo finta di controllarne la regolarità, senza accorgersi che l’assicurazione era scaduta da quindici giorni.

Il dottor Gardenia presidiava l’ambulatorio.

Le operazioni di sgombero si svolsero regolarmente: prima urla e strepiti e poi rassegnazione. Tutti gli adempimenti erano stasi eseguiti, le ordinanze consegnate e infine le ruspe entrarono in azione, mentre la casa veniva svuotata e i cani identificati, visitati e condotti man mano al ricovero che sorgeva non lontano da lì.

L’ultimo dei cani sfrattati però, si rivelò essere intrattabile, il proprietario dichiarava che si trattava di un esemplare di razza “Pastore Maramaldo”, ma si trattava semplicemente di un enorme abruzzese scontroso e ringhioso, che vista la confusione si rifiutava di uscire dal suo box e tentava di mordere anche il suo padrone. Dato che all’epoca i cellulari erano ancora nella mente degli ingegneri giapponesi, la polizia chiamò  la centrale con la radio di bordo, spiegando il problema e la centrale avvertì  il dottor Gardenia, il quale notoriamente era in grado di risolvere immediatamente qualsiasi tipo di inconveniente.

Il giovane veterinario invece, non ricordava più di cosa trattasse il corso da domatore che aveva seguito all’università, e si aggirava dubbioso nello studio cercando un’ispirazione, quando lo sguardo gli cadde su un quadretto che teneva appeso al muro della sala visite.

Quares!

Il quadro rappresentava uno stupendo esemplare di doberman che lui aveva in cura e aveva appena vinto il campionato del mondo di bellezza. Quares aveva delle doti incredibili di intelligenza: il suo padrone, che abitava di fronte all’ambulatorio gli parlava in un orecchio e lui eseguiva perfettamente qualunque ordine gli fosse impartito. Detto fatto, Quares venne arruolato. Cane, padrone e veterinario si fiondarono al cantiere, il padrone spiegò la situazione al doberman sussurrandogli dolcemente e accarezzandolo, così il cane, agitando il suo mozzicone di coda si lanciò attraverso il cortile della casa da sgomberare. In men che non si dica Quares convinse con ringhi modulati e brevi latrati, senza colpo ferire, il maramaldo che pesava almeno il doppio di lui, a capitolare e consegnarsi docilmente alle forze dell’ordine con la coda tra le gambe, fra gli applausi dei presenti.

Il maramaldo ormai mansueto, venne caricato sul furgoncino, e Quares ebbe la ricompensa che attendeva: un bacio dal suo padrone e una carezza dal suo veterinario.

 

 

Lo scrittore Lucio Sandon è nato a Padova nel 1956. Trasferitosi a Napoli da bambino, si è laureato in Medicina Veterinaria alla Federico II, aprendo poi una sua clinica per piccoli animali alle falde del Vesuvio. Appassionato di botanica, dipinge,  produce olio d’oliva e vino, per uso famigliare. Il suo ultimo romanzo è La Macchina Anatomica, un thriller ambientato a Portici. Ha già pubblicato il romanzo Il Trentottesimo Elefante; due raccolte di racconti con protagonisti cani e gatti: Animal Garden e Vesuvio Felix, e una raccolta di racconti comici: Il Libro del Bestiario.

 

 

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