Il Racconto, Rientri

di Giovanni Renella

Quella sera le svergognate non ne volevano proprio sapere di rientrare.

Erano state fuori un’intera giornata e Dio solo sa quanto l’avessero fatto penare.

Eppure, in passato, si erano lasciate facilmente convincere a ritirarsi senza fare troppe storie: quanto tempo ed energie aveva dovuto spendere per abituarle a condurre una vita riservata!

Invece, era già da un po’ che reclamavano, come solo le adolescenti inquiete sanno fare, maggiori spazi vitali, affacciandosi all’esterno alla ricerca del loro posto nel mondo.

Una brama di libertà e d’indipendenza che lo faceva soffrire, spesso fino alle lacrime.

Pensava che, con il passare degli anni, si sarebbe abituato a quell’andazzo o che le disgraziate gli avrebbero concesso almeno un po’ di tregua.

Niente da fare: le sfacciate si riproponevano, sfrontate più che mai, per il solo gusto di imbarazzarlo prima e di farlo soffrire poi.

E lui zitto lì, a vergognarsi anche solo di rivelare alle persone più care il disagio che quella situazione gli procurava.

Da anni portava con sé quel segreto, inconfessabile ed inconfessato, che lo angosciava.

Aveva sperato che il tempo dimostrasse di essere quel galantuomo che tanti decantavano, ma era rimasto deluso: anche lui aveva lasciato campo libero a quelle spudorate, favorendo anzi la loro crescente protervia.

Nel tentativo di contenerne l’esuberanza, aveva provato a prodursi nelle più disperate quanto dolorose manovre, pur di farle rientrare e recuperare quella dignità perduta a causa della loro ritrosia.

Adesso, però, la malinconia lo assaliva quando ripensava a quanta delicatezza era solito usare, sperando ogni volta di convincerle a ritirarsi in tempi ragionevoli.

E più si sforzava, più quelle ingrate si gonfiavano, tronfie di quel comportamento irriguardoso che gli procurava una variegata gamma di dolorose sensazioni.

Per tutta risposta lui, ormai completamente soggiogato, aveva anche provato a renderle più malleabili con caraffe di purissime acque sorgive e scodelle di cereali, sperando di facilitare certi transiti che potevano infastidirle se non addirittura irritarle: neanche fossero state capricciose divinità incarnate a cui portare doni in offerta!

Ma l’espediente non aveva sortito l’effetto desiderato.

Né si trovava una pomata in grado di lenire la sua sofferenza; alla fine non avrebbe avuto altra scelta che usare le maniere forti e ricorrere al laser per avere la meglio su quelle fastidiose e moleste emorroidi!

(Foto by Francesco Grillo)

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