Il Racconto, Sfumature

di Giovanni Renella

Ora che aveva finito, la guardava rapito, come solo un amante ancora preso dalla passione riesce a fare e nella sua mente riaffiorava la riflessione di Stendhal sulla capacità dell’amore di cogliere sfumature invisibili a un occhio indifferente.

Lei era immobile, spalle al muro, appagata dal trasporto con cui lui aveva saputo muoversi sapientemente su di lei, donandole emozioni che non aveva mai provato prima, tanto che, a guardarla, sembrava il ritratto dell’estasi!

All’inizio i loro approcci erano stati timidi, come si conviene a chi si è appena conosciuto.

Giusto un abbozzo fatto con pochi e semplici gesti che già tratteggiava, comunque, quello che sarebbe stato il disegno che li avrebbe uniti.

Con il trascorrere del tempo, avevano raggiunto una maggiore confidenza e si erano lasciati andare.

Il tocco che lui esercitava su di lei era sempre lieve ed elegante, mai rozzo o grossolano, quasi una carezza, che però lasciava un segno indelebile.

Dal canto suo lei, offrendogli tutta se stessa, riusciva a sfinirlo per la generosità con cui si donava e che quasi lo costringeva, per non esser da meno, a non concedersi pause.

E quando si lasciavano non era mai per un periodo di tempo troppo lungo: non riuscivano a fare a meno l’uno dell’altra.

Sotto certi aspetti sembrava quasi un rapporto fra carnefice e vittima: lui bello e dannato, con la sua chioma al vento, pronto a fargliene di tutti i colori appena ne aveva l’occasione; lei sempre lì ad aspettarlo e ad accoglierlo ogni volta che lui decideva di tornare, pronta a lasciargli fare tutto ciò che voleva.

Chi può dire se fu vero amore o solo una passione passeggera: la verità, per dirla con Bukowski, sta nelle sfumature!

Sta di fatto che non appena il dipinto fu completato, la tela se ne andò su di un cavalletto a fare bella mostra di sé in una galleria d’arte e il pennello si consolò con una tela immacolata.

(Foto by Francesco Grillo)

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