Il Racconto, Vigliacco

di Giovanni Renella

Ogni volta che era costretto a guardarle, quelle immagini continuavano a turbarlo.

Non riusciva ad abituarsi a quella vista; eppure, a distanza di più di un anno, ormai avrebbe dovuto essere assuefatto a quel triste spettacolo che gli si riproponeva ogni giorno, più volte al giorno.

Invece niente, nulla da fare.

Era sempre peggio: quasi come ricevere un dito nell’occhio o un pugno nello stomaco all’improvviso.

Le foto erano lì, a colori, pronte a raccontare con crudezza l’effetto dei disastri  consumati.

Devastazioni mostruose, descritte nella loro brutale fissità,tali da rendere increduli sulla possibilità che un tale scempio fosse stato compiuto su esseri  umani.

Bocche deturpate, gole bucate, sangue rigurgitato, organi interni rovinati: una fiera di immagini truculente degna di un film horror.

E quelle didascalie, indelebili, scolpite come sulla pietra, messe lì apposta per fare accrescere il senso di colpa nei confronti di se stessi e degli altri.

Ecco perché, il vigliacco, non appena comprava le sigarette subito le riponeva in un apposito astuccio e gettava via il pacchetto, per disfarsi di quelle foto che rischiavano di fargli passare la voglia di fumare.

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