Il Racconto, Votata alla causa

di Giovanni Renella

Era stata la testimone, complice e riservata, dell’inizio della loro relazione e, negli anni successivi, li aveva accompagnati in quello che, agli occhi di molti, appariva un rapporto che difficilmente avrebbe potuto essere sostenuto a cuor leggero.

Eppure, a dispetto di tutto e di tutti, specie delle pettegole malelingue, non si era mai tirata indietro; e anche quando temeva di collassare da un momento all’altro, nell’improvvido sforzo di sostenere i due amanti, si ostinava a resistere, non di rado sfidando le leggi della fisica.

Il suo intramontabile romanticismo le faceva apparire leggero anche il gravoso impegno richiestole quotidianamente: le bastava vederli insieme, abbracciati l’una all’altro, che subito spariva ogni traccia di sforzo.

O quasi.

Ogni tanto, infatti, si sentiva un poco a terra, ma le bastava prendere un po’ d’aria per riconquistare il giusto tono e poter ripartire.

Nel quartiere dove viveva era guardata con grande rispetto, per il compito che ogni giorno, non appena avviata, era chiamata a svolgere.

Certo talvolta le capitava anche di incrociare sguardi di pena o peggio ancora di raccogliere, al suo passaggio, commenti di malcelata ironia; ma lei, incurante e fiera, tirava dritto per la sua strada e sfrecciava via.

E così, votata alla causa, giorno dopo giorno la vecchia moto portava in giro, con qualche sofferenza, Peppe dduje quintale e Rosaria ‘a chiatta, trecentocinquanta chili in due di un grande e grosso amore sbocciato fra i vicoli di Napoli.

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