Cultura

Il Real Convento dell’Annunziata

Uno scorcio di Napoli e il suo grande cuore: la Ruota degli Esposti e il convento e la chiesa dell’Annunziata, sotto la protezione della Madonna dei Repentiti

di Lucio Sandon

I roccocò sono dei dolci strani: brutti a vedersi e duri da rosicare. Se sono troppo cotti, con solo morso possono spezzarti un dente, ma una volta che sei riuscito a vincerne la ritrosia, rivelano in sé tutte le delizie del miele, delle spezie, e delle mandorle più delicate. L’antico convento dove vennero inventati questi portabandiera della tradizione partenopea stava sulla salita della Postica alla Maddalena. Per chi non conoscesse la zona, la Maddalena è un reticolo di vicoli che si intrecciano alle spalle di Castel Capuano, uno dei sette castelli di Napoli.

Per lungo tempo la Maddalena è stata sede di traffici illeciti, e ora i vicoli sono stati occupati, per il momento, da un nugolo di commercianti venuti da Shangai e dintorni.

Sancha d’Aragona, figlia del re di Maiorca Giacomo II e di Esclarmonde di Foix, fu moglie del re Roberto d’Angiò, dal 1309 al 1343. Nella zona della Maddalena Sancha fondò il convento dell’Annunziata, protettrice della Spagna, per redimere e salvare le prostitute: nel 1342 il cenobio arrivò ad ospitare 350 monache. Le suorine, grazie ai legami del regno di Napoli con la Spagna e con la Francia e ai traffici dei mercanti napoletani che riempivano il porto di spezie venute dall’oriente, tra quelle mura inventarono il roccocò. Il termine stesso roccocò deriva dal francese roccaille, e probabilmente gli venne attribuito per la sua forma che ricorda una conchiglia arrotondata, oppure forse per la consistenza piuttosto rocciosa.

“Mamma Chiatta” per i napoletani è la statua della Madonna dei Repentiti, un’antica scultura della vergine scolpita in un tronco di quercia da artista napoletano del 1300 e custodita nella Basilica dell’Annunziata. Proprio la missione del convento spiega l’appellativo dato alla statua: a Napoli la balia che dava il suo latte ai figli di donne che non potevano allattare era chiamata ‘a mamma chiatta, con evidente riferimento all’aspetto prosperoso delle balie, e la Madonna dell’Annunziata quindi era la mamma grassa, la balia che si sostituiva alle mamme dei bambini abbandonati.

Attraverso la finestrella sulla sinistra dell’arco cinquecentesco all’ingresso del convento dell’Annunziata i neonati abbandonati venivano lasciati, spesso di notte, nella ruota degli esposti. Il suono di una campanella avvisava della deposizione e da quel momento per la gente del popolo, quei bimbi da jettatielli, cioè gettati via, diventavano Figli della Madonna: il passaggio attraverso la ruota dell’Annunziata determinava quindi una nuova condizione, che comportava di fatto l‘accettazione senza pregiudizi di quello che era stato spesso frutto del peccato.

I bambini accolti venivano subito battezzati, e si dava loro un nome e un cognome che spesso si riferiva alla loro condizione di esposti, come erano definiti i bambini abbandonati. Al loro collo era appeso il Merco, una medaglia di piombo che sul recto portava l’immagine della Madonna dei Repentiti e sul verso i riferimenti che che avrebbero permesso un eventuale futuro riconoscimento.

La Madonna delle scarpette ha gli arti snodabili e le fattezze di una bellissima bambola di porcellana, con dei lunghi capelli biondi, veri e donati dalle donne del quartiere. La statua viene custodita nella chiesa delle suore al primo piano del convento ed mostrata ai fedeli solo in due occasioni: nella prima, viene posta in ginocchio, in ascolto dell’annuncio dell’Arcangelo Gabriele, mentre nell’altra viene sistemata nella classica raffigurazione della Dormitio Virginis, che precedette l’ascesa al cielo della Madonna. Il 25 marzo di ogni anno vi è la gentile consuetudine di sostituire le scarpine di raso alla Madonna delle scarpette, le cui suole appaiono consumate perché, come afferma una leggenda, ogni notte la Madonna lascia la chiesa per visitare i bambini ricoverati nell’ospedale pediatrico, fermandosi a vegliare accanto alle culle dei piccoli.

 

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