Io non rischio, buone pratiche per salvarsi la vita

di Tonia Ferraro

PORTICI (NA) – Nell’ambito del Mercatino Biologico che si svolge al viale Leonardo da Vinci ogni terza domenica del mese i volontari della sede porticese dell’ANVVFF (Associazione Nazionale dei Vigili del Fuoco in congedo) domenica 16 ottobre hanno supportato l’iniziativa Io non rischio, la campagna nazionale di comunicazione sui rischi naturali che interessano il nostro Paese indetta e promossa dal Dipartimento di Protezione Civile.

L’iniziativa, giunta alla sesta edizione, si è svolta in circa 8mila piazze italiane nei giorni 15 e 16 ottobre che ha come fine promuovere la cultura della prevenzione, formare un volontario più consapevole e specializzato e avviare un processo che porti il cittadino ad acquisire un ruolo attivo nella riduzione dei rischi, a conoscere le buone pratiche da attuare in caso di calamità naturale e delle possibili conseguenze. In questo modo, adottando alcuni semplici accorgimenti, ci si può salvare la vita.

La cultura della prevenzione del rischio nei territori rende preziosa l’attività dei volontari che sono  il vettore della comunicazione delle buone pratiche di Protezione Civile.

Lo Speakers Corner ha incontrato il vicepresidente nazionale dell’ANVVFF Luigi Arpenti, che ha spiegato la funzione dell’associazione in caso di calamità naturali.

In che misura l’ANVVFF collabora con il Dipartimento di Protezione Civile?

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La nostra è un’organizzazione iscritta al registro e seguiamo direttamente le disposizioni del Ministero. In questa campagna in particolare diamo una mano a diffondere la cultura delle buone pratiche in caso di terremoto.

Nel caso di Portici, la popolazione si potrebbe trovare di fronte all’emergenza Vesuvio. Esiste un piano?

Portici è uno dei 25 comuni (più alcune municipalità di Napoli) che appartengono alla zona rossa. Ha già approntato il piano di evacuazione. L’Ufficio preposto, anzi, ci ha comunicato che l’opuscolo che lo riporta è già stato distribuito. Stiamo anche controllando che tutti ne siano forniti, dal momento che all’interno si trovano schede da compilare in modo da ottenere la contezza del numero delle persone che hanno bisogno di assistenza per spostarsi o se qualcuno  ha possibilità di appoggiarsi presso parenti o amici che abitano fuori zona rossa.

Inoltre esiste anche un piano approntato dalla Regione, che può essere interamente scaricato dal sito istituzionale, che prevede nel momento dell’esigenza di un esodo le località di destinazione per ciascun comune. Portici, ad esempio, ha come destinazione il Piemonte. Naturalmente, ognuno potrà scegliere una diversa destinazione.

Come si procederà?

Ci sono varie fasi di allerta. Attualmente siamo in quella base, poi c’è quella di attenzione e quindi preallarme. Qualora iniziassero fenomeni precursori dell’eruzione, i cittadini verrebbero avvertiti con grande tranquillità: le tempistiche sono lunghe prima di arrivare alla fase estrema, quella di allarme che prevede l’evacuazione assistita. Le prime tre fasi daranno tutto il tempo alle persone di decidere come eventualmente muoversi.

Personalmente consiglierei un piano di evacuazione “familiare”: è importante stabilire con i propri cari un punto dove incontrarsi senza dover tornare a casa.

Nel caso di Portici, gli abitanti verranno imbarcati per la Liguria e quindi trasferiti in Piemonte, dove l’Ente regionale provvederà all’accoglienza.

Questo è l’ultima progettualità definita con decreto 487 della Regione Campania lo scorso 22 settembre.

Nella fase di allarme in che tempi avverrebbe l’evacuazione?

72 ore, tre giorni. E sono comunque tempi ben al di dentro il margine di sicurezza nel caso avvenisse l’eruzione, che si verificherebbe dopo una decina di giorni.

Nel dettaglio, cosa si dovrebbe fare in caso di allarme?
iononrischioIl cittadino in prima persona deve recarsi in una delle quattro macroaree di attesa individuate dal Comune. In queste aree verranno approntate tensostrutture per le necessità della popolazione. Queste sono le buone pratiche consigliate dalle Istituzione. L’ANVVFF, supportata dal Dipartimento di Protezione Civile, sta comunque prendendo contatto con i dirigenti scolastici per approntare aree autonome.

Questo, naturalmente, senza creare allarmismi, ma va tenuto ben presente che il nostro territorio è sismico indipendentemente dal rischio Vesuvio, come quasi tutta la penisola italiana. Per questo cerchiamo di diffondere la cultura della prevenzione, la conoscenza di semplici pratiche e dei comportamenti da tenere come raccomandato sul sito ufficiale della campagna www.iononrischio.it

DURANTE IL TERREMOTO

  • Se sei in un luogo chiuso. Mettiti nel vano di una porta inserita in un muro portante (quello più spesso), vicino a una parete portante o sotto una trave, oppure riparati sotto un letto o un tavolo resistente. Al centro della stanza potresti essere colpito dalla caduta di oggetti, pezzi di intonaco, controsoffitti, mobili ecc. Non precipitarti fuori, ma attendi la fine della scossa.
  • Se sei all’aperto. Allontanati da edifici, alberi, lampioni, linee elettriche: potresti essere colpito da vasi, tegole e altri materiali che cadono.  Fai attenzione alle possibili conseguenze del terremoto: crollo di ponti, frane, perdite di gas ecc.

DOPO IL TERREMOTO

  • Assicurati dello stato di salute delle persone attorno a te e, se necessario, presta i primi soccorsi.
  • Prima di uscire chiudi gas, acqua e luce e indossa le scarpe. Uscendo, evita l’ascensore e fai attenzione alle scale, che potrebbero essere danneggiate. Una volta fuori, mantieni un atteggiamento prudente.
  • Se sei in una zona a rischio maremoto, allontanati dalla spiaggia e raggiungi un posto elevato.
  • Limita, per quanto possibile, l’uso del telefono. Limita l’uso dell’auto per evitare di intralciare il passaggio dei mezzi di soccorso.
  • Raggiungi le aree di attesa previste dal Piano di Emergenza Comunale.

 

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