Key of Montevergine di Milot

Con the Key, la chiave, l’artista Milot apre la porta per recuperare i valori umani mortificati e oppressi della vita contemporanea

MERCOGLIANO (AV) – . Il Presidente della Provincia di Avellino Domenico Biancardi, ha invitato l’artista Milot a realizzare “Key of Montevergine”, un’opera unica al mondo: una scultura dalle misure monumentali di oltre 40 metri, che sarà ospitata nello spiazzale antistante l’uscita autostradale di Avellino-Ovest.

Direttore artistico del progetto l’artista Michele Stanzione.

L’opera verrà realizzata dalla Ditta Metalzurlo.

L’inaugurazione è prevista per il mese di ottobre.

Una rotonda, un cerchio senza inizio ne fine, quasi a simboleggiare il cerchio della vita, una rinascita di una società libera, aperta a tutto e a tutti, aperta al dialogo, al confronto, e nella quale ci sia una possibilità per tutti.  Sarà la scultura in acciaio corten più grande d’Europa,  materiale che Milot predilige.

L’artista vuole, in un momento così difficile per tutto il mondo, dare un messaggio di speranza che mira a risvegliare il pensiero collettivo di una società che ultimamente ha perso autostima. Il suo, vuole essere un grido universale di rispetto reciproco tra le persone, affinché queste vivano in pace tra loro e non ci siano più luoghi chiusi e distanti. Milot affronta la vita in modo semplice, così come semplice è il messaggio che vuole lanciare con la sua scultura: «Allontanate le paure individuali e collettive  che ci circondano, le incertezze e i dubbi. Il mio vuole essere soprattutto  un messaggio positivo di speranza perchè tutti abbiamo il diritto di realizzare i nostri sogni, ed a tutti devono essere garantite le stesse possibilità per farlo.»

Negli ultimi anni la sua personale key, la chiave, è divenuta un emblema di riferimento per Milot, simbolo di tutte le sue opere, sia di pittura, che di scultura, che nelle grandi installazioni. Una chiave, un messaggio, un’emozione!

Le Chiavi di Milot vogliono essere simbolo universale di libertà contro l’attaccamento al potere della società contemporanea, ed in particolare contro il complicato sistema burocratico che rappresenta un grande limite del sistema capitalista internazionale. L’artista ha provato sulla sua pelle il dolore di essere etichettato, nell’Albania comunista, come “Gulag”. Una volta arrivato in Italia ha studiato all’accademia di Brera a Milano, e si è ritrovato a dover fronteggiare la difficile situazione dell’essere “immigrato”.

«Nel grande sforzo che facciamo tutti i giorni – ha spiegato Milot- per realizzare i nostri sogni, senza volerlo troviamo tante barriere, pregiudizi e meccanismi di un sistema burocratico dove è molto difficile realizzare i nostri desideri.»

La chiave, come oggetto, ha lo scopo di “aprire”, e quindi rappresenta lo strumento per trovare la giusta via per l’Umanità. In questa società bombardata e deformata da immagini virtuali, nella quale apparire e mostrarsi è ormai diventato l’impegno più comune, l’uomo è costretto all’incomunicabilità, di conseguenza anche gli artisti cercano una nuova identità per tentare di far riflettere sulla grande incertezza che viviamo oggi.

La chiave è il limite del linguaggio, la soglia della comunicazione, mestolo del tempo e del mito che ci conduce dove già siamo per manifestare da un lato il malessere della nostra società e contemporaneamente la nostra capacità di conservare, pur nell’affollarsi dell’immagine tecnologica il contatto con le nostre radici primigenie.

Concettualmente la chiave, un oggetto di uso quotidiano diventa mezzo per recuperare il proprio passato con la gioia del presente per guardare al futuro. La dimensione filosofica di Milot è in definitiva una vera e propria denuncia dei rischi provocati dalla perdita dei valori umani mortificati dal sistema oppressivo della vita contemporanea, teatro di dolore e violenza, luoghi contaminati dalle prevaricanti mitologie di massa.

 

 

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