La Biografia: Fra’ Diavolo

di Michele Di Iorio

Insieme ad amici di Aquino, di Latina e di Itri, sono partito da Napoli per la Ciociaria dove mi sono fermato qualche giorno nella cittadina di Itri, sorta nel IV secolo a.C.

Usciti dall’autostrada abbiamo costeggiato un castello mediovale, la rocca dei nobili di dell’Aquila di Fondi e poi dei Caetani, maniero famoso per i suoi fantasmi e per l’ospitalita che vi trovò nel 1592 il poeta Torquato Tasso,

Siamo dunque giunti all’osteria Fra’ Diavolo sull’Appia antica. Manco a dirlo,  anche il forte vino rosso viene detto Fra’ Diavolo: questi infatti sono i luoghi del famoso brigante o, meglio, capoguerrigliero. Al secolo Michele Arcangelo Pezza, Fra’ Diavolo più che bandito fu un intelligente stratega, e per la gente un eroe. Visse tra il 1771 e il 1807.

Dopo siamo andati nel centro storico del paese per vedere la casa di Fra’ Diavolo a Porta Mammura, sulle gradinate che vanno al castello. Sulla facciata dell’edificio si trova la targa commemorativa fatta apporre dal Comune su richiesta del pronipote Michele Pezza.

Faceva un tale freddo che per combatterlo ci fermammo a mangiare la pizza alla Fra’ Diavolo, con birra scura del Diavolo: cose che stimolarono i tanti racconti su questa figura leggendaria.

Chi era Fra’ Diavolo? Michele Arcangelo Pezza nacque alle ore 10 del 7 aprile 1771 in un’antica e laboriosa famiglia da Francesco, ricco mulattiere e venditore di olio e di olive, e da Arcangela Matrullo.

La madre lo avrebbe voluto frate, ma il piccolo Michele alla scuola parrocchiale del canonico Nicola De Fabritiis si dimostrò un elemento astuto e ribelle: fu proprio tra quei banchi che fu chiamato per la prima volta Fra’ Diavolo. Vista anche la poca voglia di lavorare nell’attività paterna, fu mandato come garzone di bottega dal sellaio Eleuterio Agresti. I bollenti spiriti di Michele non si erano calmati con l’età: nel 1796 ebbe una violenta rissa con Agresti, causata dalla gelosia per una ragazza, e lo uccise con uno spillone da sellaio. Saputo che il fratello della vittima voleva vendicarsi. lo affrontò e lo accoltellò ferendolo a morte. Quindi fuggì, riparandosi prima come campiere nel feudo di Roccaguglielmina e poi come mandriano di cavalli per una famiglia di emigrati itrani a Sonnino.

Suo padre nel 1797 riuscì ad ottenere dalla polizia borbonica di Gaeta la commutazione della pena in servizio militare. Partecipò alla guerra contro i francesi, entrando con il re di Napoli a Roma il 27 novembre.

Michele Pezza seppe che i nemici erano entrati a Itri saccheggiandola: fucilarono 60 abitanti, compreso suo padre Francesco. Allora Fra’ Diavolo entrò nel paese nottetempo con un gruppo di fucilieri regi e due suoi fratelli per prendere la salma paterna e seppellirla. Giurò vendetta: accampatosi nel fortino di Sant’Andrea, e supportato dagli abitanti di Itri cominciò ad assaltare le truppe francesi.

In seguito si unì alla banda del sanguinario brigante Mammone e insieme bloccarono le comunicazioni militari tra Gaeta, Napoli  e Capua impedendo i movimenti dei soldati. Tendevano imboscate che terminavano con quelle stragi che resero tristemente famoso Mammone, anche se Fra’ Diavolo non vi prese mai parte.

In seguito si unì alle truppe del Cardinale Ruffo che lo nominò capitano del reggimento dei Fucilieri di montagna.

In quei giorni concitati conobbe una bella bruna napoletana diciottenne, Rachele Fortunata Di Franco del Borgo Loreto, e si fidanzò con la giovane.

Il re lo insignì del grado di colonnello al comando di 1500 fucilieri del reparto volante d’assalto, accampati a Capodichino. II 24 giugno 1799 il guerrigliero di Itri ricevette da Acton un versamento in contanti di 4000 ducati per pagare le sue spese e dei suoi uomini, compresa la sua paga. Fra’ Diavolo distribuì 2000 ducati ai suoi uomini, scongiurando eventuali saccheggi, come quelli che si erano verificati ad opera di altri reparti di monarchici sbandati.

Prese in  fitto una casa per lui e la futura moglie in via Marinella e il 14 agosto convolò a nozze con la bella Rachele nella parrocchia di Sant’Arcangelo all’Arena.

Il 20 agosto ebbe l’ordine di raggiungere Frascati con i suoi soldati e di unirsi alle truppe regie in marcia contro Roma Repubblicana. Prima di partire distribuì ancora ducati ai suoi 1500 uomini, continuando a mantenere sempre la disciplina quasi militare. Il 9 settembre si accampò a Velletri con il compito di impedire che avvenissero saccheggi e violenze come successo in Terra di Lavoro. Purtroppo alcuni dei suoi uomini contravvennero agli ordini e misero a ferro e fuoco l’abitato di paesi vicini, e così venne ordinato a Fra’ Diavolo di trasferirsi con 1000 uomini ad Albano con stipendi e razioni decurtati della metà. Gli altri 500 vennero rispediti a casa.

Fra’ Diavolo obbedì e distribuì gli ultimi 500 ducati tra quelli rimasti.

Non volle però restituire, come gli era stato richiesto, un anello d’oro rubato alla regina dal soldato francese che aveva fatto prigioniero. Venne così arrestato nel sonno dal Maresciallo di Campo Boucard e dal Brigadiere Generale Castellani e tradotto, in carrozza chiusa ma senza manette, a Roma, dove fu rinchiuso in Castel Sant’Angelo. Il reato che si imputava a Fra’ Diavolo o, meglio, ai suoi uomini, era quello dei saccheggi e violenze in territorio pontificio.

Complice un nubifragio, Michele Pezza nella notte del 4 dicembre evase. Rubò il mantello e il cavallo ad un un giudice e si diresse a Napoli, dove s’imbarcò per Procida. Il giorno dopo salì su una fregata inglese e veleggiò verso Palermo, Qui venne ricevuto a corte, e i sovrani gli donarono ufficialmente l’anello rubato.

Trattato con ogni riguardo, nominato Capo Dipartimento militare o Preside Regio di Itri con un vitalizio annuo di 2500 ducati per i servigi resi, nonché la remissione dei reati commessi durante la campagna del 1799, Fra’ Diavola ebbe anche il permesso di stabilirsi tranquillamente a Napoli o a Itri con la moglie.

Tornato a Napoli, dovette affrontare alcune vertenze per morosità. Qui ebbe molte liti con la moglie, innervosita dalla gravidanza e di natura alquanto prodiga. Assediato dai creditori, Fra’ Diavolo pensò bene di riparare nella tranquillità dell casa paterna ad Itri.

Fine prima parte

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