La presenza Templare a Napoli

di Michele Di Iorio

Dopo aver letto le interessanti ricerche di vari studiosi italiani e i Regesta angioini all’Archivio di Stato di Napoli, confrontai le stimolanti notizie con il documento trovato nel 1974 nella biblioteca privata dei conti Valerio Landi di Sala di Caserta, miei zii materni , con quello rinvenuto nel 1971 nella biblioteca privata dei conti Gaetani di San Marzano, imparentati con i principi Caetani di Caserta e suoceri del principe Raimondo de Sangro di Sansevero.

L’Ordine Templare venne fondato nel 1118. Dai documenti si evince che in Italia i cavalieri erano diffusi nel sud Italia e a Napoli in particolare la loro presenza ebbe molto peso.

Sappiamo che vi fu una loro donazione nel marzo 1148 alla Badia di Cava de’ Tirreni e che re Carlo I d’Angiò di Napoli nominò tesoriere reale nella torre dell’Oro al Maschio angioino, il templare Arnulfo.

Il successivo tesoriere regio a Napoli, fu il templare fra’ Guidone dal 1268 al 1269.

Inoltre dai documenti si evince che dal 1271 il numero delle Commende e fortezze templari aumentò in Sicilia, Puglia, Molise, Abruzzo, Calabria, Basilicata.

In Campania, ad esempio, vi era la grande Commenda e ospedale crociato templare a Capua e il castello di Cicciano, fattorie a Casalnuovo e altre Commende a Teano,  Salerno, Benevento, Avellino, Marigliano, Somma Vesuviana, Nola.

Nei Regesta angioini del 1282, si elencano siti templari a Real Valle di Scafati, a Pozzuoli e una fattoria templare a Cuma, territorio di Bacoli.

A Napoli fin dal 1186 esisteva inoltre la Commenda, ospedale crociato e chiesa di San Giovanni a mare dei Cavalieri di Malta. I destini degli ordini cavallereschi e religiosi – di questi due in particolare – si sono spesso incrociati, dal momento che gli ideali erano gli stessi.

Inoltre nel 1270 sorse vicino alla chiesa maltese di Napoli quella gotica di Sant’Eligio con annesso ospedale crociato, fondato da tre cavalieri francesi al servizio di re Carlo I d’Angiò con la fratìa dei commercianti e artigiani di piazza Mercato.

Durante il concilio per l’elezione a Papa di Celestino V fu ospite al Maschio Angioino il Gran Maestro dei Templari Jaques de Molay. In quel periodo, nel gennaio 1295, dimorò nella Commenda principale ed ebbe modo di visitare l’ospedale crociato di Sant’Eligio, il castello Templare di Cicciano e le Commende templari di Capua e di Maddaloni.

Quando Carlo I nel 1304 fece costruire un palazzo per uno dei suoi figlio, inglobò nella fabbrica una proprietà agraria fuori Napoli, dopo il ponte di Casanova, verso Poggioreale che gli era stata donata dai Templari.

Nel 1268 i Templari riscuotevano i tributi regi portuali della città presso la Real dogana vecchia.

Ad un certo punto l’ascesa sembra arrestarsi e i cavalieri persino scomparire: nell’ottobre del 1307 a Parigi ebbero inizio gli arresti dei Templari per ordine dell’avido re Filippo il Bello.

Il sovrano angioino di Napoli dovette adeguarsi alle direttive di Francia, facendo arrestare i cavalieri presenti nel Regno: 8 a Messina e 8 a Brindisi, confiscando tutte le loro proprietà.

I beni vennero inventariati dai giudici regi tra il 1312 e il 1322 e affidati ai Cavalieri di Malta, di San Lazzaro, ai Teutonici, al Regio Demanio di Napoli, ai monaci antoniani, benedettini, francescani, domenicani e agostiniani, ma anche ai nobili più legati alla corte angioina.

 

Sembrava davvero che vi fosse la determinazione di distruggere l’Ordine templare, e di far scomparire ogni loro traccia …

 

Secoli dopo, le ricerche dei neotemplari napoletani di stretta osservanza della Commenda Aquila di Napoli, dirette dal Gran Maestro principe Diego Naselli d’Aragona tra il 1776 e il 1788 portarono ad effettuare scavi nelle grotte di piazza del Gesù, lungo la chiesa e via Tribunali, nei sotterranei della chiesa romanica della Pietrasanta.

 

Gli scavi vennero ripresi nel 1833 fino al 1848 dai pompieri della Caserma del Sole. Durante i lavori di scavo vennero ritrovate una trentina di croci templari.

 

Infine, sui camminamenti di ronda del Maschio Angioino vennero rinvenute croci rosse opera degli scultori catalani che su ordine del re Alfonso d’Aragona tra il 1453 al 1458 scolpirono e dipinsero i simboli dell’Ordine cavalleresco neotemplare spagnolo di Montesa, simili a quelle templari, uguali a quelle francesi del castello di Chinon, ove fu tenuto prigioniero de Molay.

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