La Recensione, Auguri per la tua morte

di Francesco “Ciccio” Capozzi

Tree, una young adult universitaria, è una vera e propria stronzetta d’assalto, che strumentalizza e baratta sesso e amicizia per i suoi fini. Si trova a rivivere fin dal risveglio lo stesso incubo: la giornata del compleanno fino al suo omicidio, che si ripete allo stesso modo nella giornate successive.

Il tema di Auguri per l a tua morte (USA, ‘17) non è originale: è lo stesso della splendida commedia Ricomincio da capo (USA, ‘92) di Harold Ramis, con il geniale e stralunato Bill Murray e Andie McDowell. Solo che è virato in chiave horror e al femminile, pur con degli elementi di commedia al suo interno. Anzi: il film del ‘92 è proprio citato esplicitamente, con un singolare effetto umoristico, dal solito nerd, ma colto, salvatore della bella, mentre lei, ovviamente in tutt’altre faccende affaccendata, non lo conosce.

Di Ricomincio da capo è conservato anche lo spunto educativo, in quanto assistiamo nel corso del film, alla trasformazione della ragazza, come fu per Bill Murray: anche se questa trasformazione nella pellicola del ‘17 è trattata con una sottolineatura drammatica più accentuata. Tutto sommato più credibile, perché sono messi a fuoco, in un crescendo costante e coerente di motivazioni psicologiche, degli elementi più drammaturgicamente precisi. Tal che il cambiamento appare più radicale, motivato e profondo.

E comunque questo non ci concilia la protagonista in un’icona di simpatia. Solo che la tizia ha a che fare con gente ancora più sballata e patologica, anche se alle apparenze “normale”, o che perfino si spaccia per amica, però aderente alle forme esteriori e alle ossessioni del vivere metropolitano associato, come è la vita nel Campus universitario dove si svolge la vicenda.

Nella realtà è l’Università Loyola, di New Orleans nella Louisiana, quindi cattolica e gestita dai Gesuiti, che ha affittato il set come un qualunque altro operatore commerciale.

In questo senso, mantenere la compattezza del personaggio di Tree, è un dato di sceneggiatura positivo. Scritta da Scott Lobdell, compone storia e personaggi, all’interno di un rigoroso percorso di appartenenza al genere horror-giovanile (young adult), con delle sfumature comiche, come quando la ragazza si dà la morte da sola per salvare il suo amico venuto ad aiutarla – e riprendere daccapo la giornata al risveglio – ma anche di coerenza caratteriale, come accennavo sopra, non solo per la protagonista, ma anche per gli altri comprimari.

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Le situazioni messe narrativamente in campo sono numerose e diversificate, per quanto assistiamo sempre alla stessa giornata, che conserva i suoi tratti essenziali, però intelligentemente variati. Con un effetto valido di attrazione, per il complesso del film. La narrazione è unitaria: non ha sbavature o approssimazioni. Complice anche la riuscita utilizzazione del set d’insieme, la sede universitaria, in possesso di una sua propria, quasi personalizzata, atmosfera decorativa, descritta in modo efficace dal punto di vista scenografico.

Lo script è stato curato da Cece Destefano, scenografa che ha lavorato, con eccellenti risultati, in molte delle più riuscite Tv Series degli ultimi tempi. Anzi: è da notare che molte delle professionalità artistiche presenti nel film (foto, montaggio, art direction) vengono dalla tv, nelle sue cinematografiche declinazioni seriali.

Il direttore della foto, che ha già lavorato con la BlumHouse, è Toby Oliver: la sua definizione degli spazi cromatici è molto forte e solare: come una grande, continua, imperterrita festa a cielo aperto. Ma in cui si nascondono insidie e misteri: dietro gli angoli, in spazi e prati che sembrano liberi, lindi e verdi come una cartolina. Dove l’atmosfera di party sempre pronto a realizzarsi, quasi ridicolizza e rende un sovrappiù eludibile l’impegno negli studi universitari: più importante è essere nei circoli giusti e osservare le ossessive formalità richieste per appartenervi. Tree è parte consapevole di tutto ciò. Né da parte del regista c’è una critica moraleggiante a riguardo.

La regia di Christopher Landon procede sicura nel seguire lo svolgersi della vicenda assurda, ma resa con chiarezza e realismo. Non manifesta ghiribizzi autorali ma sa catturare e preparare la nostra attenzione nel presentarci, in tempi e spazi dovuti, le variazioni sia umoristiche che drammatiche, come nella sequenza col padre al ristorante da parte di Tree. Il tutto, però, senza allentare la tensione horror prevalente.

Il regista, un ragazzone californiano dall’indiscussa professionalità e talento, sa sempre e comunque, esattamente dove andare a parare, sia con la storia che coi personaggi.

La protagonista è l’attrice Jessica Rothe: non molto nota, anche se presente in LaLa Land, mostra talento e grinta nel non lasciarsi sopraffare dall’incubo, di cui coglie anche le assurdità comiche.

Ma altrettanto interessante è l’attrice che svolge la parte, secondaria ma importante, dell’amica di stanza, che anzi vorrebbe essere amica di Tree: si chiama Ruby Modine, figlia di Matthew, è nota in Usa per una Tv Series, Shameless, molto acclamata dalla critica, è anche cantante e musicista.

Ma il vero demiurgo di tutta la giostra, che ha messo insieme una squadra invidiabile, per affiatamento e capacità, andandoli a scovare quasi uno per uno, con ineguagliabile fiuto artistico, e fidandosi di loro, è il produttore Jason Blum, il patron della BlumHouse Production: è lui che, ancora una volta, ha fatto centro alla grande. Il film è costato scarsi 5mln di dollari. Una cifra con cui in alcune produzioni non pagano nemmeno i cestini del pranzo: ne ha incassati 100 mln in Usa e nel mondo. alla faccia di tutti quelli che affermano non esistere produttori intelligenti e lungimiranti, che sanno “educare” e innovare i gusti dei loro pubblici di riferimento, in questo caso i devoti dell’horror movie.

 

Ciccio Capozzi, già docente del Liceo Scientifico

porticese Filippo Silvestri, è attualmente

Direttore Artistico del Cineforum

dell’Associazione Città del Monte|FICC al

Cinema Teatro Roma di Portici.

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