La reliquia di sant’Antonio torna al convento

di Stanislao Scognamiglio

PORTICI (NA) – Nella chiesa parrocchiale di Sant’Antonio di Padova in via dell’Università venerdì 15 febbraio, nella ricorrenza della Festa della Traslazione delle reliquie del Santo – detta popolarmente Festa della Lingua – che, quest’anno, in Basilica si terrà domenica 17, durante la celebrazione della santa messa vespertina  sulla mensa è stata esposta una sacra reliquia del santo taumaturgo patavino.

Al termine del rito, concelebrato dai padri minori conventuali fra Claudio Joris e fra Oreste Casaburo, i devoti sono stati ammessi al bacio della preziosa reliquia.

L’ellittica teca in rame, contenente il sacro resto di Antonio, è corredata da una bella immagine del Santo, ritratto con l’immancabile giglio bianco, contornata da motivi floreali di metallo dorato e alcune pietruzze colorate.

Singolare la storia di questa reliquia.

Fra Francesco Mentale (Afragola 1908 – Portici, 1985), dal popolo familiarmente detto fra Ciccio, era solito portare con sè la reliquia per dar conforto agli ammalati che incontrava nei suoi quotidiani giri di questua.

Nei suoi quarantasei anni di attività di monaco ’e cerca, «… l’ultimo “fra Ginepro” o “fra Galdino”, il candido e simpatico fra “pace e bene”», l’umile fraticello, dopo essersi intrattenuto con l’infermo, era solito fargli  baciare la reliquia, mentre invocava la protezione di Sant’Antonio.

Nel corso di uno dei suoi ultimi giri, visitando una famiglia di Portici, lasciò la reliquia tra le mani dell’angustiata ammalata, promettendo che sarebbe tornato dopo qualche giorno a riprenderla. Purtroppo, però, la lunga e penosa malattia che lo portò alla morte, non gli consentì di mantenere tale promessa.

Al successivo decesso della malata, la reliquia venne conservata dai familiari. Amorevolmente posta in una scatola, fu accantonata nel ripostiglio di casa.

Ritenendo necessario un riordino delle cose di casa, è stato avviato l’intervento. Durante i lavori, tirata fuori la scatola e osservandone il contenuto, è stato ricordato l’episodio.

Così, trentaquattro anni dopo la dipartita di fra Ciccio, ritenendo opportuno e doveroso restituirla ai Frati Minori Conventuali del convento di Sant’Antonio, la reliquia è tornata a casa.

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