La storia libertaria di Ponticelli

di Michele Di Iorio

Ponticelli, antico casale di Napoli dal 949 d.C., fino al 1925  rimase comune autonomo. Da quel momento fu un quartiere periferico di Napoli.

I suoi abitanti erano in maggioranza socialisti o comunisti, e quindi nelle elezioni del 18 ottobre 1920, in regime fascista, vi furono scontri violenti tra le opposte fazioni, tanto che il 15 maggio 1921 un operaio fu ucciso e altri feriti dalla milizia giunta da Napoli.

Con Regio decreto del novembre 1925 furono aggregati come sezioni del comune di Napoli San Giovanni a Teduccio, Barra, San Pietro a Patierno e Ponticelli, perdendo la loro autonomia comunale-

Da quel momento Ponticelli fu 17esima sezione, ma il suo spirito libertario non fu domo, tanto che nel 1943 tredici antifascisti della classe operaia di Ponticelli andarono al confino politico, come tanti altri vi erano andati gli anni addietro, sempre per motivi politici.

Lo scoppio della II seconda guerra mondiale pesò molto anche  su Ponticelli: razionamenti alimentari, tesseramenti, reclutamento militare per il fronte, ma per fortuna un solo allarme aereo senza conseguenze nel 1940.

Il 7 dicembre 1942 vi si stabilì una piccola guarnigione tedesca che si accampò in una fabbrica e nel campo sportivo di via Argine. Una masseria requisita venne adibita a campo di prigionia per 80 soldati sovietici. Requisirono inoltre il monastero delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù.

il 26 luglio 1943 la popolazione apprese che il duce Benito Mussolini era stato arrestato a Roma. Scoppiarono tumulti e venne saccheggiato il Municipio e la sezione del Fascio. L’intervento di militari italiani riportò una sorta di calma.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 iniziò la pesante occupazione di Napoli e quindi di Ponticelli da parte delle truppe naziste. Nei giorni seguenti i tedeschi s’impossessarono di generi alimentari e beni preziosi e cominciarono i rastrellamenti anche a Ponticelli. Gli uomini abili si nascosero nelle campagne, ma comunque vennero catturati ben 80 giovani e deportati prima a Sparanise e poi in Austria e in Germania.,

In concomitanza con le 4 giornate di Napoli, anche i ponticellesi si rivoltarono contro i tedeschi la sera del 26 settembre: la popolazione si riversò nelle strade con armi improvvisate con in testa le donne. Qualcuno iniziò a sparare ai nazisti che stavano per minare il ponte di via Argine. Le campane  delle chiese di Ponticelli suonavano a martello, come contro i turchi nei secoli passati, mentre Gennaro Castiello con la sua tromba incitava alla rivolta.

Il giorno dopo un camion tedesco fu incendiato in via Ottaviano e l’autista fatto prigioniero, come pure un commilitone motociclista in via Principe di Napoli. Vennero presi una camionetta e un camion carico d’armi, nonché 4 tedeschi.

Il comando generale dei partigiani del popolo a Ponticelli venne assunto dal maggiore Francesco Casu, detto Capitan Casu. Iniziarono combattimenti più serrati: molti i caduti da ambo le parti. I tedeschi fecero intervenire rinforzi alle 10 di mattina del 29 settembre per sedare Ponticelli insorta a furor di popolo. In piazza Bonghi cercarono di eliminare i partigiani prendendoli tra due fuochi pressandoli da via Ottaviano mentre i cecchini fascisti sparavano dalla torre dell’Orologio e dalla casa del Fascio di viale Margherita. Tra i rivoltosi morti vi furono anche due donne combattenti.

Intanto dalla sua casa il dodicenne Aldo Di Tuccio sparava facendo la sua parte. Anche Marco Sito, 13 anni, non si tirò indietro: carico di bombe a mano raggiunse i partigiani, ma venne ucciso, non prima di aver lanciato le sue bombe contro i carri armati.

Alle 16 da piazza Bonghi i tedeschi sparavano senza fermarsi contro le case di corso Ponticelli, uccidendo un altro giovane e mirando anche al campanile della parrocchia di Santa Maria della Neve.

Nella serata Radio Londra citò anche il quartiere periferico di  Ponticelli che si era distinto durante le giornale di rivolta popolare contro nazifascisti. I ponticellesi grazie al loro eroismo avevano alleggerito la pressione militare su Napoli. Sebbene attaccato anche da Cercola, con armi improvvisate e scarsità di mezzi Ponticelli continuò la strenua difesa. Perirono molti nemici, ma la rappresaglia tedesca arrivò a colpire vigliaccamente anziani, bambini e donne a colpi di baionetta o di scarica di fucileria o di mitra. Fecero anche prigionieri che furono subito uccisi.

Infine il 30 mattina i tedeschi ripiegarono su Caserta, lasciando una scia terrificante di massacri.

Il comando partigiano accordò a Ponticelli la tregua per consentire il ritiro ai germanici.

Molti della milizia fascista seguirono i tedeschi, tranne 16 catturati in Ponticelli e rilasciati dall’amnista nazionale del 1946.

Il federale Travaglini venne arrestato a Barra e condotto prigioniero a Ponticelli l’1 ottobre per consegnarlo ai Carabinieri ma la folla inferocita lo aggredi. Tentò di raggiungere da solo la  caserma o almeno di porsi in salvo nella farmacia Scamarcio, ma fu catturato dalla folla e ucciso a fucilate alla schiena. Il cadavere venne massacrato e vilipeso.

Il 9 ottobre entrarono in Ponticelli le truppe americane.

 

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