La Testa di Cavallo restituita alla Città

di Antonio Vitale

NAPOLI – Migliaia di opere d’arte rovinate giacciono in chiese, depositi di musei o siti archeologici. Venerdì 27 novembre un piccolo tassello del mosaico artistico napoletano è stato restituito alla Città: la testa di cavallo che da due secoli domina il cortile di Palazzo Diomede Carafa in via San Biagio dei Librai, nel cuore del Centro storico.

Alla cerimonia di inaugurazione hanno partecipato numerosi appassionati e curiosi  che hanno affollato il cortile del Palazzo, dimostrando ancora una volta che Napoli ha tanta sete di cultura.

Secondo alcuni studiosi la statua in terracotta risale al XV secolo ed è opera dello scultore ed architetto Angelo Aniello Fiore, che curò la cappella della stessa famiglia Carafa nella vicina Chiesa di San Domenico Maggiore.

La facciata di Palazzo Carafa è caratterizzata da un bugnato alternato grigio e giallo e l’ingresso avviene attraverso un grande portale in marmo con le statue di Ercole al centro, Claudio e Vespasiano ai lati ed un portone in legno scolpito con icone che nei fregi riproduce gli stemmi della famiglia.

Il vero emblema del palazzo è però la scultura della testa di cavallo che sembra guardare il cortile, orientata verso il portale. Sembra che in origine l’opera d’arte fosse stata realizzata in bronzo. Venne donata nel 1471 a Diomede Carafa da Lorenzo de’ Medici.

La scultura bronzea nel 1809 fu poi donata dai principi di Colubrano al Museo Nazionale dove ancora oggi è conservata, e al suo posto venne collocata quella in terracotta.

In questi due secoli, a seguito di vari lavori di ristrutturazione eseguiti nell’edificio, la testa di cavallo è stata danneggiata in più punti, per cui si è reso necessario restaurarla. Promotori dell’impresa l’amministratore dello stabile dottor Francesco D’Agostino, uno dei condomini e presidente dell’associazione La bella Napoli, il dottor Raffaele Ranaldi e l’architetto Sergio Attanasio, che hanno fatto realizzare il restauro in collaborazione con la Sovrintendenza per i Beni Architettonici di Napoli e Provincia  grazie all’opera delle due specialiste Gaia Raniello e Rosaria Cefariello.

Una realtà è emersa dal racconto delle fasi del restauro: la difficoltà a reperire i fondi. Nonostante tutto, il progetto appena realizzato non si fermerà alla testa di cavallo: il prossimo obiettivo sarà il recupero del portone ligneo, ma per arrivare a realizzarlo servono sponsor di grosso calibro.

Una curiosità: un ex alunno ha raccontato una leggenda che circolava ai tempi in cui nel palazzo – giustamente soprannominato  d’a cap’e cavallo – vi era la scuola elementare Luigi Settembrini. La credenza popolare voleva che davanti alla testa equina ci fosse una epigrafe che citava: «Davanti ai miei occhi un tesoro».

Lo scritto aveva spinto nei secoli i vari abitanti a fare lavori di scavo per cercare quel fantomatico tesoro, che qualcuno affermava che fosse costituito da due pietre preziose incastonate e celate negli occhi della testa di terracotta. Chissà se sono state mai trovate …

A) La testa di Cavallo

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