La tomba di Dracula

di Michele Di Iorio

Vlad III, principe di Valacchia, detto Tepes, l’impalatore, o Dracula, figlio del Dragone, nacque in Romania nel 1431.
Il padre Vlad II era stato insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine del Drago, da cui deriva l’appellativo Dracul. La dinastia regnava sulla provincia rumena di Erdély in Valacchia, l’odierna Transilvania, resasi indipendente nel 1330.

Vlad II aveva quattro figli: Mircea il giovane, Vlad, Radu il Bello e Vlad il Monaco. Nella guerra contro l’Ungheria era stato catturato e giustiziato insieme con il principe erede Mircea II il Giovane.

Gli altri figli erano tenuti ostaggi a Costantinopoli. Vlad fu liberato nel 1448. Messo a capo di una piccocla spedizione militare turca riconquistò la Valacchia, che governò per due mesi, perdendola per una rivolta dei boiardi, i nobili che appoggiavano la fazione filoungherese. Quindi riparò  in  Moldavia e poi in Ungheria. Qui sposò la principessa reale magiara Anastasia. Nel 1454 alla testa di un reparto di truppe ungheresi marciò contro i turchi e li affrontò nella battaglia di Szendro e li sconfisse, avanzando vittorioso verso le cittadine valacche di Almas, Fagaras e Brasov.

Fu nominato regio governatore con il nome di Vlad III in nome del re d’Ungheria.

A Brasov incontrò la bellissima coltissima  dicassettenne Katerina, figlia del capo della Confraternita dei Tintori. Vlad III era bell’uomo, con ricci castani e occhi profondi, sempre curato nell’aspetto e elegante, gentile, educato, molto raffinato.

Fu folgorato da lei e trovò terreno fertile: Katarina rimase colpita  dal facino del condottiero coraggioso, cavalleresco e nello stesso tempo gentiluomo raffinato, erudito e poliglotta.

Vlad III nel 1456 partecipò alla battaglia di contro i turchi a Belgrado e fu riconfermato principe di Valacchia. Ricevette gli elogi di papa Pio II, al secolo Enea Silvio Piccolomini, ma fu feroce con i nemici, facendo decapitare l’usurpatore Dan III della famiglia Dănești di Sibiu. Dopo, saccheggiò Brasov e Fagaras, facendo scempio di seguaci di Dan e sterminado diecimila civili. Gli impalamenti non si contarono, e Vlad la sera cenò sotto i nemici impalati,  presenti gli ambasciatori esteri.

La giovane amante Katerina nel 1459 fu aggredita da alcune donne della borghesia di Brasov: legatala al palo della vergogna, la denudarono e le raparono il capo. Vlad intervenne con i suoi 500 mercenari a cavallo. Raccolse una treccia della ragazza che conservò per tutta la vita. Domò la ribellione riconquistando la città e mettendola a ferro e fuoco, e così la vicina Sibiu. Gli impalamenti continuarono fin quando Vlad non ritenne di aver avuto la sua vendetta.

Poi con la sua guardia tese un imboscata ai turchi, e i massacri e gli impalamenti proseguirono copiosamente, consacrando la sua fama di uomo feroce.

Pacificato il territorio, consigliato  sia da Katerina che dalla consorte Anastasia, riformò la Valacchia, realizzò migliorie come canali di irrigazioni e bonifiche agrarie e urbane, diede terre ai poveri. Cominciarono le epurazioni di boiardi malfidati, che vennero sostituiti con stranieri.

Nonostante l’influenza delle sue donne lo rendesse quasi un sovrano illuminato in battaglia fu sempre feroce e impietoso, ricorrendo agli impalamenti ogni volta che gli era possibile. Numerose furono le battaglie contro i turchi, una in particolare con i giannizzeri comandati da suo fratello Radu il Bello, che non ebbe la fortuna di essere liberato dalla prigionia e si era integrato.

Sempre vittorioso fino all’ 8 settembre 1462, osannato dalle corti straniere, una volta sconfitto la fortuna gli volse le spalle, e il fratello Radu ne approfittò per occupare il posto di voivoda di Valacchia.

Vlad Tepes riparò dal cognato re Mattia Corvino d’Ungheria, ma fu tradito e arrestato, tradotto nelle carceri di Visegrad e poi di Buda. Qui accettò di sposare una principessa parente di Stefan III Voivoda di Moldavia in cambio della sua liberazione.  Ospite della corte rale ungherese seppe che Radu il Bello era morto, così mosse da Buda alla testa di un nutrito reparto militare magiaro, invadendo la Valacchia da 4 punti diversi.

Ma gli uomini del defunto principe lo aspettavano al varco con i battaglioni di giannizzeri turchi. Quando le truppe ungheresi varcarono il Danubio, li attesero al passo tra via principale tra Bucarest e  Giurgiu. Gli uomini di Vlad III furono attaccati in forze sia dai turchi che dai valacchi fedeli a Radu il Bello. Vlad si difese strenuamente facendo strage di nemici, ma molti suoi soldati disertarono passando al nemico.  Dovette fuggire travestito e si finse un giannizzero, ma fu riconosciuto dai valacchi e trucidato dagli uomini di Basarab Laiota, e decapitato per paura che ritornasse insieme con la sua ferocia.

Il suo corpo venne gettato nell’ossario cimiteriale del monastero valacco di Comana e la spada e la testa vennero prese dai turchi come trofeo e inviate a Costantinpoli all’imperatore turco Maometto II.

I 4 figli maschi avuti dalla sua amata Katerina sparirono insieme alla madre. La figlia Maria Balsa si salvò perché intanto si era sposata con il signore di Acerenza Giacomo Alfonso Ferrillo.

I tre figli legittimi avuti con donna Anastasia di Ungheria rimasero invece alla corte ungherese di Buda. Il terzogenito , il principe Vlad  IV il Monaco in seguito riconquistò il trono paterno. Fu lui a curare le prime stampe sulla vita di Vlad III, esaltandone la figura di grande condottiero che voleva riunire la Romania. Fece trasferire i resti del padre al monastero del lago di Snagov, fatto costruire dal principe defunto, raccomandando ai frati di dire messa quotidiana in sua memoria.

La testa di Vlad Tepes, che  si trovava ancora a Costantinopoli, fu riscattata dai turchi dalla figlia Maria Balsa e portata a Napoli nella tomba gentilizia dei Ferrillo nel complesso monumentale di Santa Maria la Nova.

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