La tradizione di un dolce antico

di Antonietta Montagano

In questi giorni un po’ ovunque c’è un clima di una festa per un’usanza che non ci appartiene: la festa celtica di Halloween,  che cade il 31 ottobre, vigilia d’Ognissanti.

Anche in Italia ci sono riti e tradizioni alimentari che si stanno perdendo gradualmente: ne rimane traccia solo nelle  nella memoria degli anziani o nei libri delle ricette della nonna.

cicecuotte

Una volta in Puglia, particolarmente nel foggiano, i bambini nel periodo dei morti bussavano alle porte delle abitazioni e, al canto di un ritornello, chiedevano una porzione di colba, o grano dei morti,  o coliva, o ciceccuòtte, un dolce tradizionale a base di grano, melograno, noci, cioccolato e vincotto, preparato in ogni famiglia il 2 novembre, giorno della ricorrenza cristiana che commemora i defunti.

La Puglia, ha una lunghissima storia. È stata una regione ricca e potente nella classicità, ha subìto diverse dominazioni: bizantine, longobarde, normanne, ed è stata terra pagana, cristiana e anche greco-ortodossa.

Di origini antichissime, probabilmente  greco-ortodosse, questo piatto dolce ricorda l’avvelenamento del grano dei cristiani da parte di Giuliano l’Apostata, imperatore romano nato a Costantinopoli, educato al Cristianesimo ma che adottò poi una politica religiosa mirante alla restaurazione del paganesimo. Il popolo poté sopravvivere mangiandolo solo bollito per 40 giorni.

Gli ingredienti  del  grano dei morti sono tutti frutti di stagione, prima traccia della cultura contadina ma anche elementi fortemente simbolici  sia nella tradizione classica pagana che in quella cristiana.

Il grano, prima di tutti, in entrambe le culture è simbolo di morte e rinascita: si pianta il chicco da cui nasce poi la nuova pianta. Il momento migliore per la semina è proprio il solstizio d’inverno, dopo il quale le giornate si allungano.

Grano e uva, a voler rappresentare il pane e il vino, simboli profondamente cristiani, che ricordano  l’Ultima Cena. La vite era presente già nell’Antico Testamento, nella Genesi: un bene particolarmente prezioso, segno di prosperità e amore divino. L’uva è anche il simbolo per eccellenza dei baccanali, riti orgiastici greco-romani.

melograno_02

La simbologia più bella è forse quella del melograno, legata al mito greco di Persèfone: si narra che Ade, invaghito della giovane, l’avesse rapita e portata con sé nell’aldilà. La madre Dèmetra cercò ovunque la figlia, per anni, fino a che Zeus non impose ad Ade di restituirgliela. Persèfone però aveva rotto il digiuno del regno dei morti mangiando un chicco di melograno e quindi non sarebbe potuta risalire in quello dei vivi. Zeus decise quindi di concedere alla fanciulla di trascorrere parte del suo tempo sottoterra e parte sopra, in un’alternanza che ricalcava il susseguirsi delle stagioni. Nell’iconografia occidentale i chicchi di melograno indicano perciò le gocce di sangue, segno di resurrezione, di vita e di morte.

noce

Un altro ingrediente,  le noci: nell’Antica Roma erano offerte agli sposi nel giorno delle nozze come augurio di un’unione solida, di saggezza nascosta e di longevità. Potevano anche rappresentare la forza di fronte alle difficoltà e l’egoismo, in quanto sotto l’albero del noce non cresce nulla. Nel cristianesimo la noce rappresenta invece la trinità – guscio, mallo, gheriglio – o il Cristo: il mallo la carne, il guscio il legno della croce, il gheriglio la natura divina.

cioccolato

Infine il cioccolato, theobroma o cibo degli dei, e la cannella èquella spezia giunta in Puglia attraverso i mille commerci con l’Oriente.

La colba è dunque un dolce ricco di storia che racchiude in sé antichi miti classici, rituali pagani e simbologia cristiana.

Offrire cibo ai morti è una delle pratiche spirituali più vecchie del mondo, che si perde nella notte dei tempi. In tutta l’area mediterranea in passato esisteva un linguaggio alimentare ben preciso. L’offerta di cibo era legata alla ritualità funeraria e non semplicemente come tributo alla “ fame” delle anime.

Mangiare accanto ai propri morti era anche una pratica che scacciava la morte, perché secondo gli antichi lo stomaco era la tomba del cibo e  se c’era già un “morto” all’interno del corpo non poteva essercene un altro.

Anche in Egitto il cibo era legato ai riti funerari, tanto che veniva preparato appositamente e disposto accanto defunto insieme ai suoi averi, affinché potesse condurre una vita simile a quella terrena.

Quindi il banchetto funerario non era solo un rituale religioso ma soprattutto una tradizione che onorava i morti come fossero ancora in vita e capaci di interagire. I cibi venivano perciò preparati con rispetto e amore perché il defunto si sentisse ancora amato e parte della famiglia.

Mangiare il grano nel Giorno dei Morti viene così ad assumere non solo valore rituale ma anche propiziatorio per assicurare vita e prosperità.

Ed ecco la ricetta di questo dolce antico.

colba

Ingredienti: 500 g di grano tenero “bianchetta”, un melagrano maturo, 150 g di noci sgusciate, 150 g di cioccolato fondente,  cannella, qualche cucchiaio di zucchero, vincotto (mosto), un pizzico di cannella.

Preparazione: Bollite il grano per circa un’ora, dopo averlo tenuto a bagno in acqua tiepida per due giorni. Lasciate raffreddare e quindi aggiungete tutti gli altri ingredienti a pezzetti e, al momento di servire in tavola, condite la quantità desiderata con vincotto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: