L’Adriana Lecouvreur e Daniel Oren

NAPOLI – Nel 150esimo anniversario dalla nascita di Francesco Cilea (1866 – 1950)e in ricordo di Daniela Dessì (1957 – 2016), applaudita interprete nell’ultima edizione di Adriana Lecouvreur andata in scena al Teatro di San Carlo nel 2003. Il Tempio della Musica partenopeo  domenica 16 ottobre alle 17 ripropone al suo pubblico la grande opera più amata del compositore calabrese, su libretto di Arturo Colautti, diretta dal Maestro Daniel Oren.

La regia è di Lorenzo Mariani, scene e costumi sono rispettivamente di Nicola Rubertelli e Giusi Giustino, nello storico allestimento del 2003. La produzione del Teatro di San Carlo, che si avvale tra l’altro delle luci di Claudio Schmid e della coreografia di Michele Merola, vedrà alternarsi un cast internazionale, con artisti del calibro diBarbara Frittoli (in sostituzione di Anna Pirozzi) e Svetla Vassileva(Adriana Lecouvreur), Marcello Giordani (in sostituzione di Fabio Sartori) e Gustavo Porta (Maurizio), Luciana D’Intino e Marianne Cornetti (La principessa de Bouillon), Carlo Striuli (Il principe de Bouillon), Luca Casalin (L’abate di Chazeuil); e ancora Alessandro Corbelli e Alberto Mastromarino (Michonnet), Paolo Orecchia(Quinault), Stefano Consolini (Poisson), Elena Borin (Mad.lle Jouvenot), Milena Josipovic e Giovanna Lanza (Mad.lle Dangeville).

Orchestra, Coro e Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo.

Le repliche proseguiranno:

  • Martedì 18 ottobre alle 18 (Turno B)
  • Mercoledì 19 ottobre alle 20 (Turno M Opera)
  • Giovedì 20 ottobre alle 18 (fuori abbonamento)
  • Venerdì 21 ottobre alle 20.30 (Turno C / D)
  • Sabato 22 ottobre alle 19 (Turno M Opera)
  • Domenica 23 ottobre alle 17 (Turno F)

daniel-oren

Daniel Oren  dopo il grande successo di Un’estate da re, manifestazione che lo ha visto dirigere nel luglio scorso Coro e Orchestra del Lirico di Napoli in Nabucco di Giuseppe Verdi alla Reggia di Caserta, torna a dirigere i complessi sancarliani con cui ha un’intesa di lunga data.

Un legame consolidato: il maestro israeliano ha esordito nel 1980 e ha regalato esecuzioni memorabili. Tra queste la Tosca di Puccini, La vedova allegra di Lehár, l’Aida il Falstaff di Verdi, la Manon di Massenet, La Bohéme di Poccini con regia di Franco Zeffirelli (1996), Lucia di Lammermoor di Donizetti e Aida.

Rappresentata per la prima volta al Teatro Lirico di Milano nel 1902 Adriana Lecouvreur fu composta da Francesco Cilea.

Il libretto di Arturo Colautti (forte del recente successo di Fedora di Umberto Giordano) si ispira a personaggi realmente esistiti, filtrati attraverso l’omonimo dramma di Scribe e Legouvé. Il personaggio centrale del dramma è una delle attrici più importanti della Comédie-Française, vissuta tra 1692 e il 1730, amica e amata anche da Voltaire. La morte avvenne per cause rimaste misteriose, ma Cilea preferì fornire la versione, ben più teatrale, della morte per avvelenamento, avvenuta per mano della sua rivale in amore.

XIR382415 Adrienne Lecouvreur (1692-1730) engraved by Pierre Drevet (engraving)  by Coypel, Charles Antoine (1694-1752) (after); Musee de la Ville de Paris, Musee Carnavalet, Paris, France; (add. info.: Adrienne Lecouvreur (1692-1730) with Michel Baron she helped change traditional acting techniques of the French stage to simpler, more natural style); Giraudon; French, out of copyright
XIR382415 Adrienne Lecouvreur (1692-1730) engraved by Pierre Drevet (engraving) by Coypel, Charles Antoine (1694-1752) (after); Musee de la Ville de Paris, Musee Carnavalet, Paris, France; (add. info.: Adrienne Lecouvreur (1692-1730) with Michel Baron she helped change traditional acting techniques of the French stage to simpler, more natural style); Giraudon; French, out of copyright

Adrienne Lecouvreur, quando il 20 marzo 1730 morì ebbe la stessa sorte dei colleghi, attori e attrici, che in punto di morte non avessero rinnegato la professione: recitare pregiudicava infatti la sepoltura in terra consacrata. Sebbene Adriana avesse ricevuto un’educazione cattolica, fosse devota e sempre generosa nei confronti di diversi ordini religiosi, non venne risparmiata da questa consuetudine. Ricordiamo l’emblematico caso di Molière, cui sì venne concessa sepoltura il 21 febbraio del 1673 ma le esequie ebbero luogo di notte, in assenza di sacerdoti o pubblico. Adriana Lecouvreur venne dunque sepolta in una fossa comune.

Voltaire, rimase allibito dall’ingratitudine dei francesi, che non avevano saputo rendere omaggio a una delle donne più celebri e affascinanti. Scrisse dunque per lei un’elegia, di fatto una tirade contro il mondo insensibile: «O dei! Perché il mio paese non è più la patria, né della gloria né dei talenti?»

La bellezza e la bravura di Adrienne divennero leggendarie tanto da affascinare, agli inizi del ‘900 le stesse Sarah Bernhardt (in un film muto del 1913) e Eleonora Duse. A lei il celebre cuoco Auguste Escoffier dedicò una ricetta: le pesche Adrienne.

Dal punto di vista musicale l’opera rappresenta le tendenze del teatro musicale italiano di quel periodo, nel quale gli stilemi di secondo Ottocento si sovrappongono al modello del Verdi maturo. Tipici della scrittura di Cilea sono i Leitmotive, che caratterizzano le entrate in scena di tutti i personaggi. Sulla mimesi, in alcuni siparietti quasi tragicomici sui modi leziosi settecenteschi, si innestano momenti struggenti e melanconici, propri del decadentismo più languido di inizio Novecento. Ed ancora arie eroiche o brani di pura recitazione, pieni di citazioni dotte, tratte dal grande teatro francese di fine ‘600 o dalla mitologia, il tutto in un contesto meta-teatrale. Lo spettatore si troverà in un teatro nel teatro, una dimensione che con un crescendo drammaturgico, durerà per tutti quattro gli atti.

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