Le lacrime di Palazzo d’Avalos

di Tonia Ferraro

Palazzo d’Avalos del Vasto in via de’ Mille, ha una storia lunga mezzo millennio. Fu fatto edificare da Cesare d’Avalos d’Aragona, marchese del Vasto e di Pescara.

Palazzo d’Avalos è una casa palaziata, e nel corso dei secoli è stato sempre abitato dalla famiglia. Attualmente l’appartamento del piano nobile  è occupato dal principe Francesco d’Avalos, docente di composizione del Conservatorio di San Pietro a Maiella.

La società Vasto srl, riconducibile ai  figli dell’ingegner Corrado Ferlaino, a partire dal 1991 ha ottenuto la quasi completa proprietà  del Palazzo. Lo scopo è sempre stato quello di ricavare più appartamenti.

I discendenti della famiglia d’Avalos hanno denunciato che il progetto  di ristrutturazione della Vasto srl comporterebbe un drammatico scempio. Dal canto suo Ferlaino assicura invece che il palazzo non verrà violentato e sarà rispettata la storia e l’architettura dell’edificio.

Il progetto (fonte Repubblica.it )

Pare però che dagli appartamenti monumentali si voglia ottenere un notevole numero di unità abitative. Infatti il progetto, autorizzato nel 2015 dalla Soprintendenza guidata da Giorgio Cozzolino, sembra prevedere tramezzi, abbattimenti di muri, creazione di bagni, tutte opere che stravolgerebbero l’assetto originario della dimora storica.

Dopo le proteste l’attuale soprintendente Luciano Garella ha preso in riesame il caso, fermando l’esecuzione dei lavori.

La storia del Palazzo è ricca di fascino e per la città è uno dei monumenti più ricchi di storia, nonché una delle residenza nobiliari di maggiore rilievo, come si evince nel volume  I palazzi di Napoli dal Rinascimento al Neoclassico, edito dalla ESI, di Sergio Attanasio, presidente dell’Associazione Palazzi Napoletani.

«Palazzo d’Avalos del Vasto … fu costruito nel 1584 da Cesare d’Avalos d’Aragona, marchese del Vasto e di Pescara … il palazzo a Chiaja di origine cinquecentesca era una classica casa palaziata, in una zona all’epoca ricca di giardini e di dimore patrizie.

Già nel XVII secolo il palazzo fu ampliato e si realizzò una grande galleria. Nella seconda metà del XVIII secolo il palazzo fu rifatto da Mario Gioffredo e arricchito di decorazioni dei maggiori artisti.

L’attuale prospetto si presenta con una severa ed elegante facciata di quattro livelli con una loggia centrale al piano nobile, sorretta da quattro colonne in marmo bianco che fungono da portico all’ingresso; attraverso un vestibolo si giunge alla elegante scala, ornata di stucchi neoclassici. L’edificio ha anche un altro ingresso sul lato sinistro, di minore importanza che conduce al primo e secondo piano nobile e due grandi cortili uno interno al fabbricato, l’altro dotato di giardino con alberi di camelie e querce nella parte più ampia.

All’interno l’edificio conserva intatti i due piani nobili con le ricche decorazioni neoclassiche e gli arredi della famiglia tramandati nel tempo.

Il primo piano nobile si apre sul retro, intorno ad un grande giardino di camelie posto al livello, conseguente al declivio della collina di San Martino; conserva gli ambienti progettati da Mario Gioffredo decorati nelle volte e su alcune pareti da Fedele Fischetti. Molto belle sono anche le porte con i sovraporte dorati, delle stanze d’apparato, con eleganti motivi decorativi coordinati con l’arredo, legati inoltre alle cornici di imposta delle volte.

Il secondo piano nobile decorato su progetto di Pompeo Schiantarelli, quando nel 1797 caddero alcuni soffitti con il rischio di danneggiare persone e cose, conserva gli stucchi del maestoso salone da ballo, con le paraste e le cornici delle specchiere con cigni e delle porte con le coppe e le panoplie mescolate ai serti floreali e la volta a padiglione in stucco bianco lumeggiato in oro».

Dopo il Monte di Pietà e l’Ospizio di San Gennaro dei Poveri, Palazzo d’Avalos è soltanto l’ultima situazione grottesca che intacca il grande patrimonio di Napoli.

LoSpeakersCorner ha incontrato l’architetto Sergio Attanasio. 

Cosa pensa di questo ennesimo scempio?

Vorrei sottolineare soprattutto che questi gravi fatti che accadono in città non riguardano solo i palazzi storici.  A Napoli assistiamo a delle cose pazzesche: si discetta se mettere un corno  in via Caracciolo, poi si ripiega sul peperoncino e si dimentica lo scempio di un palazzo del ‘500!…  A parte le discussioni sorte inizialmente, purtroppo l’interesse per questa vicenda tende a scemare. Al di là di quello che succede a Palazzo d’Avalos, tutti i cittadini dovrebbero dire la loro!

Quali sono le azioni da mettere in campo?

La Soprintendenza deve riconsiderare il progetto vietando qualsiasi frazionamento dei due piani nobili storici dell’edificio ricchi di decorazioni e con un’unitarietà stilistica che va conservata.

Cosa pensa di questa ulteriore vicenda?

Manca la sana indignazione della città, principalmente delle persone che contano, del mondo della Cultura, delle Istituzioni e  dei professori universitari, che a maggior ragione dovrebbero far sentire la loro voce.

Cosa si può fare per tenere accesi i riflettori?

Quantomeno indignarsi, se non ribellarsi, esprimere fortemente un dissenso che faccia uscire Napoli dall’impasse in cui siamo bloccati da troppo tempo. Facciamone una questione morale: bisogna parlare, senza paura.

Un pensiero su “Le lacrime di Palazzo d’Avalos

  • 23 Gennaio 2021 in 23:43
    Permalink

    Da semplice cittadina,rispettosa della storia della nostra città,trovo alquanto offensivo il disinteresse delle istituzioni e degli stessi cittadini per lo stato di degrado in cui vige il palazzo d’Avalos.Ma ancor più vergognoso ritengo il progetto di separare i vari piani del palazzo,nonche ‘ la volontà di modificare internamente l’assetto delle stanze,volendo abolire pertanto la sua bellezza storica originaria.

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