Le meraviglie del Teatro antico di Ercolano

di Maria Cristina Miceli Sopo

Un giorno decidi di scavare un pozzo nel tuo campo e, in fondo in fondo, invece dell’acqua trovi … nientepopodimeno … un teatro antico!

Fu così che intorno al 1710 Enzechetta, soprannome del contadino Ambrogio – secondo altri Cola Aniello o anche Giovanni Battista – Nocerino, scoprì casualmente dei marmi antichi e parte del Teatro antico di Ercolano, a circa 20-25 metri di profondità. I marmi furono acquistati da un suo amico marmista,  che ne ornò alcune cappelle gentilizie di Napoli,.

Il marmista lavorava per il principe d’Elboeuf, comandante delle armate austriache a Napoli. Il principe acquistò l’intero terreno e, scavando secondo la tecnica degli ingegneri militari dei cunicoli orizzontali  – utilizzata fino al 1828, quando si passò agli scavi a cielo aperto – portò alla luce il teatro, 2.500 posti (Pompei ne ha 5.000).

Fu il primo edificio dell’antica città di Herculaneum ad essere scoperto dopo il 79 d.C. e uno di quelli che meglio si è conservato nel tempo. Il principe tenne per sè parte dei marmi e delle statue, mentre il resto lo regalò a diversi personaggi nobili o di spicco d’Europa, in particolare di Dresda.

Dal 1738 in poi, per volontà di Carlo di Borbone e della moglie Maria Amalia e dietro insistenza del direttore dei lavori Alcubierre, fu effettuata una esplorazione sistematica del teatro e ne venne ricostruita la pianta, a emicerchio. Con i Borbone il depauperamento del teatro fu completo.

Oggi, dopo 20 anni di chiusura degli scavi del Teatro, si può scendere una originale scala borbonica, attraversare il reticolo di pozzi e cunicoli borbonici e arrivare alla cavea, all’ima, ovvero la parte inferiore delle gradinate, quasi completamente occupata da grossi piloni che reggono la struttura ed evitano i crolli dei palazzi costruiti sopra il teatro, alla summa,  la parte più alta, passando dalla media, quella centrale: erano divise così a seconda del ceto sociale che le occupavano. Si  rivive così l’emozione di una scena, o si “vede” uscire dalla porta centrale l’attore principale e dalle due laterali gli altri attori, per poi arrivare al proscenio, “salutare” l’orchestra e i vip dell’epoca seduti nelle due tribunalia laterali.

Da percorrere i corridoi (originali, non borbonici) tra i tre settori della cavea, dove gli spettatori si intrattenevano, per ammirare le firme lasciate sui muri dai visitatori del ‘700 e dell’800.

Uno sguardo agli affreschi e poi verso l’alto, per apprezzare le stalattiti che si sono formate nel tempo.

Senza dimenticare il pozzo di Enzechetta, conservato intatto.

L’ingresso del teatro fu utilizzato anche come rifugio durante le guerre del Novecento.

 

 

Per questo si trovano ancora in giro nei cunicoli gruppi elettrogeni d’epoca.

 

 

 

(Foto by Alessandro Cangiano e Stanislao Scognamiglio)

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