Le quattro giornate del Napoli

di Francesco De Crescenzo

Napoli: storia, passione sportiva, amore viscerale, cabala e tanto, ma tanto altro ancora.

Il tutto solo per una semplice partita di calcio?
No, nel dizionario del Napoletano verace le parole semplice e calcio non possono trovarsi nella stessa frase, non collimano.
Poi nella fattispecie quando ad affrontarsi sono Napoli e Juventus, ed in palio c’è un campionato da vincere. è tutta ‘nata storia

La rivalità con i bianconeri è storica, va molto al di là di una semplice disputa sportiva, è un qualcosa che noi napoletani abbiamo insita nel nostro intimo.
Che nella maggior parte dei casi non sappiamo spiegarci, ma sappiamo che è così.
Anche se negli ultimi anni si fa sempre più strada tra i tifosi e la gente tutta di Napoli la consepavolezza di una grandezza passata, legata al regno dei Borbone, diviene attaccamento a ciò che siamo stati e non siamo a causa di quel nord arraffone, orgoglio di appartenenza e voglia di riscatto.

Lo sa il Mister Maurizio Sarri, napoletano di nascita e toscano di adozione, lo sanno i suoi calciatori, scugnizzi provenienti da più parti d’Europa e del Mondo.
Come Dries Mertens, il campione belga ribattezzato Ciro dai tifosi azzurri, per il suo amore dichiarato alla squadra e alla città.

Così quando all’arrivo dell’autobus del Napoli allo Juventus Stadium, da parte di alcuni facinorosi tifosi bianconeri, sono partiti i soliti insulti beceri e razzisti rivolti al mister e alla squadra, Sarri non ha resistito e ha mostrato loro il dito medio.
«Ci hanno sputato addosso e chiamati napoletani, dove napoletano per loro rappresenterebbe un offesa, se avessi potuto sarei sceso», queste le parole del mister azzurro alla domenica sportiva, dove sempre hanno glissato su incitamenti al nostro amato vulcano da parte delle tifoserie di mezz’Italia..

Ma non voglio soffermarmi troppo su queste bassezze, preferisco ricordare la gara, l’amore dei supporter azzurri, che a migliaia hanno salutato il Napoli che partiva per Torino e ancora più numerosi sono andati a ricevere i campioni azzurri al ritorno a Capodichino.

Della gara, vinta meritatamente dal Napoli, che ha dominato per tutti i 90 minuti e oltre, con quel gol al 90° del gigante senegalese Kalidou Koulibaly, dell’esultanza dei tanti napoletani residenti a Napoli, e da tutto il Mondo, scene di festa, commozione, gioia.
Suonano anche le campane della chiesa di Santa Maria della Sanità, nel centro storico di Napoli!

Parliamo di numeri, di cabala: 1 come il numero di gol segnati dal Napoli, 1 come i punti che adesso ci separano dalla capolista Juventus, 1 come il dito medio di Mister Sarri!
6 anni che il Napoli non batteva la Juve a Torino, 6 i camipionati vinti consecutivamente fino ad ora dalla Juve.
26 il numero di maglia di Kalidou Koulibaly mattatore della gara.
28 gli anni che da Napoli manca la vittoria del titolo.
4 i giorni che i napoletani impiegarono per cacciare dalla città l’esercito tedesco durante la seconda guerra mondiale.
4 le giornate che ancora mancano al termine di questo campionato.

Non aggingo altro, non voglio spingermi troppo oltre, in fondo un pò di scaramanzia non guasta… Solo, ricordo le parole di una canzone di Pino, e con negli occhi e nel cuore il gesto atletico di Koulibaly, vi saluto dicendo viva viva ‘o Senegal!…

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