Le storie cominciano e non sempre finiscono

di Tonia Ferraro

Un libro scritto a quattro mani non è facile da realizzare, e tanto meno recensirlo. Bisogna tener conto di due personalità diverse che, come nel caso del libro Come le storie che cominciano, raccontano storie che nascono da una esperienza comune. Armando Grassitelli e Christian Capriello affrontano questa esperienza non solo a quattro mani ma a più voci. Non è infatti un libro che narra una storia, ma sono più storie, più personaggi che ne vengono fuori.

Quello che sorprende è la capacità degli autori Armando e Christian: diversi nel fisico e nella personalità, hanno lo stesso ritmo narrativo. Inoltre, sono talmente in sintonia da essere complementari: approcci diversi, ma laddove l’uno è più succinto, l’altro scrive fiumi di parole. Così la vena comica di Armando si contrappone a quella ironica di Christian, e con un gusto squisito tratteggiano situazioni e personaggi tipicamente napoletani e mai, dico mai, scadono nello stereotipo e tanto meno in caricature grottesche.

Come le storie che cominciano, ed. La bottega delle parole, è una piacevole lettura che si conclude e nello stesso tempo non si conclude: lascia in attesa. Perché le storie hanno un inizio ma talune non finiscono mai.

Magari poi, finito il libro vi assalgono le perplessità: «Cosa ho letto? Non era un romanzo nè un saggio. Forse una novella?…»

Grassitelli e Capriello

Per dissipare ogni dilemma e/o confusione, LoSpeakersCorner ha incontrato Armando Grassitelli e Christian Capriello.

A quale genere letterario appartiene Come le storie che cominciano?

Armando e Christian: Non lo sappiamo neanche noi!

Come si scrive un libro a quattro mani? Scrivevate insieme?

Armando e Christian: Litigando!

Armando: Si parte da un’idea comune con la speranza che lungo un viaggio durato un anno e mezzo attraverso trecento pagine di trovi un punto d’incontro. Fondamentalmente è partito dall’idea della costruzione della famiglia vista attraverso punti di vista e modi di scrivere differenti. Abbiamo cominciato a “palleggiargi” le parti del libro, e così siamo andati avanti.

Dal momento che il libro aveva più “io narranti”, ognuno di noi si è appropriato di pezzi di storia. Finito un capitolo, l’uno “palleggiava” il successivo all’altro, così via fino alla fine del libro.

Come siete riusciti a sincronizzare i vostri ritmi narrativi?

Christian: È una cosa che abbiamo scoperto durante questo viaggio meraviglioso: una simbiosi di idee che non pensavamo fosse così profonda. La cosa è andata da sè, scrivevamo in maniera parallela, per poi convergere verso il focus, che non era tanto il costruire una famiglia, ma piuttosto la gioia che si prova nel diventare genitori.

A questo punto bisogna chiedervi quando scriverete un altro libro o quando avrete un altro figlio?

Christian: Beh, può darsi che le due cose coincidano …

Armando: Mia moglie ha detto che posso fare un terzo figlio, ma non con lei! Quindi…

Nel prossimo libro ci saranno gli stessi personaggi collaterali come Giovanni Morra o Gegè il farmacista?

Christian: In ogni quartiere di Napoli c’è un Giovanni Morra. Sebbene sia un personaggio sui generis è molto più vicino di quanto si pensi. Ci stiamo pensando.

Armando: Non sono personaggi reali ma realistici, complementari a quelli principali. Probabilmente ci sarà spazio per loro.

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