L’Infinito tra le mura di casa. Considerazioni

#iorestoacasa: lasciar spaziare la mente nell’Infinito può aiutare a superare questi difficili momenti mentre si è costretti a casa

di Tonia Ferraro

«L’infinito è nel cuore dell’uomo, e non altrove.» (Henry de Montherlant)

Rimanere in casa, costretti tra quattro mura, spesso induce a rimuginare, lasciando sospesi in una specie di grigio limbo. Sarebbe perciò più saggio, e certamente più gratificante, incanalare i desideri, le pulsioni verso l’Infinito.

l’Infinito non ha né inizio, né fine. Si può spaziare ovunque e in qualsiasi dimensione: non c’è nessun ostacolo che freni la mente.

Il senso dell’Infinito è innato nell’Uomo: lo traghetta verso un nuovo inizio senza fine, un pensiero positivoche in questi giorni tragici deve sfociare naturalmente nella speranza.

Speranza di risvegliarsi, dopo questo sonno, in un mondo migliore, ma dove la vita quotidiana per lungo tempo sarà purtroppo segnata dalla rarefazione dei contatti sociali.

La ricerca di ognuno di noi deve perciò tendere non alla negazione del serio problema sanitario, ma all’affermazione del positivo, uno stato che peraltro rafforza le difese immunitarie. La coda dell’emergenza per il Covid-19 determinerà una socialità più virtuale, ma non necessariamente, se si osservano le dovute precauzioni. Significa non creare assembramenti folli, e non lasciarsi prendere dalle emozioni e dalle difficoltà che caratterizzano il vissuto attuale.

Per pensare positivamente, bisogna magari ascoltare il poeta indiano Rabindranath Tagore, che diceva: «… noi attraversiamo l’infinito a ogni passo e in ogni momento ci troviamo faccia a faccia con l’eterno

Quindi non un Infinito leopardiano, ma quello che «… talvolta si specchia in una goccia per dimenticare la sua immensità quotidiana.(Fabrizio Caramagna), quello che permette di incontrare «… Il dio delle piccole cose.» (Arundhati Roy)

Sempre secondo Caramagna «L’infinito è lo spazio che si concede la meraviglia. Tutto il resto ha confini, strade già fatte, finali già visti

E Maurizio Longhi esprime il suo pensiero: «Come si può vivere senza il dono della meraviglia?

È una sensazione con la quale si guarda lontano, come quando si prova a immaginare cosa ci sia dietro la linea dell’orizzonte che separa cielo e mare, le icone dell’infinito. Ma tutto sembra avere un confine, anche le storie di vita più belle hanno un inizio e anche una fine, si ha la sensazione che tutto resti confinato in uno spazio. Mentre la meraviglia è l’estensione dell’infinito che si muove dentro di noi e che ci proietta ovunque.

Si può dire che l’infinito si serva della meraviglia per manifestarsi, per gridare la sua presenza, per vestirsi di bellezza.

L’infinito non ha spazio e non ha tempo, seguirne la scia equivale a sognare.

L’infinito è dentro di noi, per sognare non bisogna ritrovarsi per forza in un luogo specifico, va bene anche restare tra i confini della propria casa per scoprire di non avere confini nel proprio mondo interiore

Desiderare, amare e rispettare la natura, trarre energia dalla luce del sole: è questa la lezione che dobbiamo imparare. Gli uomini superbi pensavano di «… rimanere sani in un mondo malato», fatto ammalare da loro stessi.

Ma non bisogna mollare: «Eppure il vento soffia ancora… », diceva il poeta Pierangelo Bertoli. Ci è stata data l’ultima occasione per rimediare, non bisogna sprecarla.

E magari ripensare alla considerazione di Blaise Pascal: «Ma alla fine, cos’è un uomo nella natura? Un nulla davanti all’infinito, un tutto davanti al nulla, qualcosa di mezzo tra il nulla e il tutto, infinitamente lontano dal comprendere gli estremi. Il fine e il principio delle cose gli sono inesorabilmente nascosti da un segreto impenetrabile

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