L’ultimo Cavaliere Templare

di Michele Di Iorio

Napoli città internazionale, fervida di scambi culturali, mercantili e diplomatici diede asilo a tante persone perseguitate per politica, razza e religione nel 1308 accolse anche i Templari in fuga da Parigi.

I Cavalieri del Tempio avevano già dal 1200 commende in tutto il Regno, di cui due a Napoli, una in zona porto e una tra il ponte di Casanova e Poggioreale, che segretamente ospitò un gruppo di 52 Templari fuggitivi. Altri si nascosero nelle commende periferiche. Protetti in un primo momento dagli Angioini, su pressione della Francia la persecuzione cominciò anche a Napoli, e dei cavalieri qualcuno si costituì a Roberto d’Angiò, altri confluirono nell’Ordine monastico di Sant’Antonio Abate.

Cominciò un lungo oblio: i Templari sembravano scomparsi, ma, attenti a non attirare l’attenzione, continuarono la loro missione in segreto.

Bisognerà arrivare al Regno di Ferdinando e Maria Carolina, quando la bella e colta regina, che aderiva alla Massoneria, prese a esercitare una sorta di protezione nei loro confronti, affascinata dal Santo Graal e dagli antichi Cavalieri.

Il Gran Maestro della Massoneria del Regno di Napoli, il giovane principe Diego Naselli d’Aragona, nato nel 1754  a Castellammare del Golfo, Palermo faceva parte della Corte Reale.

Il principe era cresciuto nelle logge fedeli all’amico Francesco d’Aquino di Caramanico, intimo di Maria Carolina. Manteneva continui contatti epistolari con le dirigenze francesi e tedesche della massoneria e con l’ambasciatore austriaco. L’intento era quello di risvegliare i Templari a Napoli. Nello stesso tempo, Diego Naselli d’Aragona proponeva sé stesso alla dirigenza nazionale dei Templari in Italia.

I Naselli erano un antica famiglia di tradizione templare: banchieri della Lombardia al seguito dei Cavalieri, giunsero al sud al tempo di Federico II. La famiglia assunse poi la dignità del principato di Aragona. Alti dignitari e funzionari di Corte, i Naselli d’Aragona, oltre che cavalieri di Malta ebbero  sempre tradizioni massoniche.

Diego Naselli. Avviato alla carriera militare in Marina, raggiunse i ranghi più alti, distinguendosi in battaglia. Nel 1777 venne riconosciuto ufficialmente dalla dirigenza mondiale neotemplare di stretta osservanca, prima Sottopriore del Capitolo templare di Napoli, detto dell’Aquila, e dal 1780 Gran Priore.

Nel 1781 con 56 templari nobili e massoni di Napoli fu al congresso Neotemplare di Lione, aderendo al nuovo regime neotemplare detto di Lione . Qui Diego Naselli incontrò il misterioso conte di Saint Germain, il leggendario agente segreto.

Tornato a Napoli elesse Capodimonte come sede magistrale di Napoli. I Neotemplari si riunivano nella bellissima e misteriosa dimora  di Christian Heigelin, ricco banchiere e ambasciatore danese a Napoli, nonché massone, iniziato nel 1761 da Raimondo De Sangro.

Villa Heigelin – colpita dai bombardamenti dell’ultima guerra. oggi non ne esiste quasi più traccia –  era contrassegnata da simboli piu che massonici templari. Al termine di un viale alberato si accedeva alla Villa attraverso ripide scale, passando sotto un arco di pietra con nicchie con due statue di Cautes e Cautopates, i due tedofori con fiaccole mitriache opposte, simboleggianti gli equinozi. Subito dopo c’era una peschiera con le colonne rivolte a nord, un teatro all’aperto e un padiglione con un bassorilievo in stile egizio del dio toro Osiride-Api.

Il giardino della villa, disposto secondo simbologia massonica, vi era un labirinto di vialetti che portavano in una stanza sepolcrale o colombarium, una grotta con tempio ipogeo. La dimora accoglieva attraverso un grande salone contornato da colonne di marmo bianco, il pavimento a scacchi bianchi e neri.

Qui si radunavano massoni, ambasciatori e dame templari, ovvero la regina Maria Carolina e le sue dame fatte convertire alla massoneria, qui Naselli accolse gli illuminati di Danimarca, qui nascose .

Intanto appoggiò la formazione della nuova loggia massonica, fece nascondere a Napoli un fedele cagliostrano, il conte Rezzonico, tra le file dei cavalieri di Malta. Mise in sonno le logge del Regno, e in piena rivoluzione francese mantenne contatti epistolari cifrati con la Francia e la Germania e i vari capi massonici e templari d’Europa.

Diego Naselli d’Aragona rimase sempre fedelissimo ai Borbone, accompagnandol in Sicilia e rimanendo al loro servizio.

Dopo gli anni tumultuosi nell’isola, rientrò con i sovrani a Napoli e si ritirò a vivere nella bellissima villa alla Riviera di Chiaia che fu di proprietà del ministro Acton e poi dal barone von Roschiltd. In questo stupendo edificio neoclassico circondato da un bellissimo giardino Diego Naselli d’Aragona Pìgnatelli Cortés passò serenamente a miglior vita nel 1834.

L’ultima discendente principessa Rosina nel 1952 donò allo Stato la proprietà disponendo la destinazione d’uso a museo intitolato al principe Diego d’Aragona Pìgnatelli Cortés, perché ne venisse perpetuato il nome.

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