Mamma, mi fa male la testa

di Carlo Alfaro

La cefalea o mal di testa di bambini e adolescenti mette sempre in ansia i genitori perché evoca istintivamente lo spettro della meningite o del tumore cerebrale, anche se è invece un sintomo per nulla raro tra i bambini e ha spesso un significato aspecifico di malessere, stanchezza, indisposizione fisica, febbre.

La prevalenza della cefalea aumenta con l’aumentare dell’età: 4-20% in età prescolare, 38-50% in età scolare, 57-82% a 15 anni. Prima della pubertà sono più colpiti i maschi, dopo le femmine, per ragioni ormonali.

Dagli anni ‘80 ad oggi i casi pediatrici di cefalea sono aumentati di oltre il 60 per cento. Si ritiene ciò dipenda dai cambiamenti degli stili di vita dei bambini, sempre più allineati a quelli degli adulti, pieni di impegni scolastici ed extrascolastici, con pochi momenti di puro svago e tempi vuoti, e abitudini poco salutari come andare a letto tardi e dormire poco, trascorrere molto tempo davanti a tv, tablet o videgiochi, fare un’alimentazione irregolare, saltare i pasti, a partire dalla prima colazione, con drastici cali di zuccheri durante la mattina, oltre ad altri aspetti della società attuale quali il tempo pieno a scuola, l’aumento delle madri lavoratrici. l’incremento delle separazioni, il crescere di ansia e stress in età sempre più precoci.

Le cefalee possono essere primarie, cioè senza una causa sottostante fisica, organica, patologica, cui possa essere attribuito il sintomo, spesso legate a una predisposizione genetica, di gran lunga le forme più frequenti nell’infanzia, o secondarie, nel qual caso il mal di testa è il sintomo di una malattia (sinusiti, infezioni delle prime vie aeree, patologie odontoiatriche, disturbi ortopedici e posturali, patologie infiammatorie meningo-encefalitiche, tumori cerebrali).

I due tipi di cefalea primaria più comuni in ‘età pediatrica sono l’emicrania (caratterizzata da dolore di solito fronto-temporale e monolaterale, anche se nei più piccoli può essere anche bilaterale, pulsante, con e senza aura), e la cefalea tensiva (o “a casco”, con dolore bilaterale, diffuso su tutto il cranio o frontale, di tipo costrittivo, continuo, con una sensazione di oppressione e peso alla testa, come una morsa). Talora la cefalea nel bambino può presentarsi con caratteristiche miste, cioè proprie di entrambe le forme, o modificarsi nel tempo, dall’emicrania alla muscolo-tensiva.

L’emicrania ha una base genetica e familiare, sulla quale intervengono fattori scatenanti gli attacchi (triggers), come stanchezza, sforzo fisico, ipoglicemia, specifici alimenti – ad esempio contenenti amine vasoattive, tiramina, caffeina – ondate di calore, basse temperature, vento, alterazioni del ritmo sonno-veglia (perdere sonno o al contrario, dormire più del solito), viaggi (mal d’auto o mal di mare), fluttuazioni ormonali (ciclo), forti emozioni, periodi di stress. Nella patogenesi dell’emicrania, vari e diversi stimoli possono attivare fibre sensitive trigeminali che innervano i vasi arteriosi intracranici, con conseguente rilascio di peptidi vasoattivi, come la sostanza P, che innescano vasodilatazione e infiammazione neurogenica. La cefalea di tipo tensivo invece non ha base genetica ed è più legata a fattori di disagio emotivo o alterazioni posturali. Ampi studi di popolazione suggeriscono che l’obesità è un fattore di rischio sia per l’emicrania che per la cefalea tensiva.

Il mal di testa può accompagnarsi nel bambino ad altri sintomi quali (soprattutto l’emicrania): fastidio per la luce (fotofobia), per i rumori (fonofobia), per gli odori (osmofobia), nausea, vomito, dolori addominali, agli arti, al collo, vertigini, pallore, abbattimento, sonnolenza, anoressia, irritabilità, agitazione. Nelle cefalee a grappolo (rare nei bambini) anche lacrimazione intensa, arrossamento congiuntivale, abbassamento della palpebra (ptosi) e ostruzione nasale. Il dolore talora costringe il bambino a interrompere le sue attività, di gioco o di studio, e tende ad aumentare con l’attività fisica.

Nella forma di emicrania con aura – molto più rara rispetto alla comune emicrania senza aura – il mal di testa è preceduto, o accompagnato, da sintomi neurologici, transitori e per lo più di breve durata, quali: disturbi della vista (visione di flash luminosi, immagini scintillanti, linee a zig-zag o a ferro di cavallo, offuscamento della vista, perdita transitoria di parte del campo visivo), disturbi sensitivi (formicolii, sensazione di addormentamento di una parte del corpo, riduzione della sensibilità di un arto o di metà del corpo, difficoltà a muovere un arto o metà del corpo), disturbi del linguaggio (difficoltà ad esprimersi).

Si parla di emicrania cronica se il dolore è presente più di 15 giorni al mese per 3 mesi consecutivi.

L’emicrania nel bambino può manifestarsi con sintomi dolorosi ricorrenti ricorrenti che possono essere precursori della cefalea, definiti come “equivalenti emicranici” o “varianti emicraniche” o “sindromi episodiche”, in passato chiamate sindrome periodiche: coliche addominali dei lattanti e dolori addominali ricorrenti dei bambini di età scolare e adolescenti, torcicollo parossistico benigno, vertigine parossistica benigna, sindrome del vomito ciclico, emicrania addominale, emicrania acuta confusionale e emicrania basilare.

Per l’inquadramento diagnostico bisogna stabilire sede, tipo e intensità del dolore, sintomi associati, frequenza e durata degli episodi, interferenza sulla qualità di vita, fattori scatenanti, riposta alla terapia farmacologica. È consigliabile tenere il diario della cefalea, nel quale il bambino stesso o i genitori annotino le caratteristiche del mal di testa. La visita oculistica serve, attraverso l’esame del fondo oculare, per escludere malattie importanti del sistema nervoso, oltre che ad identificare disturbi visivi (astigmatismo, miopia o ipermetropia) alla base di cefalea di tipo tensivo per eccessiva contrattura muscolare ai fini compensativi del deficit.

Segni di allarme per una cefalea di tipo secondario a patologie organiche encefaliche sono: attacchi a esordio recente che peggiorano progressivamente in frequenza, durata e/o intensità, cefalea mattutina con vomito non preceduto da nausea, cefalea notturna capace di causare il risveglio, cefalea a localizzazione occipitale (nella parte posteriore della testa, uni o bilaterale), cefalea che insorge dopo uno sforzo fisico, cefalea in seguito a trauma cranico (entro 24-72 ore), associazione con febbre e sintomi di irritazione meningea (febbre alta, rigidità nucale, sonno letargico). Un eventuale approfondimento strumentale si basa nei casi sospetti su TAC Cranio e/o RM Encefalica e Angio RM.

L’EEG è indicato solo nei pazienti con sintomi epilettici. Il legame tra epilessia ed emicrania è duplice: circa il 57% dei pazienti epilettici soffrono di cefalea, mentre l’emicrania con aura può sfociare in una crisi epilettica (migralepsy).

La terapia dell’attacco acuto si basa su ibuprofene (farmaco di prima scelta) o paracetamolo. La profilassi è indicata quando la frequenza e l’intensità dei mal di testa siano tali da interferire con le attività quotidiane del bambino e sulla qualità di vita del bambino e i familiari: 4 o più episodi al mese di oltre 4 ore. I farmaci più utilizzati sono calcio antagonisti (flunarizina), beta bloccanti (propanololo), antidepressivi (amitriptilina), antiepilettici (topiramato, valproato sodico).

Bisogna comunque tener presente che l’uso eccessivo di farmaci può essere dannoso per il bambino e indurre una cefalea da abuso di farmaci.

 

Il dottor Carlo Alfaro, sorrentino, 54 anni, è un medico pediatra Dirigente Medico di I livello presso gli Ospedali Riuniti Stabiesi della ASL NA3Sud, Responsabile del Settore Medicina e Chirurgia dell’Associazione Scientifica SLAM Corsi e Formazione, e Consigliere Nazionale della Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza (SIMA).

 Inoltre è giornalista pubblicista, organizzatore e presentatore di numerosi eventi culturali, attore di teatro e cinema, poeta pubblicato in antologie, autore di testi, animatore culturale di diverse associazioni sul territorio, direttore artistico di manifestazioni culturali.

 

Altri articoli di Carlo Alfaro:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *