‘O Marchese d’e carrozze

di Michele Di Iorio

 

A Napoli lungo la Riviera di Chiaia sorge la bellissima Villa Pignatelli, un complesso monumentale con un giardino all’italiana veramente unico, oggi adibita a Museo.

La dimora venne fatta costruire dal  ministro della Marina Regia Guglielmo Acton nel 1785. Nel 1816 la Villa passò al barone e banchiere Carl von Rothschild e infine ai principi Aragona Pignatelli Cortés nel 1831.

L’ultimi proprietaria, la principessa Rosina, nel 1952 con testamento dispose il lascito della villa allo Stato perché fosse destinato a museo intitolato al defunto marito Diego Pignatelli Cortés Aragona. Lasciò anche le collezioni di famiglia, la pinacoteca, l’importante biblioteca e circa quattromila microsolchi di musica.

Uno dei pochi esempi di casa-museo, l’area espositiva di «… Villa Pignatelli comprende: la Villa con l’Appartamento Storico al piano terra e in alcune sale del primo piano, gli ambienti del primo piano destinati alla Casa della Fotografia, il Museo delle Carrozze e dei finimenti al pianterreno della Palazzina Rothschild e il giardino.

Il  Museo Principe Diego Aragona Pignatelli Cortés è tra i più belli di Napoli. Nel 1961 sul retro della Villa, a sinistra ospita anche  il Museo delle Carrozze, inaugurato solo nel 1976.

Le numerose carrozze dell’epoca tra il 700 e l’800 sono in gran parte la donazione del 1961 di Mario d’Alessandro duca di Pescolanciano e marchese di Civitanova. Alcuni  pezzi sono stati donati anche dal conte Dusmet, dal marchese Spennati e dal conte  Leonetti.

In totale nel Museo si trovano 21 carrozze, 60 finimenti di cavalli e 98 fruste. Le carrozze nobiliari furono realizzate dai migliori artigiani napoletani, come i Solaro, i Bottazzi, i Polito e i Nacca. Da sottolineare che già nel 1763 a Napoli, 400mila abitanti, circolavano 60mila carrozze di lusso – escluse quelle dei Reali –  contro le 20mila di Torino, ad esempio.

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Don Mario d’Alessandro aveva nel sangue la passione per cavalli e carrozze: il suo avo paterno Giuseppe nel 1713, aveva pubblicato il trattato L’Arte del Cavalcare, mentre quello materno, Onorato Gaetani dellAquila d’Aragona, morto a Portici nel 1857, possedeva la principale scuderia napoletana di cavalli purosangue.

Mario d’Alessandro, detto affettuosamente dal popolo ‘o Marchese d’e carrozze, quando “scarrozzava” continuamente tra la dimora di Posillipo e quella di Bellavista a Portici, nato a Napoli nel 1883, aveva iniziato a cavalcare e a guidare vetture sin da giovanissimo. A 18 fu ufficiale di Cavalleria di linea.

Partecipò a numerosi concorsi di equitazione vincendo  numerosi premi, Nella sua scuderia trovavano posto circa 200 cavalli. Come sposa scelse una nobile amazzone, donna Ernesta Visentini.

Nel 1920 una brutta caduta da cavallo gli impedì di continuare a cavalcare e così si dedicò all’altra sua passione, le carrozze. Le prime due che acquistò furono un coupé per 900 lire e una vittoria per 1300.

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Con le sue carrozze don Mario viaggiò per Europa comprandone sempre di nuove,  e ancora fruste, finimenti e cavalli, da tiro e non più da corsa, che ospitava  nelle scuderie della sua dimora di Bellavista Villa Civitanova.

Divenne amico dei Savoia e in particolare intimo del principe Amedeo Aosta, viceré italiano in Etiopia,  tanto da scegliere nel 1939 per lui due cavalli che sfilarono ad Addis Abeba.

Il governo italiano dal 1925 al 1940, fidandosi della sua grande competenza incaricò Mario d’Alessandro dell’acquisto stalloni per rinsanguare i propri allevamenti ippici.

Fu più volte giudice e poi presidente effettivo e poi onorario di varie gare nazionali ed internazionali ippiche, fino al 1950.

Don Mario usciva sempre in carrozza con il suo fedele cocchiere personale, Vincenzo Cavaliere, che morì in servizio nel 1956.

 

Nel 1955 fece l’ultimo viaggio in diligenza per il tragitto famoso Napoli-Campobasso, accompagnato da sua moglie, dal cocchiere e da due amici, il barone Iannitti e il duca  Vasaturo. Don Mario fece equipaggiare una carrozza con tiro a quattro, con «… cantina  e frigorifero portabile, due brandine smontabili e all’alba a spron battuto fece le tappe delle antiche diligenze di posta, da Napoli, per Caserta, Capua, Presenzano, Venafro, Isernia, Agnone, Vastogiradi, Pescolanciano».

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In un’intervista concessa al settimanale Oggi, lo definì  il viaggio più bello della sua vita e e raccontò che quando la comitiva arrivò finalmente a Campobasso dopo tre giorni di viaggio i cittadini «… erano tutti in piazza ad attenderci e quando la nostra diligenza, piena di polvere, arrivò, gli automobilisti, i camionisti e tutti i conducenti di automezzi ci vennero incontro e tolsero il cappello. Era un loro modo di presentarci le armi». Infatti veniva ancora ricordato con affetto suo nonno, che guidò la rivolta borbonica del Molise contro i piemontesi.

Il 24 marzo 1958 don Mario telefonò all’alba a Bruno Molaioli, primo direttore del Museo Pignatelli, comunicandogli a nome suo e di sua moglie che, non avendo eredi diretti, aveva pensato di donare al museo tutte le sue carrozze, finimenti e fruste.

La donazione venne registrata ufficialmente nel 1961.

Nel 1963 mentre era in viaggio a Livorno, il duca, per tutti ‘o marchese Mario D’Alessandro morì e, ironia della sorte, non si trovò nemmeno una carrozza per accompagnarlo al cimitero.

L’estremo tratto lo percorse su di un furgone funebre a diesel.

 

One Response to ‘O Marchese d’e carrozze

  1. Pasquale Damiano ha detto:

    Abitato con la mia famiglia nella villa del marchese a Portici e anche se piccolo lo ricordo.

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