Per le vie di Portici, appunti di toponomastica storica e popolare – III e ultima parte

di Teodoro Reale

Non di rado alcune località, cittadine o campestri, sin dal loro sorgere assumono una loro precisa denominazione popolare non codificata dalla toponomastica ufficiale, a volte soggetta per vari motivi a più cambiamenti nel corso del tempo, e con tali denominazioni continuano ad essere indicate e ricordate non soltanto dalle persone più anziane, ma continuano ad essere tramandate nel tempo.

Anche a Portici, come ovunque del resto, vari luoghi o strade hanno mantenuto nel tempo le loro denominazioni più antiche nonostante l’avvicendarsi delle targhe stradali.

‘O Granatiello: L’etimologia della denominazione Granatello deriva dalle piante di melograni o melo-granati che si trovavano nell’area, in dialetto granati, prima che eventi naturali, come le varie colate laviche che nel corso del tempo devastarono la zona, ed umani come i nuovi giardini piantati a partire dagli inizi del Settecento ne cambiassero l’aspetto.

Di tutta la zona che oggi viene denominata Granatello, solo una piccola parte appartiene all’originale sito così denominato, infatti la parte alle spalle del porto era denominata Mortelle e stava ad indicare un bosco di mirti, in dialetto murtelle, che occupava l’area della ex Montecatini poi dell’ E.N.E.A., e originariamente si chiamava Granatello l’area compresa tra Villa Menna ed il Porto.

‘O Passaggio a livello: viene così denominato ancora da alcuni l’incrocio tra Via Armando Diaz e le Vie IV Novembre e Aldo Moro, perché fino al 1970 circa vi era il binario della ferrovia Circumvesuviana correva in superficie.

‘O ventre d’a vacca: Zona alta di Bellavista, anticamente i caprai vi portavano a svernare le greggi.

‘O vico d’o Cummissario: Antica denominazione dell’attuale Via Carlo e Luigi Giordano, in quanto nell’attuale Palazzo Monticelli ebbe sede sin dal Cinquecento – e fino all’Ottocento con un diverso titolo – il Commissarium Campaniae, un magistrato delegato a quelle che oggi indichiamo come funzioni di polizia, la cui sede era proprio nel palazzo Monticelli al n. 16, Palazzo Giordano.

‘O vico grande: Venne così denominata l’attuale Via Naldi per la sua larghezza in seguito alla lottizzazione del terreno attiguo al palazzo Guglielmini o Cannito, al quale secondo il Nocerino: «… haveva una massaria di moggia dodici, la quale nel 1751, cominciossi a censuare per fabbriche a varie persone, ed oggi è la miglior Piazza di Portici, ed in essa ora vi sono magnifiche abitazioni».

‘O vico d’o maciello: vedi Adderet’a merciaiola

‘O vico d’o parrucchiano: Era così denominata l’attuale Via Ernesto Della Torre, perché, come attesta il Nocerino: «Nell’anno 1693 venuto in Portici per Parroco D. Carmine Capasso di Arzano, li cittadini li promisero anche l’abbitazione (sic); ma gli diedero poi 170 docati, e così si fabbricò accosto l’Orologio della sotterrata Parrocchia, un Basso, una Camera, una Cucina, ed altri comodi, ciò che dopo la sua morte, restò il tutto in beneficio dell’Università».

‘O vico ‘e Spurtiello: Originaria denominazione della Strada dei Nastri, aperta nel 1752 sul terreno di un certo Sportiello. La strada assunse il nome attuale nel 1868 quando Luigi Rolando vi impiantò la sua fabbrica di nastri di seta.

Strada Apostolica: Questa strada, che collega Via Ernesto Della Torre e Via Michelangelo Naldi, deve il suo nome a Francesco Apostolica, il quale concesse il terreno per aprirla nel corso del Settecento.

Strada Danza: Nome originario dell’attuale Via Guglielmo Marconi, dal nome del marchese Carlo Danza, Presidente del Sacro Regio Consiglio, proprietario agli inizi del Settecento dell’attuale villa Meola il quale risolse a favore di Portici una causa sui confini con San Giorgio a Cremano affidatagli nel 1745. 

Via San Cristofaro: Secondo il Nocerino la via venne così denominata: «… perché ivi si osservano alcune Imagine (sic) di questo Santo dipinte sul muro fin dagli antichi tempi, e da tratto, in tratto rinnovate dalla pietà e divozione, di coloro, che abitano  questo quartiere di Portici». 

Villa Palma: Era così denominata l’area compresa tra l’attuale Largo Riccia e una villa omonima, forse l’attuale Villa Bideri, o l’edificio attiguo, così: «Quello de’ Signori Palma, detto comunemente Villa Palma, è ancora di molta antichità, bella scala, camere grandi, e di bellissima veduta, ed have il suo Giardino adornato di qualche statua antica, ed antiche fontane». Parte dell’area venne acquistata da Bartolomeo di Capua principe della Riccia nel 1754, per la costruzione della sua villa. Infatti in una polizia di pagamento troviamo riportata l’indicazione dell’area: «A Don Giuseppe Majulli, Ducati 13 alli legittimi heredi del fu Tenente Colonnello D. Giovanni De Palma esserno (sic) per l’annata maturata a 15 agosto 1762 per causa del censo sopra mezzo moggia di territorio comprato nel Palazzo del Principe della Riccia sito in pertinenze della villa di Portici nel luogo detto Villa Palma comprato da don Ignazio Nastro in virtù di istrumento stipulato per mano di Notar Salvatore Palumbo a 20 dicembre 1754».

Fine della terza e ultima parte

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