Per le vie di Portici, appunti di toponomastica storica e popolare

di Teodoro Reale

Non di rado alcune località, cittadine o campestri, sin dal loro sorgere assumono una loro precisa denominazione popolare non codificata dalla toponomastica ufficiale, a volte soggetta per vari motivi a più cambiamenti nel corso del tempo, e con tali denominazioni continuano ad essere indicate e ricordate non soltanto dalle persone più anziane, ma continuano ad essere tramandate nel tempo.

Anche a Portici, come ovunque del resto, vari luoghi o strade hanno mantenuto nel tempo le loro denominazioni più antiche nonostante l’avvicendarsi delle targhe stradali.

Le denominazioni oltre a spiegare l’origine dei toponimi indicavano anche lo stato dei luoghi, specialmente fino alla metà del Settecento circa, quando le strade carrozzabili vere e proprie erano poche, e molte erano le cupe, vie campestri per lo più incassate tra i poderi, le quali in alcuni casi fungevano anche da canali di scolo delle acque piovane provenienti dalla falde del Vesuvio.

Altre volte le denominazioni sono precedute da ‘ncoppo o ‘ncoppa, per indicare la loro posizione rispetto al tracciato dell’asse viario storico, ad esempio come quello compreso tra le Vie Guglielmo Marconi e dell’Università, non sempre perfettamente pianeggiante, che culminava con la salita verso il convento di Sant’Antonio.

Le voci raccolte in questi appunti, senza pretesa di originalità, sono state disposte in ordine alfabetico in modo da creare una sorta di schedario.

Di seguito la prima parte di strade porticesi.

A Croce ‘o Lagno: Indica ancora oggi l’incrocio tra Via Benedetto Croce, originariamente Via Lagno, Corso  Giuseppa Garibaldi e Via Pietrarsa, dove è collocato un Crocifisso in memoria dell’eruzione del 1631. In seguito a tale eruzione venne gravemente alterato lo scolo delle acque piovane provenienti dal Vesuvio. Si provvide quindi ad un nuovo reggimento di esse, attraverso un alveo progettato dall’ingegnere Leonardo Cafaro, completato nel 1646, anno nel quale venne collocato anche l’originario Crocifisso, sostituito nell’Ottocento con quello attuale..

In seguito all’eruzione del 1694 lo scorrimento delle acque piovane prese un’altra direzione, e così l’alveo perse la sua funzione: gradualmente venne interrato, divenendo la strada attuale – almeno dal Settecento – e risistemata più volte nel corso dell’Otticento.

‘A Cupa d’e Mosche: L’attuale Via Giovanni Paladino, era così denominata perché vi abitava il cappellano di casa reale don Luigi Mosca, 1775-1824.

A Cupa de P’urtualle: Veniva così indicato il tratto inferiore di Via Caportano, così detta per la presenza di alberi d’arancio, in napoletano purtualle.

Ncopp’a ‘Muretta: La denominazione deriva dalla corruzione, riportata anche dalla tabella viaria, del cognome del Canonico Cimeliarca della Cattedrale di Napoli Don Giovan Vincenzo Amoretti, il quale vi edificò il proprio palazzo nel 1744, il quale a detta del Nocerino: «… per la sua vastità, e grandezza, e per la multiplicità delle fabbriche, Palazzo non può dirsi, ma più tosto una Contrada, o nuovo Paese».

A Riccia: Si tratta del largo aperto in seguito alla costruzione del palazzo del principe della Riccia nel 1750, in origine denominato abbascio ‘o Catavone. In proposito così il Nocerino: «Dove oggi è il cennato Palazzo della Riccia, eravi ne’ tempi passati, un piccolo Casino, per sotto il quale passava un grottone, per cui scorreva la lava dell’acque piovane, e si traboccava in una via cupa, e da questa al mare, il qual luogo da’ Paesani dicevasi il Catavone».

Adderet’a merciaiola: Detta anche vico ‘o maciello, veniva chiamata  così l’attuale Via Gaetano Poli, l’antica Strada per la Montagna, dove fino al 1910 ebbe sede il Macello Comunale.

Adderet’a parrocchia: Viene così indicata, in seguito alla costruzione della nuova parrocchia di Portici nel 1646, nel luogo detto lo petruso acquistato dall’Università di Portici sin dal 1605 e così descritto nel relativo atto: «…  quondam domum cum certo orto murato, sitam et positam in dicto Casali in loco dicto “lo petruso” », l’attuale Via Francesco Bellucci Sessa, che con Via Guglielmo Marconi e Via Enrico Arlotta costituisce il più antico asse viario del centro storico di Portici.

Capurtano: Secondo il Nocerino indicherebbe: «…un tratto di territorio, che è quasi dentro l’abbitato (sic), si disse presso gli antichi, e presso noi Capurtaro, quasi Caput Hortorum, e si sa benissimo, che Hortus in latino vuol dire Giardino Voluttuoso, e di delizie a bella posta piantato». In passato l’area così denominata risultava più ampia, giungeva fino all’attuale Via IV Novembre e poco oltre, in quanto alcuni terreni acquistati nel 1748 dall’avvocato Vincenzo Maria di Lecce per la sua villa, l’attuale ex Istituto Landriani, allora di proprietà del notaio Domenico Cepollaro e delle sorelle Santa e Beatrice Ienco, sono indicati in località Caportano.

Cupa d’e caprare: Si tratta dell’attuale Via Farina, la cui denominazione attuale risale alla Villa del barone Farina attuale Villa Starita.

Cupa d’e Stinghi: Originaria denominazione di Via Bonaventura Zumbini dal nome della famiglia Stingo o Stinco, la cui casa sorge ancora nel tratto finale della Cupa, l’attuale Via Giuseppe De Nittis, come attesta un documento dell’Archivio Diocesano di Napoli riguardante l’edificazione della cappella di Santa Maria della Purità nell’omonima via, ad opera di Agostino Schisano accanto al suo palazzo nel 1766: «… Don Agostino Schisano supplicando espone a detta Signoria, come avendo già costituita una nuova cappella sotto il titolo di Maria SS. della Purità nella Real Villa di Portici, e propriamente nel luogo detto li Stinchi accosto delle case del supplicante, precedente assenso di questa Reverendissima Sacra Curia Arcivescovile, come che poteva visitarla e benedirla supplica perciò l’Eccellentissimo Vicario commettere detta visita e benedirla a chi meglio piacerà e l’haverà et Deus».

Successivamente la Cupa, per permettere un più comodo accesso al palazzo insieme all’attuale Viale Cassano, aperto per l’occasione, venne successivamente allargata e sistemata a spese del Duca Serra di Cassano, il quale con progetto dell’architetto Astarita aveva edificato nella via il suo palazzo nel 1752, venendo così denominata Via Cassano.

Cupa di Aniello in contrada Bosco: In questo modo venne indicata fino al 1835 l’attuale Via Addolorata, in quello stesso anno venne edificata la chiesa omonima che diede il nuovo nome alla via. Altra denominazione ncopp’o Vuosco.

Mmiezo Cramano o Carmano: Viene così denominato quanto rimane dell’antico casale di Cambrano, ricordato da alcuni atti a partire dal X secolo, successivamente assorbito da Portici. L’etimologia deriverebbe dal latino crambe, che significa cavoli, corrottosi gradualmente in Cremano.

Mmiezo Cassano: Denominazione del piazzale antistante il palazzo Serra di Cassano.

Mmiez’o Cormons: Originariamente il largo tra Via Diaz, Via San Cristoforo e Via Vittorio Emanuele solo durante la Prima Guerra Mondiale venne intitolato Kormons, in omaggio alla prima conquista territoriale dell’esercito italiano, ma pochi anni dopo, nel 1917, in seguito alla scomparsa del professor Orazio Comes, direttore dell’allora Istituto Superiore Agrario che abitava nelle vicinanze, assunse il nome di Piazzetta Orazio Comes.

Mmiez’a Croce: L’attuale Largo Croce venne così denominato perché vi fu apposta una primitiva croce di legno per ricordare l’antica parrocchia di Santa Maria delle Grazie distrutta dall’eruzione del 1631. In seguito al furto, attribuito agli abitanti dell’allora Resina per ragioni campanilistiche originate dalla creazione della parrocchia di Portici separata da quella di Santa Maria a Pugliano, venne poi sostituita dall’attuale obelisco sormontato da una croce in ferro eretto nel 1751.  Il monumento venne nuovamente distrutto nel 1835, e restaurato nella forma attuale nel 1923.

Prima dell’eruzione, come ricorda il Nocerino,  «… nel vicolo sopra la Croce di marmo l’antico Portici prima del 1631, e chiamavasi questo vicolo la Piazza de’ Favoriti».

Tra le conseguenze dell’eruzione del 1631 vi fu l’alterazione del sistema delle acque, a causa dell’ostruzione degli antichi canali di scolo. Infatti prima dell’eruzione, come testimonia il Processo della lava della Barra, le acque di scolo del Vesuvio, dette anche lave in dialetto, provenienti dal Fosso Grande giungevano al mare «… per mezzo Portici, e propriamente avanti la chiesa di S. Maria della Grazia, dove oggi è la casa del R.do Parroco di Portici, e traversando la via regia poco distante la detta chiesa, mettevasi a mare sopra il Granatello».

Mmiez’o trio: Denominazione originata dalla confluenza delle Vie Gaetano Poli, Guglielmo Marconi e Carlo e Luigi Giordano.

‘Ncopp’o Lampione: Il 23 giugno del 1832, all’altezza di villa Meola, venne posto il primo lampione a petrolio. Entro la fine dell’Ottocento le strade di Portici vennero illuminate a gas.

‘Ncopp’a Riccella: Era l’antica denominazione dell’attuale Via Arlotta, all’altezza del palazzo Carafa di Roccella al civico 42, così: ricordato dal Nocerino: «Magnifico è ancora è il Palazzo del Signor Principe della Roccella, dove vi è una maestosa grada, per l’addietro della famiglia Perrelli».

Il palazzo sarebbe appartenuto ai primi proprietari intorno dal 1740, e prima del 1787, anno in cui venne edito il volume del Nocerino. 

‘Ncopp’o rarone: É il largo alla confluenza delle vie Madonna della Salute, Via Casaconte, Via dell’Immacolata, Via Lorenzo Rocco, e del Viale Luigi Ascione. Il nome deriva dai gradoni costruiti per sistemare la forte pendenza del luogo.

‘Ncoppo Sant’Antonio: Originaria denominazione dell’attuale Via dell’Università in direzione del convento di Sant’Antonio.

‘Ncopp’e Terre: Indicava l’area allora campestre dove conduceva il vicoletto, oggi denominato Traversa Marconi, che da Via Marconi un tempo si inoltrava nella campagna.

‘Ncopp’o Vuosco: Era così denominata l’area alla confluenza di Via Vittorio Emanuele e Via dell’Addolorata. 

‘O Granatiello: L’etimologia della denominazione Granatello deriva dalle piante di melograni o melo-granati che si trovavano nell’area, in dialetto granati, prima che eventi naturali, come le varie colate laviche che nel corso del tempo devastarono la zona, ed umani come i nuovi giardini piantati a partire dagli inizi del Settecento ne cambiassero l’aspetto.

Di tutta la zona che oggi viene denominata Granatello, solo una piccola parte appartiene all’originale sito così denominato, infatti la parte alle spalle del porto era denominata Mortelle e stava ad indicare un bosco di mirti, in dialetto murtelle, che occupava l’area della ex Montecatini poi dell’ E.N.E.A., e originariamente si chiamava Granatello l’area compresa tra Villa Menna ed il Porto.

‘O Passaggio a livello: viene così denominato ancora da alcuni l’incrocio tra Via Armando Diaz e le Vie IV Novembre e Aldo Moro, perché fino al 1970 circa vi era il binario della ferrovia Circumvesuviana correva in superficie.

‘O ventre d’a vacca: Zona alta di Bellavista, anticamente i caprai vi portavano a svernare le greggi. 

‘O vico d’o Cummissario: Antica denominazione dell’attuale Via Carlo e Luigi Giordano, in quanto nell’attuale Palazzo Monticelli ebbe sede sin dal Cinquecento – e fino all’Ottocento con un diverso titolo – il Commissarium Campaniae, un magistrato delegato a quelle che oggi indichiamo come funzioni di polizia, la cui sede era proprio nel palazzo Monticelli al n. 16, Palazzo Giordano. 

‘O vico grande: Venne così denominata l’attuale Via Naldi per la sua larghezza in seguito alla lottizzazione del terreno attiguo al palazzo Guglielmini o Cannito, al quale secondo il Nocerino: «… haveva una massaria di moggia dodici, la quale nel 1751, cominciossi a censuare per fabbriche a varie persone, ed oggi è la miglior Piazza di Portici, ed in essa ora vi sono magnifiche abitazioni».

‘O vico d’o maciello: vedi Adderet’a merciaiola

‘O vico d’o parrucchiano: Era così denominata l’attuale Via Ernesto Della Torre, perché, come attesta il Nocerino: «Nell’anno 1693 venuto in Portici per Parroco D. Carmine Capasso di Arzano, li cittadini li promisero anche l’abbitazione (sic); ma gli diedero poi 170 docati, e così si fabbricò accosto l’Orologio della sotterrata Parrocchia, un Basso, una Camera, una Cucina, ed altri comodi, ciò che dopo la sua morte, restò il tutto in beneficio dell’Università». 

‘O vico ‘e Spurtiello: Originaria denominazione della Strada dei Nastri, aperta nel 1752 sul terreno di un certo Sportiello. La strada assunse il nome attuale nel 1868 quando Luigi Rolando vi impiantò la sua fabbrica di nastri di seta.

Strada Apostolica: Questa strada, che collega Via Ernesto Della Torre e Via Michelangelo Naldi, deve il suo nome a Francesco Apostolica, il quale concesse il terreno per aprirla nel corso del Settecento. 

Strada Danza: Nome originario dell’attuale Via Guglielmo Marconi, dal nome del marchese Carlo Danza, Presidente del Sacro Regio Consiglio, proprietario agli inizi del Settecento dell’attuale villa Meola il quale risolse a favore di Portici una causa sui confini con San Giorgio a Cremano affidatagli nel 1745.

Via San Cristofaro: Secondo il Nocerino la via venne così denominata: «… perché ivi si osservano alcune Imagine (sic) di questo Santo dipinte sul muro fin dagli antichi tempi, e da tratto, in tratto rinnovate dalla pietà e divozione, di coloro, che abitano  questo quartiere di Portici».

Villa Palma: Era così denominata l’area compresa tra l’attuale Largo Riccia e una villa omonima, forse l’attuale Villa Bideri, o l’edificio attiguo, così: «Quello de’ Signori Palma, detto comunemente Villa Palma, è ancora di molta antichità, bella scala, camere grandi, e di bellissima veduta, ed have il suo Giardino adornato di qualche statua antica, ed antiche fontane». Parte dell’area venne acquistata da Bartolomeo di Capua principe della Riccia nel 1754, per la costruzione della sua villa. Infatti in una polizia di pagamento troviamo riportata l’indicazione dell’area: «A Don Giuseppe Majulli, Ducati 13 alli legittimi heredi del fu Tenente Colonnello D. Giovanni De Palma esserno (sic) per l’annata maturata a 15 agosto 1762 per causa del censo sopra mezzo moggia di territorio comprato nel Palazzo del Principe della Riccia sito in pertinenze della villa di Portici nel luogo detto Villa Palma comprato da don Ignazio Nastro in virtù di istrumento stipulato per mano di Notar Salvatore Palumbo a 20 dicembre 1754».

 

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