Figli di Portici famosi: Domenico Capitelli

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi porticesi per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Domenico Capitelli è nato a San Tammaro, nei pressi di Capua, nel 1794, da Antonio Capitelli.

Giovanissimo è stato mandato a studiare nel seminario di Capua, dove si è dedicato «… soprattutto agli studi di diritto, filosofia e matematica».

Nel 1815, abbandonato il seminario capuano, attratto dall’ambiente culturale della capitale del Regno delle Due Sicilie, si è recato a Napoli, dove ha atteso «… agli studi legali, alle scienze filosofiche ed anche alla medicina per giovarsene nello esercizio delle professioni legale».

Qui, ha coltivato «… l’amicizia di Roberto Savarese, Giuseppe Pisanelli, Nicola Nicolini, ma anche quella di uomini politicamente impegnati, quali Gabriele Pepe e Alessandro Poerio».

Ottenuta la concessione, con decreto reale del 20 ottobre 1819, ha aperto «… a Napoli una scuola privata di diritto ispirata al pensiero di Giambattista Vico».

Insegnando giurisprudenza, fino al 1828, anno di chiusura della sua scuola privata di diritto, si è distinto «… sopra molti per essere stato il primo a svolgere le leggi con l’elemento istorico».

Contemporaneamente, esercitando nel foro di Napoli la pratica penale e civile, come avvocato si è elevato «… al di sopra de’ suoi tempi per l’elemento scientifico, da cui egli solea far discendere».

Patriota, nel marzo del 1820, ha «… preso parte attiva ai moti» popolari a Napoli, per cui è stato «in seguito costretto a tenersi nascosto in Terra di Lavoro.

Durante «… questo periodo di meditazione» ha composto La filosofia del diritto e l’arte di bene interpretarlo «… un metodo filosofico-storico per l’insegnamento del diritto», pubblicato a Napoli nel 1822.

Nell’anno 1827, con lo pseudonimo di Raffaele Carbone, ha pubblicato a Napoli la Scienza del diritto e le arti che ne derivano. Un lavoro che ha meritato «… le lodi del Romagnosi e che dette al C. una notevole fama europea».

In un clima politicamente più disteso, abbandonata la vita semiclandestina, ha ripreso «… i contatti con gli esponenti più significativi della cultura napoletana dell’epoca».

Ha ripreso anche a esercitare «… con una certa regolarità la professione forense di cui son frutto circa 400 difese legali in materia civile e penale».

Nel 1832, accresciutasi «… grandemente la mole degli affari civili, s’avvisò di abbandonare del tutto il foro penale».

Giureconsulto di grido, con decreto del 31 dicembre 1837, è stato nominato giudice di Gran Corte criminale presso il tribunale di Noto in Sicilia. Ma, «… con spirito polemico e coerenza politica», a mezzo lettera indirizzata al Ministro in data 8 gennaio 1838, ha rifiutato l’alto incarico.

Nel 1839, unitamente a «… molti cittadini napoletani, tra i quali i Baldacchini, i Savarese, i della Valle, i Volpicella», ha promosso l’istituzione degli Asili Infantili.

Pur riluttante a ricoprire cariche di alcun genere, «… dato il carattere sociale ed altamente umanitario dell’opera», ha accettato, la nomina a ispettore degli asili infantili, costituiti con reale rescritto del 22 maggio 1841.

Il 9 giugno 1846, nominato membro della Camera di disciplina dell’Ordine degli avvocati di Napoli, ha accettato la nomina solo «… perché avea solo gratuite fatiche a prestare».

Il 22 dicembre 1846, dal presidente della Regia Università degli Studi e della Giunta di Pubblica Istruzione è stato scelto quale «… esaminatore nella Commissione aggiunta alla Facoltà legale presso la regia Università degli Studi».

Con provvedimento ministeriale del 6 dicembre 1847, è stato nominato avvocato delle amministrazioni finanziere in Napoli.

Nell’anno 1848, è stato con opportuni provvedimenti decreto o ministeriale, è stato nominato:

  • 23 gennaio – componente della Commissione di Revisione in Napoli;
  • 10 marzo – vice presidente della Corte Suprema di giustizia in Napoli;
  • 20 marzo – componente della Commissione censoria della Magistratura. In entrambe le occasioni, scusandosi, ha rifiutato l’altissime cariche;
  • 13 aprile – membro della Commissione deputata a compilare un progetto di codice ecclesiastico.
  • 24 aprile – componente della Commissione di pubblica Istruzione;
  • 29 aprile – membro della Commissione istituita presso il Ministero di Grazia e Giustizia «… per raccogliere e preparare gli elementi necessari alla compilazione de’ progetti di revisione di tutte le parti del Codice»;
  • 3 luglio – presidente della Giunta della biblioteca reale «… presso il Museo nazionale, della quale facean parte Stefano delle Chiaje ed altri egregi uomini».

In seguito alle mutate condizioni storiche, esponente del partito costituzionale, si è affacciato alla vita politica. Così, dal gennaio del 1848, con Carlo Poerio e Carlo Troya, ha partecipato alla lotta per l’ottenimento delle «… libertà costituzionali».

Nelle elezioni politiche ha ricoperto la carica di presidente del Collegio elettorale. Candidato, con il voto di circa diecimila elettori al primo scrutinio, è stato eletto alla Camera dei deputati. Proclamato deputato, ha rappresentato in Parlamento le province di Terra di Lavoro e di Napoli.

Sebbene avesse rifiutato ogni incarico di governo, per ben quattro volte, gli è «… stato offerto il portafoglio di Ministro Segretario di Stato di Grazia e Giustizia».

Nella notte del 14 maggio e nel giorno 15, ha fatto parte, «… insieme al Poerio e ad altri, di alcune commissioni spedite presso il Governo per intendersi sulla farmela del giuramento, ed impedire cosi la guerra civile».

Riunitosi il Parlamento, l’8 luglio 1848, a larga maggioranza è stato designato presidente dell’assemblea costituzionale.

Pur lavorando «… in un clima di progressiva tensione politica con il governo, che fedelmente seguiva le direttive regie di restaurazione e di graduale esautoramento dei poteri dell’assemblea», ha tenuto l’incarico fino al 13 marzo 1849, giorno in cui ha letto il decreto reale di scioglimento della Camera.

Il 14 maggio 1849, 1′ Accademia Pontaniana di Napoli lo ha accolto come socio onorario.

Venuta meno ogni forma di libertà, deluso per la caduta delle speranze liberali, ritiratosi a vita privata trascorre le sue giornate di studi tra Napoli e Portici.

Isolatosi, «… non fu più ricercato che da pochi fidi e coraggiosi amici […] lo visitavano quasi esclusivamente Gabriele Capuano, Innocenzo de Cesare, Raffaele Masi, Saverio e Michele Baldacchini, Leopoldo Tarantini e Vincenzo Sannia».

Coinvolto, «… insieme ad altri generosi, in processi politici» per i fatti del 15 maggio 1848, seppur beneficiato dall’amnistia, è uscito «… dalla tragedia senza grosso danno ma con profonda amarezza».

Costretto a lasciare la vita pubblica e a rinunciare a ogni pubblico ufficio, ha mantenuto solo l’incarico di membro della Camera di disciplina degli avvocati. Ciò fino a quando gli è stato «… chiesto di prestare giuramento in contraddizione con quello prestato allo Statuto del 1848». Adducendo ragioni di mal ferma salute, si è dimesso; dimissioni ratificate con decreto del 7 settembre 1850.

Nel luglio del 1854, per sfuggire all’epidemia di colera, che ha investito la capitale del Regno delle Due Sicilie, «.. trepidante non di sè, che ben sapea tenersi saldo a qualunque prova, ma di quei cari ed innocenti capi, preso consiglio da medici reputatissimi, deliberò scamparli in Portici dalla procella che già muggiva».

Purtroppo, però, inevitabilmente, l’infezione colerica ha infierito anche su Portici.

Il sessantenne, conte Domenico Capitelli, contratto il morbo, nella tarda serata del 31 agosto 1854, muore tra le mura di villa Pietramelara, in Portici.

La notizia del suo decesso è stata «… annunziata con dolore da’ più noti giornali d’Italia, di Francia ed Inghilterra, trai quali basta nominare il Cattolico di Genova, la Perseveranza di Milano, la Rivista Contemporanea di Torino, il Siècle, la Patria, e la Independence Belga, che ponevano il nome dell’ estinto tra quelli de‘ più chiari uomini morti in quell’anno, e finalmente il Times e la Rivista di Edimburgo, nella quale leggasi una eletta necrologia».

Della sua ampia produzione giuridica, citiamo

  • Parere intorno ai poteri della Gran Corte criminale di Terra di Lavoro nel giudizio criminale in grado di rinvio a carico di d. Francesco Saverio Pompetti.
  • L’Europa romano-germanica-economico-politica, lavoro, purtroppo, rimasto inedito.
  • Commento ideologico-storico-politico,delle leggi relative all’accessione industriale mobiliare
  • Se il volontario godimento di un indulto includa la tacita confessione del reato.
  • Opuscoli… «… una raccolta di discorsi e interventi», pubblicata a Napoli nel 1861, «… dal figlio conte Guglielmo (nato nel 1840), anch’egli uomo politico».

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