Figli di Portici famosi: Ernesto Della Torre

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi porticesi per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Ernesto Della Torre è nato ad Adro, in provincia di Brescia, il 26 marzo 1844, da Andrea e da Elisa Lancini.

Nel 1859, a solo quindici anni, si è arruolato nei Cacciatori delle Alpi. In forza ai bersaglieri dell’Emilia alla Cattolica, ha preso parte alla seconda guerra d’indipendenza.

All’età di sedici anni, nel 1860, volontario, indossata la camicia rossa, ha seguito Giuseppe Garibaldi nell’impresa dei Mille.

Nel corso della spedizione ha valorosamente combattuto:

in Sicilia: a Calatafimi, a Milazzo e a Palermo, dove è stato ferito; in continente: al Volturno e ai Ponti della Valle in agro di Maddaloni.

Per merito, ha ottenuto sul campo la promozione al grado di sottotenente.

Nel 1862, rientrato nell’esercito regolare, è stato trasferito all’Undicesimo Reggimento Fanteria. Successivamente è stato poi impegnato nella lotta contro il brigantaggio borbonico e papalino nel Mezzogiorno d’Italia.

Due anni dopo, nel 1864, lasciato l’esercito, per soddisfare le sue necessità, si è dato ad avviare varie attività commerciali.

Nel 1866, però, è stato nuovamente con Garibaldi in Trentino. Combattendo nella guerra contro l’Austria e, ancora una volta, il 21 luglio, è stato ferito gravemente nella battaglia di Bezzecca.

Per l’ardimento mostrato nel combattimento è stato decorato con medaglia al valor militare.

Nell’ottobre del 1867, ha preso parte alla campagna dell’Agro Romano. A Vallecorsa, in tenimento di Frosinone, nuovamente ferito, è stato fatto prigioniero dalle truppe papaline e tradotto a Roma. Imprigionato, è stato prima rinchiuso a Civitavecchia e poi in Castel Sant’Angelo, «… dove rimase per parecchi mesi sotto il governo papalino, che lo aveva condannato a morte».

Riuscito a fuggire con l’appoggio francese, scampato così alla pena capitale, si è rifugiato a Napoli.

Avendo in alta considerazione il patriottismo, ha assunto la presidenza della neonata Associazione dei Superstiti delle patrie battaglie dal 1820 al 1870. Fino alla morte, ha retto le sorti del sodalizio con perseveranza premurosa ed efficace. Sotto la sua presidenza, l’associazione ha realizzato i sontuosi monumenti ai caduti, della battaglia del Volturno «… da lui ideati ed eseguiti dall’architetto Manfredi, ai ponti della Valle, e di Santa Maria Capua Vetere» e quello di Castelmorrone.

Protagonista «… ardimentoso instancabile campione dell’italico riscatto, […] passando dal campo di battaglia a quello del lavoro sempre con sentimento nobile ed animo gagliardo, mostrandosi continuo esempio di virtù nella vita pubblica e privata, sentendo potentemente nel cuore generoso l’amore della patria e della famiglia», è stato sempre impegnato nelle opere sociali.

All’accadere, infatti, di una qualsiasi calamità naturale è stato sempre «… pronto e nelle prime file dei soccorritori, sia che dovesse porre a rischio la vita od a contribuzione la borsa».

Allo scoppio dell’epidemia di colera che nel 1884 ha colpito Napoli e provincia, manifestando una grande dedizione nei confronti dei malati, ha meritato «… la medaglia al valor civile per l’assistenza ai colerosi, guidando la squadra di soccorso formata dall’Associazione dei Superstiti». al verificarsi di ogni calamità pubblica

Nel 1885, «… ritornato alla vita privata», nella città partenopea ha fondato il giornale «… il «Vesuvio», organo settimanale dei Comuni Vesuviani ed apriva una piccola tipografia da cui ebbe origine il grande Stabilimento Tipografico Vesuviano di Portici». In aperta competizione con i più grandi stabilimenti di Napoli e della provincia, in breve, ha reso l’opificio «… tra i più importanti e fiorenti di Napoli, così da meritarsi diplomi e benemerenze nelle maggiori esposizioni nazionali ed estere».

Nel 1887, «… il bresciano portò le sue cicatrici a Portici, dove trovò una moglie – Clorinda Spedaliere». Dall’unione con la giovane porticese, il 29 giugno 1873, è nata l’unica figlia Elisa, deceduta novantenne in Portici.

Presidente dell’Associazione dei superstiti delle patrie battaglie dal 1820 al 1870, il 17 luglio 1899, si è recato a Monza per invitare il sovrano Umberto I di Savoia a presenziare all’inaugurazione del monumento eretto ai Ponti della Valle. Il «… buon re Umberto, ringraziando, ebbe mestamente ad esclamare: «Avete adempiuto onorevolmente ad un atto eminentemente patriottico, mettendo a profitto tutta l’instancabile opera vostra per l’erezione del monumento»».

Nel 1903, presso il suo Premiato Stabilimento Tipografico Vesuviano, ha dato alle stampe  il saggio 1. ottobre 1903, 43.mo anniversario della battaglia ai Ponti della Valle: parole.

Un pamphlet, di solo otto pagine, in cui ha rievocato la battaglia del Volturno, combattuta dal 26 settembre al 2 ottobre del 1860.

Nel 1911, ha visto «… calorosamente accolta e plaudita l’idea di convocare a Napoli l’VIII congresso dei combattenti dell’unità italiana e nella circostanza commemorare l’entrata trionfale di Garibaldi e l’entusiastico plebiscito meridionale che nel 1860 avea saldamente consacrata la ricostituzione della gran patria italiana cementata col sangue nella gloriosa battaglia che ricacciò dietro le foltezze di Capua le soldatesche dell’ultimo Borbone».

Il venerdì 21 Novembre 1913, l’industriale, commendatore Ernesto Della Torre scompare «… dalla scena del mondo non ancora compiuti i settant’anni, ma sino a pochi mesi innanzi della sua morte la vigorosa tempra di corpo e più di spirito lo aveva trovato instancabile tuttavia nel lavoro come era stato in battaglia».

Il comune di Portici, dell’illustre cittadino d’azione, «seppe valutare i pregi delle sue energie, i benefici del suo lavoro e con sovrano e squisito senso di stima e di gratitudine gli dedicò la strada dove egli visse e fondò il suo stabilimento».

Più volte ha visto premiare il suo impegno militare e civile. infatti, «… oltre alle decorazioni guadagnate sui campi di battaglia, fu cavaliere della Corona d’Italia, cav. Mauriziano, decorato della medaglia d’argento dei benemeriti della salute pubblica, commendatore della Corona d’Italia, di motu proprio di Re Umberto I, Ufficiale dell’Ordine Mauriziano, e in seguito commendatore dello stesso ordine, cavaliere dell’Ordine del Merito del Lavoro ed infine Grande Ufficiale della Corona d’Italia».

Tra le sue cento decorazioni avute, ha sempre preferito «… la medaglia al valor civile per l’assistenza ai colerosi del 1884 e la croce di cavaliere del lavoro», concessagli nel 1905.

Inoltre, è stato nominato cittadino onorario di Marsala, di Palermo, di Santa Maria Capua Vetere, di Maddaloni e di Portici.

Si riportano i nastrini delle onorificenze ricevute.

 Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

 Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

 Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

 Medaglia d’argento al valor civile per l’assistenza ai colerosi

Medaglia d’argento dei benemeriti della salute pubblica

 Cavaliere dell’Ordine del Merito del Lavoro

      Medaglia commemorativa dei 1000 di Marsala

  Cavaliere della Corona d’Italia

 Commendatore della Corona d’Italia

 Grande ufficiale della Corona d’Italia

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