Figli di Portici famosi: Gennaro De Simone

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi porticesi per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Gennaro De Simone è nato a Portici nel 1770.

Giovanissimo, nel 1785, entrato nell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, è stato affiliato al convento della città natale. Compiuto il noviziato e professato la regola, per completare la sua formazione è stato «… inviato nei conventi di Teano e Sant’Agata dei Goti e infine ad Alvito».

Presso il cenobio di San Lorenzo Maggiore a Napoli, dopo l’ordinazione sacerdotale, ha completato gli studi conseguendo la laurea magistrale in Sacra Teologia.

Pochi mesi dopo, è stato destinato alla comunità conventuale di Montefusco, dove ha assolto gli incarichi di lettore, di insegnante e di reggente dello studio.

Ovunque e sempre, nell’esercizio del ministero pastorale, è stato «… di esemplare vita di preghiera e austerità».

Pochi mesi l’instaurazione del regno francese su Napoli (14 gennaio 1806), a seguito dell’entrata in vigore delle leggi sulla repressione degli ordini religiosi mendicanti, ha ricoperto l’ufficio di rettore della chiesa.

Nelle funzioni di parroco, nel comune irpino, si è dedicato «… alla cura delle anime, officiando la chiesa in modo tale da tutelare la presenza dell’Ordine sperando in tempi sicuramente migliori». Uomo dalle ottime qualità di religioso e di sacerdote, esplicitate «… nella sua vita di religioso attraverso una profonda vita di preghiera, di povertà e di carità verso i confratelli e coloro che hanno bussato alle porte del convento per bisogni materiali», si è privato «… del cibo, scarsissimo per tutta la vita, dandolo ai poveri: “(per voi) io sono contento di spogliarmi di tutto, per imitare S. Francesco», nonché «… anche del necessario a vantaggio dei bisogni materiali della gente del paese o per i comprensibili lavori di ristrutturazione della chiesa di S. Francesco».

Purtroppo, nel 1816, conseguentemente a un forte attacco di “catarro di petto”, ha contratto una grave affezione alle vie respiratorie. Per questo, ha cominciato ad avvertire seri problemi alla respirazione, che gradualmente lo hanno portato ad affievolirsi nel fisico.

A seguito del Concordato di Terracina tra Santa Sede e il Regno delle Due Sicilie, stipulato nel 1818, al ritorno della nuova comunità francescana a Montefusco, avutosi nel 1819, è diventato «… un sicuro punto di riferimento nella ripresa della vita religiosa e nella conoscenza del luogo e delle persone, sia per il faticoso inizio dello Studio provinciale in qualità di docente di lunga esperienza».

Seppur debilitato dalla malattia, che lo ha afflitto per sei anni, è sempre stato assiduo all’ufficio e alla celebrazione della messa. Negli ultimi giorni di vita, ha officiato «… i riti dell’ultima Settimana Santa e di sua vita, lavò i piedi ai confratelli (della comunità ricostituitasi qualche ano prima), ma lo dovettero trasportare stremato in cella. A fra Vincenzo Clemente, che l’invitava a ricevere l’olio santo, rispose Aspetta, che interroghi Gesù sacramentato. Poi tutto allegro e contento disse: Fra Vincenzo chiama il padre maestro di Marzo, pazienza che il povero vecchio sta già dormendo, perché io debbo fare l’ubbidienza (= ricevuta da Gesù durante l’estasi).

Mentre tutti pregavano, esortò i confratelli all’Obbedienza e alla Carità. Aveva predetto a fra Vincenzo che era inutile scomodare un medico da Napoli; quando questi giunse e si scusava del ritardo egli disse: Amico, non ti affliggere, perché così ha disposto la Divina Provvidenza, la quale ha già terminata la sua opera».

Padre Gennaro De Simone, all’età di cinquantadue anni, muore nella sua stanza del convento di Montefusco, intorno alle ore 22 dell’11 aprile 1822.

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