Figli di Portici famosi: Gennaro Imperato

di Stanislao Scognamiglio

Si parla spesso di  personaggi porticesi per nascita dei quali si sta perdendo il ricordo. Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Gennaro Imperato è nato in Villa d’Elboeuf al Granatello di Portici, il 2 gennaio 1914, da Raffaele Imperato.

Diciottenne, nel 1932, consacrata la sua giovinezza alla vita religiosa, è entrato nell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, vestendo l’abito monacale.

Dopo il postulandato trascorso a Portici e il noviziato compiuto nel 1934 a Sant’Anastasia, il 25 marzo 1935 ha emesso la professione temporanea.

Il 12 giugno 1938, pronunciata la professione perpetua, ha preso il nome di Egidio.

Frate laico dalla Provincia religiosa Conventuale di Napoli, nel tempo, è stato aggregato alla comunità del convento francescano di: San Francesco a Lucera, in provincia di Foggia, dal 1933 al 1934; San Gennarello (Piccola Pompei) a Napoli – Vomero, dal 1934 al 1938; San Lorenzo Maggiore a Napoli, dal 1937 al 1948; San Gennarello (Piccola Pompei) a Napoli – Vomero, dal 1948 al 1956; Immacolata a Napoli – Vomero, dal 1956 al 1988.

Nelle diverse sedi ha svolto gli incarichi di cuoco, sacrestano, organista, questuante, economo, delegato al capitolo provinciale e addetto al culto.

Dopo i bombardamenti anglo-americani su Napoli, specialmente quello del 4 agosto 1943, è stato visto scavare a mani nude ostinatamente tra le macerie di Santa Chiara. Ha scavato con oculatezza per raccogliere tra le rovine ancora fumanti della chiesa gli oggetti liturgici fortunosamente «… scampati al delirio umano della guerra».

Nell’immediato dopoguerra, con ferma determinazione ha contribuito alla riapertura del convento di San Lorenzo Maggiore in Napoli. Qui incardinato, non avendo «… nemmeno un letto per riposare, dormì sui banchi della sagrestia pur di continuare la sua missione di umile frate».

Ritornato al convento vomerese, insieme alla comunità e alle famiglie residenti, nel 1954, anno centenario della pronuncia del dogma dell’Immacolata Concezione della Beata Maria Vergine, ha maturato l’idea di dotare di una nuova chiesa il quartiere napoletano dell’Arenella, allora in forte espansione demografica. Così, questuando tra la popolazione, ha raccolto i fondi necessari all’acquisto del suolo, dei mattoni e di quant’altro necessitasse alla costruzione di una nuova degna casa di Dio.

Su una striscia di un terreno scosceso, ubicato fra Salita Arenella e Piazza Immacolata, appartenente alla famiglia Bruno, proprietaria della villa d’Elboeuf a Portici, cominciando con la cappellina di salita Arenella, pur tra difficoltà di ogni genere, con «… un impegno instancabile e la collaborazione dei fratelli nella fede», ha proseguito nell’erezione della sua opera.

Nel giugno del 1964, finalmente, ha visto concretarsi il suo desiderio: dopo un imponente sterramento, è stata «costruita in cemento armato una grossa struttura situata fra la Salita e la Piazza, la cui parte superiore costituisce la Chiesa dell’Immacolata e i piani sottostanti sono utilizzati per le attività della parrocchia». La chiesa, inaugurata il 5 luglio dello stesso anno, dal cardinale Alfonso Castaldo, arcivescovo di Napoli, è stata subito innalzata alla dignità di parrocchia.

Frà Egidio non ha mai raggiunto l’ordinazione sacerdotale, ha, difatti, conseguito la sola ordinazione diaconale il 4 luglio 1976. Ciò nonostante, ha vissuto la sua consacrazione religiosa «… non solo chiedendo i mattoni necessari alla costruzione della nuova chiesa, ma anche aprendo il cuore dei fedeli alla speranza, alla Parola di Dio e alla sua misericordia». Incrollabile testimone di fede, «con pronta disponibilità verso i poveri e gli indigenti», è stato sempre prodigo di carità a «… dispensare suggerimenti quanti gli si rivolgevano, quasi come a un confessore».

Nel 1982, «… pur ormai quasi cieco e stanco», ha manifestato la sua amarezza per «… non poter far più nulla per portare a termine, in tutti i suoi particolari, la Chiesa e il Convento dell’Immacolata. Era, infatti, un’opera bella, nella sua linea progettuale, ma incompiuta».

Improvvisamente, fra Egidio muore a Napoli, «… nel convento dell’Immacolata da lui fondato», il 6 novembre 1988.

La salma è inumata al Cimitero di Portici.

Nella ricorrenza del primo anniversario della dipartita i confratelli per perpetuare ai posteri il ricordo del suo servizio d’amore, hanno fatto incidere una lapide.

Sulla lastra di marmo bianca, affissa alla parete a destra dell’ingresso al tempio, incisa e colorata in rosso, si legge la seguente iscrizione:

 

QUESTO TEMPIO SEMPLICE E PERVASO DI LUCE È ANCHE MEMORIA E IMMAGINE DI FRÀ EGIDIO IMPERATO DEI MINORI CONVENTUALI † 6.XI.1988 CHE FERVOROSAMENTE LO VAGHEGGIÒ E CON IMPEGNO INSTANCABILE E LA COLLABORAZIONE DEI FRATELLI NELLA FEDE ERESSE IN ONORE DELLA MADRE IMMACOLATA VIVACEMENTE SENTIVA L’EUCARESTIA COME IL SACRAMENTO DELLA COMUNITÀ LA PRESENZA REALE DA ONORARE CON ATTENTO DECORO IN UNA DEGNA DIMORA. IL DIACONATO PERMANETE DEGLI ULTIMI ANNI FU LA CONSACRAZIONE DI UN’ESISTENZA VISSUTA COME SERVIZIO A DIO NELLA SOLENNITÀ DELLA LITURGIA AL PROSSIMO NELL’ESEMPLARITÀ DELLA TESTIMONIANZA E NELLE SOLIDARIETÀ DEL BISOGNO  I SUOI CONFRATELLINEL 1° ANNIVERSARIO.

Nell’anno 2013, ricorrendo il venticinquesimo anniversario del ritorno alla casa del Padre, la comunità francescana del convento dell’Immacolata al Vomero ha ricordato la figura del confratello in Cristo.

Per tale occasione, nel pomeriggio di domenica 2 novembre, al Teatro Immacolata, è stata tenuta la conferenza Un frate francescano nella raccolta dei mattoni, a cui ha fatto seguito la rappresentazione teatrale Vita di fra Egidio.

Nel 2014, cadendo il centenario della nascita di fra Egidio, il cenobio vomerese ha espresso la volontà di riavere fra sè il compianto religioso, di farlo «… rientrare e continuare ad essere l’anima della sua creatura perché, ormai non più, come da lui stesso denominata “incompiuta”, ma finita e rifinita e con gusto in ogni sua parte». Completata, la nuova chiesa parrocchiale, dedicata all’Immacolata, è stata benedetta e aperta al pubblico culto. Condividendone i desiderata, la generosa popolazione del quartiere, si è adoperata anche per far intitolare all’Immacolata la piazza antistante e di farvi porre nel centro una «… statua della Vergine, collocata su una delle colonne recuperate dalla demolizione della stazione ferroviaria di Napoli».

Pertanto la comunità del convento dell’Immacolata ha formulato alle autorità civili e religiose, a ciò preposte: Luigi de Magistris, sindaco di Napoli, Stefano Caldoro, governatore della Regione Campania, Crescenzio Sepe, cardinale arcivescovo di Napoli, la richiesta di beneplacito al trasferimento dei resti mortali nella sua chiesa.

Dopo un lungo iter procedurale, ottenuta l’autorizzazione alla tumulazione privilegiata con decreto dirigenziale della Giunta della Regione Campania del 3 novembre 2016, questo vivo pio desiderio è divenuto realtà.

Nel pomeriggio di sabato 10 dicembre 2016, alle ore 17, le spoglie mortali dell’umile frate, traslate a Napoli, sono state accolte «… in piazza Immacolata dal Ministro provinciale, fra Edoardo Scognamiglio, e dalla comunità religiosa nel silenzio di una folla commossa, composta in gran parte dai «ragazzi» ormai uomini con famiglia, che fra Egidio raccolse nel «Collegio liturgico»

Così, dopo 28 anni di riposo nel cimitero di Portici, la salma è stata tumulata nella cripta appositamente preparata per lui ai piedi del campanile posto alla destra della porta d’ingresso al sacro luogo. Non a caso è stato voluto che la definitiva dimora «… fosse allestita in un posto che più adeguatamente esprimesse anche nella statica, il tuo tornare ad essere il fondamento della struttura – istituzione Chiesa che è “Sacramento di Salvezza”».

Su una bianca lastra di marmo, apposta alla parete della cripta, scritta in rosso, si legge l’epigrafe:

FRA EGIDIO IMPERATO

F. M. CONV.

PORTICI 02·01·1914 – NAPOLI 06·II·1988

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