Figli di Portici famosi: Giovanni Porzio

di Stanislao Scognamiglio

Si parla spesso di  personaggi porticesi per nascita dei quali si sta perdendo il ricordo. Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Giovanni Porzio è nato Portici, il 6 ottobre 1873, nella Villa Verusio alla cupa Danza (l’attuale via San Cristoforo), dove di solito la famiglia trascorreva la villeggiatura.

Da giovane ha frequentato l’abitazione del professor Bonaventura Zumbini, dove si discorreva di arte e di letteratura.

Ha conseguito il diploma di Maturità classica presso il Ginnasio-Liceo Vittorio Emanuele di Napoli.

Laureatosi in giurisprudenza all’Università di Napoli, si è avviato all’avvocatura, collaborando con gli studi legali di Alfonso Ridola, avvocato e letterato, e di Alberto Geremicca, avvocato e politico. Proseguendo autonomamente nella pratica forense, è divenuto avvocato penalista di gran valore.

Esercitando presso il Foro di Napoli, ogni qualvolta che prendeva la parola, all’invito «Sta parlanno Porzio», il pubblico presente in aula taceva e lo ascoltava con ossequiosa attenzione. Conclusa l’udienza, «… usciva da un’aula con la toga svolazzante, con la mano tesa al bacio della gente come un cardinale».

La clamorosa «… popolarità gli derivava da un’oratoria dotta ma insieme chiara come acqua; era un po’ istrione e un po’ demagogo, conosceva i codici fin nelle virgole e meglio ancora l’indole umana».

Il 19 ottobre del 1930, i deputati in camicia nera hanno approvato l’articolo 587 del codice penale – Omicidio e lesione personale a causa di onore – che fissava pene minime per chi «… cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia». L’approvazione di detto articolo che, di fatto, riconosceva il delitto d’onore, ha provocato la sua veemente irritazione. Egli, «… amava combattere battaglie legali per l’assoluzione dei suoi assistiti, però detestava questa norma passepartout che quasi giustificava in nome dell’onore ogni crimine. Ai giurati di Castelcapuano disse: Signori, oramai vi scambiano per dei doganieri, oramai si crede che basti domandare all’accusato: “Che rechi nella tua insanguinata bisaccia?” “L’onore!” “Ah, l’onore: ebbene, passa”».

Giovanni Porzio è stato anche presidente dell’Ordine degli Avvocati di Napoli.

Interessato alle vicende sociali, ha maturato intense esperienze politiche. Candidato nella lista del Partito Liberale, eletto ininterrottamente dal 24 marzo 1909 al 21 gennaio 1929, è stato deputato al Parlamento dalla 23esima alla 27esima legislatura del Regno d’Italia.

Tra il 1920 e il 1921 ha ricoperto l’incarico di sottosegretario: alla Giustizia, dal marzo al maggio 1920, nel governo di Francesco Saverio Vincenzo de Paola Nitti; all’Interno, dal maggio al giugno 1920, nel secondo governo Nitti; alla Presidenza del Consiglio, dal giugno 1920 al luglio 1921, nell’ultimo governo di Giovanni Giolitti.

Alle elezioni politiche del 6 aprile 1924, ha accettato di far parte della Lista Nazionale, nota anche come il Listone, una lista elettorale ideata e guidata da Benito Mussolini.

Nel 1929, deluso dal fascismo, lasciando lo scanno di Montecitorio, si è ritirato dalla politica attiva.

Dopo la caduta del Fascismo, ha ripreso la carriera politica: consultore nazionale dal 25 settembre 1945 al 24 giugno 1946, è stato deputato all’Assemblea Costituente, tra le fila dell’Unione democratica nazionale, dal 24 giugno 1946 al 31 gennaio 1948.

in virtù delle sei legislature precedenti, è stato nominato, poi, senatore di diritto per la prima Legislatura della Repubblica Italiana. Nei banchi dei senatori del gruppo Misto, è stato a Palazzo Madama dall’8 maggio 1948 al 24 giugno 1953.

Dal 23 maggio 1948 è stato vice presidente del Consiglio nel primo Ministero De Gasperi, carica dai cui si è dimesso il 26 gennaio 1950.

Porzio ha sempre messo la sua parola «… sempre al servizio della libertà, dell’imputato e della società».

Memorabili i suoi discorsi, tra cui quello tenuto nel 1950 al Senato per perorare la causa di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia.

L’avvocato Giovanni Porzio muore a Napoli, il sabato 22 settembre 1962.

La sua mirabolante eloquenza e la sua profonda preparazione legale possono essere riassunte nei versi di «… una poesiola dedicatogli dai compagni del liceo Umberto quando rischiò la bocciatura in aritmetica: Ognun credea che Porzio già fosse un avvocato. Ma or la matematica l’ha tutto trasformato» e dalle «… grida di una madre napoletana, in una poesia di Rocco Galdieri, mentre corre dietro al carro dei carcerati  Armà datte curaggie, tenimme ’a caussa ’mmano. ’A parte ha miso a Porzio, mammà mette a Marciano».

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