Figli di Portici famosi: Massimo Caprara

di Stanislao Scognamiglio

Si parla spesso di  personaggi porticesi per nascita dei quali si sta perdendo il ricordo. Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo. 

Massimo Caprara è nato a Portici il 7 aprile 1922.

Addottoratosi in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Napoli, si è dedicato totalmente alla politica, non tralasciando l’attività giornalistica.

Dal 1939 ha svolto attività antifascista.

Nell’aprile del 1944 è divenuto segretario di redazione della rivista Rinascita, indi direttore di Gioventù Nuova.

Nel 1946 è stato posto a capo della segreteria del ministro guardasigilli Palmiro Togliatti, del quale è stato segretario personale per vent’anni.

Dallo stesso anno e fino al 1951 è stato direttore della Segreteria Nazionale del Partito Comunista Italiano (PCI).

Dal 1952, eletto sindaco, ha retto l’amministrazione civica di Portici fino al 1954.

Dalla seconda metà degli anni Cinquanta fino al 1997 è stato consigliere comunale di Napoli.

A partire dalla II legislatura repubblicana, 25 giugno 1953, eletto nel collegio Napoli – Caserta, è stato deputato per altre tre volte (III., IV e V Legislatura), sedendo così a Montecitorio fino al 24 agosto 1972.

Abbandonato l’incarico di segretario personale di Palmiro Togliatti è divenuto segretario regionale del PCI della Campania e componente del Comitato centrale del partito.

Nel 1969, radiato dal Partito Comunista Italiano assieme a Rossana Rossanda, Luigi Pintor e altri compagni intellettuali, per aver assunto una posizione critica riguardante l’invasione dei carri armati sovietici della Cecoslovacchia, ha fondato il gruppo politico Il Manifesto.

Abbandonato il Partito Comunista Italiano «… abbraccia il cattolicesimo e trascorre il resto della propria vita a combattere quell’ideologia che da giovane aveva sostenuto, accusandola di “mancanza di umanità”».

Dopo un periodo di riflessione, alle elezioni amministrative per il Comune di Napoli del 1993, candidato nelle liste del Partito Popolare Italiano (PPI),  avversario di Alessandra Mussolini e di Antonio Bassolino ha concorso alla carica di sindaco.

Nel 1994, abbandonato i popolari, si è avvicinato alle posizioni del Polo delle Libertà.

Nella sua vita ha coltivato straordinarie amicizie con i nomi della storia della cultura italiana e non solo: il poeta, diplomatico e politico cileno Pablo Neruda, pseudonimo di Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto, gli ha dedicato Los versos del capitán, scritto nel 1953 in parte nella villa di Edwin Cerio a Capri.

Tornato all’attività giornalistica, ha scritto per le pagine di Il Mondo, L’Espresso, Tempo illustrato e ha diretto L’Illustrazione italiana.

È stato, inoltre, autore di numerosi reportage televisivi e di volumi di saggistica sulla politica e la storia contemporanea del nostro paese. Tra i quali ricordiamo Gramsci e i suoi carcerieri del 1991; Quando le Botteghe erano oscure. 1944-1969, uomini e storie del comunismo italiano del 1997; Paesaggi con figure. Togliatti, Malaparte, De Luca, Amendola, Nenni, Che Guevara, Lauro, Gramsci, Stalin, Slansky, Moro e Berlinguer, Jotti del 2000; I Novecento e l’ideologia del 2002.

All’età di ottantasette anni, all’Ospedale Fatebenefratelli di Milano, dove è degente, si spegne Massimo Caprara, di martedì 16 Giugno 2009.

Al termine dei funerali tenuti a Milano, la salma è stata trasferita a Portici, per essere tumulata nella cappella di famiglia.

2 Responses to Figli di Portici famosi: Massimo Caprara

  1. giovanni ha detto:

    forse più che cappella di famiglia parlerei di piccolo loculo nella parte nuova del cimitero di portici

  2. Vincenzo Monticelli ha detto:

    SCOGNAMIGLIO STANISLAO.

    ANCHE ARRIVARE SECONDI, E’ UNA PICCOLA SODDISFAZIONE, LO DICE COLUI CHE E’ STATO IL PRIMO A RICORDARE IL GRANDE SINDACO DI PORTICI MASSIMO CAPRARA.
    MA IO L’HO FATTO SENZA FRONZOLI OD ORPELLI INUTILI.
    ALMENO QUESTO ME LO SI DEVE E NON PER VANTERIA INUTILE, MA SOLO PER ONESTA’INTELLETTUALE.
    Saluto.
    Vincenzo Monticelli (il censore)

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