Quando sorge la Stella …

di Stanislao Scognamiglio

Nel corso del concerto di Natale “Mi fido di te … abbiamo visto sorgere la sua stella, siamo venuti qui per adorarlo”, una meditazione sul Mistero del Natale, tenutosi ieri, 6 gennaio, l’attore napoletano Ernesto Lama, voce narrante, ha letto i testi scritti dal giovane porticese Giovanni Di Lorenzo.

Giovanni, formatosi tra le mura del convento dedicato a Sant’Antonio di Padova in Portici, redattore del periodico “Ofs-Gifra informa”, organo di informazione dell’Ordine Francescano Secolare della Campania e della Gioventù Francescana della Campania-Basilicata, meditando sul Mistero ha steso i pezzi che, per piena contezza, si riportano in forma integrale.

Introduzione: Lo smarrimento dell’uomo alla ricerca di Dio

In questo periodo e in questi giorni si sente la parola Natale associata a tantissime altre, le più disparate: la gioia del Natale, la ricorrenza del Natale, il periodo, la festa, il consumismo, le ferie, le canzoni, i dolci, i compiti e chi più ne ha più ne metta. Molto raramente si parla del mistero di Natale, e ancor meno ci si riflette su. Che poi, a pensarci bene, che cos’è un mistero? Per intenderci, non solo quello di Natale, proprio un mistero in generale, che cos’è? È questa una parola antichissima e sottile, piena di quel senso di meravigliata fascinazione che è proprio delle cose altissime: in principio la parola mistero deriva da un verbo che significa stare chiuso. È questo che mi piace di questa parola: da secoli gli uomini incontrano dei misteri perché si confrontano con cose che sono chiuse alla loro conoscenza e rispetto alle quali si devono mettere a riflettere e a ricercare un senso. La grandezza di Dio sta proprio nell’aver preso una cosa assolutamente distante da noi uomini, la sua stessa divinità, ed avercela messa a disposizione nel modo più accessibile e tenero: dopo secoli di incessante ricerca, stremati dalle nostre stesse congetture, abbiamo ricevuto l’apertura di un sigillo, dopo una vita passata alla sua ricerca, si è spalancata la porta sul mistero di Dio.

I Sezione: L’annuncio dell’angelo Gabriele a Maria; la difficoltà di farsi accettare da Giuseppe e dalla società con un bambino non suo; l’affidamento totale al suo Dio.

Parlare del Natale vuol dire parlare di Maria: ragazza madre, sola in un mondo in cui la sua vita è uno scandalo. Eppure troppo spesso si parla di Maria considerandola da sola, a fare i conti con la sua stessa santità e con la divinità che le cresceva dentro, ma non è questa l’unica prospettiva. “Aiutati che Dio ti aiuta”, recita un celebre proverbio delle nostre parti, ed è proprio così: dal sì, totale ma non ancora totalmente consapevole di Maria, è derivata una pioggia di grazie, l’accettazione di Giuseppe, la benedizione di Dio, il coronamento di un sogno d’amore e di un ideale di vita. Esattamente come lei voleva diventare madre, poco prima di perdere il suo unico figlio gliene sono stati affidati miliardi nei secoli dei secoli, e nei secoli dei secoli si legge nella storia il suo materno intercedere. Maria è un sì dipinto di affidamento, un affidamento tenero pieno di aspettative e di silenzi. L’eccezionalità di Maria non è stata l’accettare un qualcosa di sconosciuto, ma il farlo in totale franchezza e operosa fiducia: Maria ci dà costantemente una lezione di fiducia, lei a cui è stato chiesto tutto, l’ha fatto senza rinunciare a niente.

II Sezione: La promessa si compie e il Verbo si incarna

E come tutti sappiamo “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”: proviamo ad immaginare che ogni parola che diciamo prendesse la forma di un essere vivente, quante creature mostruose e quanti abomini nascerebbero dalla nostra bocca. Perché è questo che ha significato la gravidanza di Maria per l’universo: mentre durante la creazione ad ogni parola pronunciata da Dio è corrisposta la sua creazione immediata, per far nascere Gesù oltre alla parola sono seguiti nove mesi di gestazione, di crescita, di irrobustimento. Quella parola si è fatta cellula e la cellula tessuto e il tessuto creatura. Ogni parola di Dio si nutre di uno spirito di verità che tutti noi abbiamo ereditato e del quale possiamo rivestire quelle parole che filtrano attraverso di noi, originando dall’Eterno Padre. Il Verbo si è fatto carne, alcune carni fanno verbo, che circolo virtuoso potrebbe nascere da questa corrispondenza!

III Sezione: La nascita di Gesù

Alla luce del moderno modo di fare scandali e di cercare gossip, la nascita di Gesù, nell’umile anonimato in cui è avvenuta, oggi non solo non farebbe notizia, ma se anche facesse scalpore, non la si manterrebbe così intatta: una quattordicenne scappata di casa col fidanzato, incinta, che, non avendo altro posto, partorisce un bel bambino in salute all’interno di un fienile in pieno inverno; oggi tutto questo sarebbe ottimo materiale da cronache rosa, scatterebbero le interviste alle famiglie di Maria e Giuseppe, per sapere cosa ne pensino di questa fuga. Si sprecherebbero i piantoni davanti alla locanda che non ha dato loro accoglienza ed interverrebbero i servizi sociali per gridare all’ingiustizia di un simile trattamento; quante interviste ai pastori, quante telecamere nel fienile, quanti speciali in prima serata verrebbero dedicati a una notizia del genere. Figurarsi se si sapesse del vero padre di quel bimbo che audience si raggiungerebbe! Solo con un po’ di silenzio possiamo rendere il fienile del nostro cuore e i buoi e gli asinelli delle nostre pulsioni più basse degnamente apparecchiati con il giusto spazio per quel bimbo che deve nascere. Non occorre correre urlando alla grotta carichi di regali, basta riservarGli dello spazio “di qualità”, come quello che si lascia nell’armadio per quel vestito buono che abbiamo tanta voglia di mettere anche solo una volta l’anno.

IV Sezione: L’Epifania – l’adorazione dei Magi, l’adorazione di San Francesco al presepe di Greccio, l’adorazione personale dell’uomo

Nel Medioevo era sinonimo di nobiltà portare il nome Epifanio, a causa del suo significato altisonante: di certo colui il cui nome significava “colui a cui è stata fatta la Rivelazione” non poteva essere uno qualunque. Effettivamente se ogni evento, pur importante che sia, non riceve un seppur minimo riconoscimento è assimilabile a qualcosa che non è mai accaduto. Tant’è vero che tutti gli avvenimenti epocali hanno provocato un’ampia scia di interesse e consenso, dall’incoronazione di un sovrano al matrimonio di una personalità, dalla vittoria della coppa del mondo alla nascita di un erede tanto atteso. Si potrebbe dire che una cosa avviene nel momento in cui ottiene una qualche testimonianza, come ci insegnano gli avvocati nelle aule del tribunale: proprio così è valso per la nascita del piccolo Gesù che, eccezionale e irripetibile com’è stata, non ha interessato solo i vicini in quel momento, ma ha richiamato come una calamita persone da ogni luogo e da ogni tempo. Ha richiamato le schiere di nobili profani d’Oriente che a dozzine sono giunti a visitare la grotta di Betlemme dopo anni dalla nascita del bimbo divino, quegli stessi uomini che oggi, chiamati Magi, possiamo visitare nell’arca di Colonia. Ha chiamato il figlio di un venditore di stoffe in Assisi, attorno al 1100, mettendogli nel cuore una commozione così profonda che il buon Francesco non desiderava altro che riproporre quanto più fedelmente la nascita del suo Signore. Chiama ciascuno di noi ogni giorno, tra le corse e il tram tram che affollano ogni nostra giornata: chiamare non basta, altrimenti rimane solo uno squillo sul nostro schermo. Perché una chiamata ci sia davvero è necessaria una qualche risposta, anche negativa, purché ci sia, altrimenti chi chiama passa per un indesiderato o uno che ha sbagliato numero. Nella stalla dove San Francesco predispose quel primo presepe nel Natale del 1223 apparve ai presenti l’immagine di un bimbo rivestito di luce: quella stessa luminosità invade sempre chi predispone un luogo all’arrivo del suo possessore. 

V Sezione: Sguardo al mistero della Resurrezione

Dalla creazione del mondo e, ancor di più, dall’istituzione della Chiesa, si fanno due cose per mantenere l’attenzione sul significato di ciò che è: memoria e profezia. Non si valorizza nulla se non si fa memoria di chi ce l’ha concessa e non si trova il giusto motivo per fare nulla se non si fa profezia di cosa quel gesto può apportare di buono. Così, anche stasera, come da un lato si fa memoria di tutto ciò che ha condotto alla nascita di Gesù, si cerca di fare anche profezia di cosa deriva dalla sua nascita: il ministero, la rivelazione, il sacrificio. Si fa profezia di quanto la potenza divina di quel bimbo che oggi pare tutto umano rivesta di gloria anche il peccato originale, che nella liturgia pasquale viene chiamato “felice colpa, che ha meritato un tale e così grande Redentore!”.

VI Sezione: Gesù nella mia vita quotidiana

In fondo in fondo ne abbiamo sentite di tutti i colori: da prima di Gesù, alla Sua nascita, al sacrificio, può bastare così. E invece no, non basta così: non tanto per una autocelebrativa velleità di proporre alla vostra pazienza e attenzione qualche altro canto, ma perché tutto quello che è stato detto finora sarebbe monco e parziale se non ci si ricordasse che, se Natale è la celebrazione della venuta di Gesù e Gesù viene da noi tutti i giorni, è Natale tutti i giorni. Proprio così! Tutti i giorni! Col caldo e col freddo, col presepe o senza, con gli struffoli o il gelato: è Natale quando la scomodità della vita ci rivela il fratello che abbiamo sempre ignorato, è Natale quando riceviamo la richiesta più scomoda dalla persona più distante nella nostra vita, è Natale quando un gruppo di giovani amatori, col pretesto di un concerto, dà la possibilità di attraversare le contraddizioni della nostra città e di sederci con degli sconosciuti a fianco. Lui viene sempre, non importa come, importa solo che rende ogni giorno una festa.

Conclusioni

Cosa ne pensereste se, ad un gruppo di uomini e donne senza mani, venisse chiesto di realizzare, con le loro sole capacità, un disegno per il più grande pittore della storia? Si sprecherebbero polemiche e disfattismi sulle varie brutte figure e sul fatto che forse andrebbe chiesto ai migliori di farlo. Questo è quello che succede quando si fa qualcosa che sia indirizzato al Signore: a Lui, origine e perfetta personificazione di tutto, viene offerta una cosa limitata, ingombrante e neanche tanto richiesta. Si sprecano basiliche, libri, paramenti, congetture ed anche canti e musiche liturgiche, ma Lui è ben al di sopra di tutto questo. È stato forse un impegno inutile? È forse sempre tempo sprecato? È quindi meglio fare altro e dimenticarsene, tanto comunque non si otterrebbe alcun risultato soddisfacente? In verità la fede e la devozione sono scuole di umiltà, che insegnano ad ogni passo la perfezione vera, quella che rende gradita e ben accetta ogni opera pia fatta con un cuore sincero. E quindi, con cuore sincero, pulito come appena nevicato, che giungono questi auguri di sereno e santo Natale, un Natale da conservare quotidianamente ogni giorno.

Giovanni Di Lorenzo        

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