Referendum costituzionale, i risultati visti da Sud

di FRANCESCO DE CRESCENZO

La politica, specie quella italiana non è il mio pane, il politichese non è la mia lingua, ma con dei risultati così eclatanti specialmente al sud non posso esimermi dal parlarne. Ho quindi provato a dare una chiave di lettura meridionalista ai risultati del voto per il Referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre.

Questa data potrebbe diventare storia, potrebbe segnare l’inizio di un risveglio, come ha sottolineato qualcuno, del popolo italiano e meridionale in particolare.
Dati alla mano, risulta che rispetto alle ultime tornate elettorali, si sono recati alle urne circa il 70% degli aventi diritto.

Dalla fine degli anni Settanta il fenomeno dell’astensionismo in Italia è andato crescendo, da quando si cominciò a denunciare la corruzione dei partiti politici.
Da allora la popolazione, specie quella del Sud, si è sentita sempre più delusa e sfiduciata nei confronti della classe politica, che lo studioso meridionalista Antonio Zitara definiva tosco-padana. Una classe politica che ha curato sempre più solo i propri interessi, e solo di una parte del Paese.

I risultati di oggi dicono che la percentuale più alta di chi ha votato NO è stata registrata a Sud con il 71,58% della Sicilia con un’affluenza del 56,65% dei votanti, e il 68,52 della Campania che ha registrato un affluenza del 58,88. Segno evidente che il Meridione non sta dormendo come pensava qualcuno, ma che è semplicemente stanco di essere preso in giro e di servire da bacino per i politichesi di turno.

Il NO è perciò un chiaro messaggio alla politica nazionale. Questo voto da più parti è stato definito populista: oggi si tende a dare un nome a tutto, specie a chi dissente, a chi è fuori dagli schemi della politica globale.

Eppure gli indicatori sociali parlano chiaro: è in aumento la percentuale di povertà, di disoccupazione, il numero dei decessi è ancora superiore a quello delle nascite.
Anche se nell’ultimo anno, dati Associazione SVIMEZ (SVIluppo dell’industria nel MEZzogiorno) alla mano, nel Sud si è verificata una inversione di tendenza con la crescita del Pil dell’1%, rispetto a quella del Centro Nord (0,7%), e ci sono stati 94mila occupati in più: dopo sette anni di recessione sono risaliti consumi e investimenti.

Si è trattato in realtà di condizioni eccezionali: va sottolineato che per lo Svimez l’annata agraria favorevole, l’aumento del turismo dovuto al crollo delle vacanze nei Paesi arabi e l’accelerazione della spesa pubblica per la chiusura del ciclo di programmazione dei Fondi europei 2007-2013 hanno creato condizioni favorevoli che difficilmente potranno ripetersi nei prossimi anni.

Comunque sia il Referendum voluto da Renzi è stato bocciato, e come ci si aspettava il premier ha rassegnato le dimissioni, momentaneamente  congelate dal Capo dello Stato Sergio Mattarella, che ha sottolineato la necessità di completare l’iter parlamentare di approvazione della legge di Bilancio onde scongiurare i rischi di esercizio provvisorio. Mattarella ha perciò chiesto al presidente del Consiglio di soprassedere alle dimissioni per ripresentarle appena adempiuto agli impegni correnti.

La fantapolitica è iniziata, e in tanti si chiedono cosa accadrà adesso.
Elezioni anticipate, magari già a febbraio? Oppure si andrà avanti con un governo tecnico?

Tra i papabili che dovrebbero prendere il posto di Renzi si fanno i nomi di Pier Carlo Padoan, ministro all’Economia, Pietro Grasso, presidente del Senato, oppure del ministro alle Infrastrutture Graziano Delrio.

Non resta che aspettare gli sviluppi. Intanto scampata la tempesta sembra che stia passanno ‘a nuttata

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