Ricordando Mario Abbate…

Oggi, 6 agosto, ricorre il 39esimo anniversario della scomparsa del cantante Mario Abbate. L’Amministrazione comunale di Napoli  ha deciso di intitolargli una strada. L’intervista al figlio Mario jr.

di Francesco De Crescenzo

Mario Abbate, vero nome Salvatore, scelse di chiamarsi in arte Mario su suggerimento del suocero.
Artista poliedrico, Mario oltre al canto si dedica con successo anche alla recitazione, sia nel cinema che nel teatro, ma deve la sua affermazione nel mondo dello spettacolo soprattutto alle straordinarie doti canore.

A quasi quarant’anni dalla sua prematura scomparsa (6 agosto 1981), il Comune di Napoli ha finalmente deciso di intitolare un’area del Vomero a Mario Abbate. Su proposta dell’assessore con delega alla Toponomastica Alessandra Clemente, la Giunta ha approvato la Delibera di intitolazione dell’area di circolazione risultante dall’incrocio tra via Angelica Kauffmann e via Pacio Bertini, all’artista con l’istituzione del nuovo toponimo “Largo Mario Abbate”.

Questo accadeva lo scorso dicembre, poi c’è stata l’emergenza Coronavirus e conseguenzialmente il lockdown, che ha di fatto rimandato la manifestazione dell’intitolazione del largo a data da destinarsi.

In questo periodo dell’anno, parlando di Mario Abbate, non si può non ricordare e ripercorrere almeno in parte la sua carriera ricca di consensi  sia di pubblico che di addetti ai lavori, nonché numerosi riconoscimenti artistici.

Partecipò a quasi tutte le edizioni del Festival di Napoli, e ne vinse una.
Nel 2016 ho avuto l’onore di intervistare uno dei figli del compianto Artista, ovvero Mario Abbate Jr.
In quell’occasione venne fuori l’aspetto sia professionale ma anche umano di Mario Abbate senior, notizie inedite e aneddoti.

Sempre durante quell’intervista del 2016 Mario Jr. fece un accenno ai fatti che portarono alla soppressione del Festival di Napoli e disse anche, cito testualmente
I motivi li conosco tutti, ma ci vorrebbe un articolo a parte per spiegare ai lettori il perché di questa vigliaccata”.
In quell’occasione gli promisi che saremmo tornati sull’argomento ed eccoci quindi a ripercorrere quei fatti a cinquant’anni di distanza.

Prima di parlare delle che portarono alla soppressione del Festival di Napoli, di quel lontano 30 giugno 1971, è doveroso iniziare l’intervista con Mario Jr, con una domanda sicuramente scontata, ma altrettanto doverosa.

Mario come hai preso la notizia dell’iniziativa del Comune di Napoli di intitolare un Largo al tuo papà?

Mario Abbate jr

Già era stata avviata una petizione otre dieci anni fa, ma senza entrare in polemica con nessuno dico che come al solito la burocrazia é una lumaca ovunque, ma in particolar modo in Italia, a Napoli poi é anche cieca, difatti altri artisti passati a miglior vita molti anni dopo mio padre sono stati in poco tempo ricordati. Finalmente, appena la pratica è passata nelle mani del sindaco, immediatamente hanno deciso di rimediare alla mancanza e concedere il giusto riconoscimento a mio padre.
Appena passerà l’emergenza Covid19 decideremo insieme alle autorità, quando presentare Largo Mario Abbate ubicato presso Piazza degli Artisti al Vomero.

Certamente comunicheremo attraverso i media e sulle pagine web orari e data dell’evento .

E adesso veniamo motivo dell’intervista, senza troppi giri di parole. Insomma, Mario, cosa accadde il 30 giugno del 1971, perché il Festival di Napoli saltò, e perché, almeno fino a pochi anni fa, nessuno lo ha più riproposto?

L’ultimo vecchio Festival della Canzone Napoletana si svolse a Capri, e mio padre insieme a Tony Astarita, raggiunse il podio vincendo il terzo premio con la canzone:  ‘A Madonna de rrose di Di Maio, Perugini, Acampora.

Il vincitore fu Peppino di Capri con Me chiamme ammore.

L’anno seguente il festival fu soppresso per brogli commessi dalla commissione esaminatrice, infatti i plichi contenenti i brani di molti autori noti non furono nemmeno aperti, ad essi furono preferite altre canzoni dal valore artistico molto inferiore dei soliti raccomandati che non mancano mai, alcuni autori si accorsero della malafede della commissione e denunciarono con prove concrete il misfatto alla autorità.
Ci furono minacce e disordine pubblico,  tra gli autori traditi dalla commissione tutt’altro che imparziale e onesta c’erano nomi importanti della grande Canzone Napoletana che furiosi per l’accaduto minacciavano ferro e fuoco.
Il giorno delle prove generali la RAI ritirò le telecamere e la Prefettura impedì lo svolgimento del Festival per motivi di ordine pubblico.
Fu così che il festival
non si svolse e questi fatti ne sancirono la fine in quella estate del 1971.

Nel 1973, durante la kermesse “Piedigrotta 1973 – Le nuove canzoni di Napoli” la storia in qualche modo si ripeté. Ci racconti cosa accadde?

Nel 1973 fu riproposta una passerella di canzoni intitolata “Piedigrotta, le nuove canzoni di Napoli” . Questa manifestazione fu organizzata dal “Il Mattino” con a capo il direttore della pagina degli spettacoli di allora che per ragioni personali escluse mio padre dalla suddetta manifestazione: la ragione ufficiale fu lo svecchiamento.
Ragione assurda perché tra i partecipanti c’erano interpreti con almeno 10 anni in più di mio padre, il quale cercò spiegazioni e gli proposero di cantare la sigla del Festival, ma anche questa opzione fu una presa in giro. Infatti, dopo che gli avevano assicurato la partecipazione, mio padre, a sue spese,  registrò la sigla.
Niente, quando “Il Mattino” presentò sulle sue pagine i nomi dei partecipanti, della sigla che gli avevano promesso nemmeno l’ombra. Quel giorno mio padre mi svegliò presto dicendomi: !Vestiti, andiamo a Napoli”. Eravamo in villeggiatura a Castel Volturno, al momento non capii il perché del viaggio a Napoli, poi  mi accorsi che sul tavolo del giardino c’era una copia di “Il Mattino” aperto proprio sulla pagina degli spettacoli dove il nome di mio padre non appariva.
Così lo accompagnai in via Chiatamone dove c’era la sede storica del giornale. Mio padre si presentó e fu subito ricevuto dall’allora direttore della pagina degli spettacoli, Io rimasi fuori ad aspettare muto, non chiesi mai a mio padre di cosa avevano parlato, seppi poi che aveva chiesto spiegazioni del perché di quell’accanimento contro di lui ma la risposta fu che “Purtroppo non c’era stato il tempo per inserirlo”, mentre invece. come detto, mio padre aveva registrato la sigla almeno un mese prima.
Quindi era ormai palese la presa di posizione dell’organizzatore nei suoi confronti.
Mio padre, e non lo dico perché di parte, è stato un esempio di signorilità vita natural durante, ma come si dice dalle nostre parti, di certo non era fesso e fù così che il giorno della prima della kermesse si propose di presentarsi al Mediterraneo per presentare la sua giustissima protesta, e infatti  così fece.
Tutto qui caro Francesco, la diretta RAI si fece tranquillamente.
Nonostante questa caduta di stile da parte degli organizzatori Mario Abbate ancora oggi è ricordato con affetto dai napoletani sparsi in tutto il mondo, ha inciso centinaia di canzoni anche in lingua, quindi posso senz’altro affermare che anche i non nati a Napoli lo amano e lo ritengono, insieme ai critici, uno dei più grandi interpreti napoletani di tutti i tempi.


Il progetto “Festival di Napoli” portato avanti da Massimo e Mario Abbate Jr.
È giunto se non erro alla quinta edizione, nonostante il quasi totale disinteresse da parte delle istituzioni, organi di stampa e addetti ai lavori. Cosa vi spinge a portare avanti, in situazioni al limite del proibitivo, una iniziativa così bella ma soprattutto onerosa, in termini economici ma anche di dispendio di energie e tempo libero?

Il progetto Festival di Napoli è da cinque anni organizzato da mio fratello Massimo, Io partecipo come appoggio morale e sentimentale, nulla più, anche perché sono quasi  sempre all’estero. Chi lo aiuta con presenza ed esperienza è Rino, il primogenito di Mario Abbate.
Massimo ha lavorato duro per tentare di riportare il Festival al glorioso passato senza l’aiuto di nessuno, anzi, ma i soliti uomini di scarso livello artistico cercano in tutti i modi di boicottare e ignorare una realtà che sta da qualche anno coinvolgendo il mondo e non solo Napoli. Le istituzioni stanno incominciando a capire che Napoli ha bisogno della sua grande manifestazione canora e piano piano incominciano ad interessarsi. Certo é che mio fratello Massimo non è un tipo arrendevole o uno che cerca sovvenzioni per arricchirsi, per lui é una missione, una promessa che fece a mio padre che è quella di valorizzare quel poco di buono che é rimasto tra tanti mercatini del nulla che stanno continuamente affossando una tradizione canora ammirata in tutto il globo.
Lui cerca nei giovani talenti il meglio e lo presenta ogni anno e a sue spese al  Festival  di Napoli. Già molte tv straniere quest’anno proporranno il Festival, addirittura il Canada e la città di Toronto vorrebbero il festival, così come in Grecia, Albania, Brasile e Argentina, ma Massimo vuole continuare a farlo a Napoli fino a quando le istituzioni e la RAI si decideranno a dargli spazio. Ci riuscirà perché ha le capacità e il coraggio che a molti manca: quest’anno si svolgerà al teatro Mediterraneo, tempio insieme al Politeama del Festival di Napoli. Spero pregiarmi della tua presenza, caro Francesco, e di tutti quelli che amano la nostra canzone.

Con la passione e la napoletanità si può, non stiamo parlando di una cosa qualsiasi, stiamo parlando della Canzone Napoletana, non possono le istituzioni continuare a mettere la testa sotto la sabbia, nel mondo non siamo famosi e rispettati solo per la pizza come i soloni del CITRULLO  vogliono far credere. Napoli é amata per la sua poesia, per sua grandezza musicale, è Napoli e i suoi autori che hanno creato anche le più belle e famose canzoni italiane.

Il pubblico é spaesato, ignora l’immenso tesoro che ha in seno, il pubblico deve essere coinvolto ed educato un’altra volta, deve intendere che quello che oggi ascolta si può paragonare, tranne alcune buone idee, in pane, sasicce e friarielle, deve uscire da questo tunnel dove lo ha portato la nullità artistica di gente che non avrebbe mai dovuto avvicinarsi e nemmeno sfiorare la musica e la poesia partenopea.
Bisogna dare una mano tutti per far scomparire per sempre la canzone di mala e il neomelodico baratto, bisogna prendere il meglio e il bello è Napoli ricomincerà a cantare in tutto il mondo. Crediamoci!

A questo punto aggiungere altro da parte mia sarebbe superfluo, in chiusura voglio solo ringraziare Mario Jr. che ancora una volta con la sua gentilezza e signorilità, che sono doti insite nel DNA della famiglia Abbate, ha voluto concedermi il suo tempo per ricordare uno dei più grandi Artisti delle Canzone Classica Napoletana.

Alla prossima!

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