Rinasce l’antica Pompei

POMPEI (NA) – Nel Parco Archeologico gli esclusivi quartieri panoramici a terrazze aprono al pubblico.

Venerdì 23 settembre alle 11 il Direttore Generale Massimo Osanna e il Direttore Generale del Grande Progetto Pompei ne illustrano gli interventi.

Due grandi interventi di messe in sicurezza e restauri portati a compimento nell’ambito del Grande Progetto Pompei: il complesso di Championnet, un insieme di eleganti edifici residenziali, oltre 60 ambienti finemente decorati e articolati in diversi atri e peristili, disposti a terrazza a sud ovest  del pianoro di Pompeii, con affacci panoramici sulla piana del Sarno. E della Casa del Marinaio, edificio a doppio atrio, con impianto termale privato e un ampio sotterraneo adibito a panificio. Davvero un unicum nel panorama domestico pompeiano.                                                Le due grandi strutture aprono per la prima volta al pubblico,  con un’esposizione di reperti originali in più ambienti e nella cucina del percorso sotterranei del complesso di Championnet,  secondo il progetto già da tempo avviato a Pompei  di musealizzazione diffusa, che vede ricollocati in loco oggetti e strumenti del passato ivi ritrovati. 

Grazie alla sinergica alternanza tra i due cantieri di restauro strutturale e di restauro degli apparati decorativi sia parietali sia pavimentali, viene dunque restituita al pubblico la Casa del Marinaio, sita in una zona panoramica della città antica (fig. a lato), nei pressi del Foro.

 La domus, portata alla luce a partire dal 1871, deve il suo nome al mosaico posto all’ingresso, e solo parzialmente conservato (fig. a lato), che raffigurava sei navi ormeggiate in rispettivi arsenali, probabilmente simbolo del porto sicuro che la casa rappresentava per i suoi abitanti.

 L’edificio (fig. a lato), a doppio atrio, dotato di un impianto termale privato e di un ampio sotterraneo adibito a panificio, rappresenta un unicum nel panorama domestico pompeiano, proprio in virtù della sua articolazione planimetrica, che coniuga le caratteristiche di una elegante e tradizionale casa di città con l’utilizzo di magazzini a carattere commerciale e produttivo.

(casa: 1090 m² circa; giardino  290 m² circa; piano seminterrato: 400 m² circa)

E così il complesso di Championnet, un intero quartiere residenziale a sud del Foro e della Basilica, posto tra la terrazza del santuario di Venere ad ovest e le Terme del Sarno a sud- est, da anni interdetto al pubblico.

L’intero complesso di Championnet, di cui fa parte anche le Casa dei mosaici geometrici e gli edifici municipali che affacciano sul Foro, già aperti a novembre 2016, viene oggi totalmente restituita alla fruizione pubblica con l’apertura di questo secondo lotto costituito dalle case di Championnet  e dal cosiddetto cortile delle Murene (1800 m²).

(Cantiere Complessivo 4100 m², di cui 2100 m² sono occupati dalla Casa dei Mosaici Geometrici, con relativi ambienti ipogei, e edifici municipali) 

Le Case di Championnet I e II e cortile delle Murene (di cui 140 m² di ambienti ipogei visitabili nell’area di Championnet I – e 100 m² di area espositiva attrezzata – ex Cabina Enel) nel cortile delle Murene)

Il complesso prende nome dal generale Jean Étienne Championent che, nel periodo della presenza francese a Napoli, dopo la fuga di Ferdinando IV di Borbone nel 1799, fu grande fautore delle ricerche a Pompei che all’epoca si concentrarono nella zona.

Si tratta di un quartiere esclusivo dell’antica Pompei, per la sua vicinanza alla principale piazza urbana, fulcro della vita civile, religiosa ed economica della città, e per la presenza di grandi domus articolate su terrazze con scale, rampe, logge e criptoportici, con vista panoramica sul golfo verso le isole, le cosiddette “case su pendio” che dovevano appartenere a ricchi esponenti del ceto aristocratico cittadino e che rappresentano uno dei più singolari aspetti dell’edilizia pompeiana.

Le panoramiche case a terrazze che contraddistinguono questo quartiere, atipiche rispetto alla domus tradizionale che si rispecchia nel retrostante tessuto abitativo urbano, mostrano una sostanziale modifica nella concezione dell’articolazione degli ambienti rispetto alla casa ad atrio, attraverso uno sviluppo graduale della tendenza all’inglobamento dell’aspetto panoramico nella nuova  distribuzione degli spazi abitativi.

Questo grande complesso residenziale con oltre 60 ambienti, verosimilmente destinati ad un unico occupante, era costituito dalle due domus ad atrio  con ingresso dal vicolo di Championnet, unificate probabilmente fin dall’inizio a quota strada tramite un corridoio e ampliate con l’acquisizione dell’area su cui verrà realizzato in epoca post-sismica, al di sopra di almeno due edifici più antichi del II secolo a.C., il grande peristilio (giardino colonnato), caratterizzato dalla presenza di una vasca per la piscicoltura, da cui l’appellativo di cortile delle Murene, che rappresenta l’elemento di congiunzione tra il grande complesso residenziale della casa dei Mosaici Geometrici  e delle case di Championnet I e II, con  i relativi piani inferiori.

Gli interventi del GRANDE PROGETTO POMPEI hanno interessato il restauro delle strutture architettoniche e di tutti gli apparati decorativi parietali e pavimentali degli edifici residenziali.

Tali attività hanno richiesto preliminari indagini archeologiche, particolarmente estese soprattutto  negli ambienti ipogei della casa di Championnet I e nel cosiddetto cortile delle murene e  hanno fornito dati scientifici assai interessanti e in alcuni casi del tutto inediti in relazione allo sviluppo urbanistico e alla storia edilizia di un quartiere centrale della città, anche nelle sue fasi più antiche.

L’intervento ha previsto, inoltre,  la realizzazione di moderne e innovative coperture piane in carpenteria metallica rivestita in lastre di Corian, finalizzate alla protezione dei mosaici più significativi e delicati rinvenuti nelle Case di Championnet I e II, e ancorate nelle porzioni di muratura ricostruita.

Si tratta di un tipo di copertura che viene sperimentata per la prima volta in un’area archeologica. La scelta di questo materiale per le coperture è legato alle sue caratteristiche di leggerezza, plasmabilità delle forme, maggiore durabilità nel tempo, linearità, ma anche alla possibilità di inglobare elementi esterni (quali i displuvi) nella struttura stessa e ancora per il colore neutro che consente di non distogliere l’attenzione dalle varietà degli apparati decorativi pavimentali presenti con le loro ricche cromie.

Il progetto ha previsto inoltre opere volte al miglioramento dell’accessibilità e della fruizione, quali le passerelle e la scala che conduce agli ipogei della Casa di Championnet I, illuminati dalle barre led disposte alla base della passerella metallica.

Ad  uno degli ambienti posti nei sotterranei si è voluto ridare l’originaria funzione  di cucina con la collocazione al suo interno degli oggetti che ne caratterizzarono la destinazione al momento dell’uso della domus. In particolare sul bancone sono visibili tutti i tipi di recipiente impiegati nel 79 d.C. per la cottura degli alimenti: olle per la bollitura, tegami per friggere e pentole al di sopra di un tripode in ferro. Il mortaio  utilizzato per macinare, tritare e mescolare tutti gli ingredienti. Qui si conservavano anche i contenitori per il trasporto delle derrate provenienti da tutto il Mediterraneo: anfore da Creta e dalla Turchia per il vino e altre per la circolazione del vino prodotto nel territorio pompeiano.

Nella ex cabina Enel sono stati, inoltre, allestiti alcuni spazi  espositivi, che ospitano diversi reperti emersi dagli scavi delle domus, condotti negli anni ’30 e negli anni ’70 (coppe in bronzo, fusi in osso per la tessitura, spilloni in osso, lucerne, brocche in bronzo, elementi di collane, statuette, frammenti di affresco, e di intonaci, tra cui anche frammenti di affreschi e di pavimenti provenienti dagli scavi condotti dal parco Archeologico di Pompei, ecc.). In esposizione anche un plastico in sughero che raffigura l’intero quartiere, realizzato a partire dal 1865 da Giovanni Padiglione. Fa parte del gruppo di modelli eseguiti prima del grande plastico dell’intera città di Pompei oggi conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

L’illuminazione delle sale è tra l’altro autosufficiente in quanto garantita da un impianto fotovoltaico stand-alone.

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