Salus Per Aquam: Nitrodi, la spa più antica

Prima, afosa domenica di agosto: per rinfrescarci il nostro autore ci porta alla fons juventutis di Nitrodi dell’isola di  Ischia

di Lucio Sandon

L’isola di Ischia è universalmente nota per le sue spiagge e per le sue terme, ma non tutti sono al corrente che Barano, quello dei sei comuni dell’isola forse meno “turistico” anche se nel suo territorio vi è la spiaggia più grande e famosa dell’isola, custodisce anche il sito termale più antico del mondo: Nitrodi, la Fonte delle Ninfe.  Uno storico dell’ottocento scriveva: le donne di Ischia sono belle, ma quelle di Barano lo sono ancora di più, e il merito è delle acque di Nitrodi. Tale fonte non è una sorgente come le altre, queste sono acque sacre alle Ninfe: una di esse infatti per punizione subì una metamorfosi, e la sua bianca pelle, i capelli e le belle membra vennero disciolte nell’acqua, l’acqua di Nitrodi.

Nelle civiltà del mondo antico l’acqua era considerata la medicina più semplice e naturale, e quindi un elemento sacro: le sorgenti erano luoghi dove bagnarsi per alleviare il dolore delle ferite o per trarre sollievo dalla malattia. All’epoca,  l’acqua era posta sotto la tutela di divinità femminili: le Ninfe. Nei testi classici greci da Omero in poi, esse derivano dall’ancestrale culto della Madre Terra e pertanto dotate di poteri oracolari e medici, numi tutelari delle sorgenti, in particolare di quelle calde e medicinali.

Le schiere delle Ninfe formano a loro volta il corteo di Artemide, gemella di Apollo, dea cacciatrice, portatrice della luce e signora delle acque, più volte rappresentata  mentre si bagna. La funzione salutifera delle Ninfe è evidente soprattutto quando vengono associate a divinità mediche quali Apollo e Asclepio.

A tal proposito, vale la pena di ricordare una leggenda che potrebbe adattarsi ai nostri giorni: infuriava per le contrade un grave contagio, causa di lutti continui, e la gente rivolgeva preghiere e doni agli dei per chiedere protezione.

In una grotta presso Casamicciola venne consultata allora la Sibilla che così vaticinò: la salvezza che cercate verrà soltanto da una Ninfa. Di quale Ninfa si trattasse non però non lo disse e di tale incertezza profittò Iale, ninfa nata in Aenaria, cioè Ischia. Iale si presentò come colei che poteva fermare il diffondersi della pestilenza, ma ciò avrebbe potuto avverarsi soltanto dopo aver ricevuto voti offerti presso gli altari a lei consacrati.

Poiché la Sibilla aveva indicato che solo le acque di Ischia potevano portare la salvezza, Iale entrò nei fumanti bacini e negli antri tenebrosi, raccolse nitro e zolfo da mescolare con le acque salutari, ma mentre già si apprestava ad uscire, la scorse Inarime. il nume tutelare di Ischia stessa, che raggiuntala la bloccò facendole perdere i sensi e la mente, e trasformandola in una pietra.

Fu così che Iale, avendo rimescolato i doni di quei fossili stillanti e fusi con le acque, a testimonianza del furto venne mutata in fonte, e poiché ciò che aveva rubato ai lidi di Inarime odorava di nitro, anche alla fonte venne conservato il nome di Nitrodi.

Va segnalato il ritrovamento di alcuni ex voto alle ninfe Nitrodi a Roma, cosa che dimostrerebbe che a Ischia non è il toponimo a determinare l’appellativo delle ninfe, ma viceversa, e che quest’ultimo è ricollegabile alla qualità delle acque cui le divinità presiedono: si tratta di acque che presentano come componente caratterizzante il nitro, cioè la soda, e dunque alcaline, acidule, talvolta effervescenti naturali, qualità fisiche che dipendono da un sottosuolo vulcanico.

Le prime informazioni relative alla frequentazione della sorgente di Nitrodi risalgono all’epoca della colonizzazione greca dell’isola di Ischia, intorno al IV secolo avanti Cristo. È da quel tempo lontano che la sorgente iniziò ad essere meta di chi cercava ristoro per i malanni più vari: a Nitrodi si recavano i guerrieri per curarsi le ferite, le donne che volevano diventare madri, gli anziani affetti da gotta e da artrite, matrone che desideravano, grazie agli straordinari poteri di questa fons juventutis, difendere la loro bellezza dai colpi del tempo.

Tutti trovavano un rimedio ai loro problemi: le ferite di guerra guarivano in poco tempo, gli anziani avevano sollievo dai dolori, e le donne emergevano dall’acqua più belle e più fertili che mai. I poteri delle acque termali di Nitrodi erano tali che la sorgente diventò un centro di culto molto importante tra il I secolo avanti Cristo e il III secolo dopo Cristo.

Nel 1759 alcuni contadini scavando buche per piantarvi le loro viti, rinvennero una serie di marmi votivi dedicati alle Ninfe Nitrodi, lapidi che raffigurano alcune donne guarite, e l’arrivo presso la fonte di alcuni medici. Le tavole votive vengono ora conservate al Museo Nazionale Archeologico di Napoli, e sono la testimonianza che Nitrodi era già considerata una vera e propria SPA del mondo antico. Si tratta di undici graziose tavolette e un altarino, e ci raccontano una storia di guarigione e di benessere che dura da oltre 2000 anni.

L’area termale della Fonte delle Ninfe di Nitrodi si inerpica su varie terrazze, ed è attrezzata con lettini e sedie a sdraio. Dalle fonti sgorgano circa 12 mila litri di acqua all’ora, e l’acqua sorgiva viene erogata attraverso docce, lavabi e piccole fontane senza aggiunta di alcun additivo. La sua temperatura in origineè  di 28 gradi, però al momento della fuoriuscita può subire un raffreddamento, per cui non bisogna aspettarsi dei getti troppo caldi.

Durante la permanenza alla fonte viene consigliato di fare abbondanti abluzioni, e soprattutto per le prime docce, è bene restare sotto il flusso dell’acqua per almeno dieci minuti. L’azione dei minerali contenuti nell’acqua lascia la pelle levigata e liscia ma soprattutto pulita, senza residui salini ed odorosi, dilatando i pori e facendo respirare l’epidermide.

La ricchezza del bicarbonato ed il mix di minerali contenuti nell’acqua di Nitrodi favoriscono una esfoliazione naturale lavando via i vari strati di cellule morte.

Oltre alle famose acque, nelle terme si può godere di un percorso idro-aroma-terapico, costellato di oltre cento diverse piante officinali ed erbe aromatiche, che durante la passeggiata rilasciano profumi meravigliosi. Piante ed erbe dalle quali si ricavano degli oli strutturati, ideali da massaggiare sulla pelle: rosmarino, menta, ginepro, salvia, citronella rinfrescante, lavanda rilassante, e poi ginestre, lentisco, mirto e alloro.

Dopo l’esposizione alle acque di Nitrodi viene consigliato di non lavarsi con saponi o detergenti per almeno qualche ora, in modo da non occludere nuovamente i pori della pelle, e per potenziare l’effetto dei minerali, di lasciarsi asciugare al sole. Sui capelli sarà immediatamente percepibile l’effetto del bicarbonato che li renderà puliti e lisci, con un vero e proprio effetto balsamico.

L’effetto delle stesse acque, se bevute, è di intenso effetto di depurazione dagli urati, pertanto risultano assai benefiche in caso di gotta e altre malattie metaboliche.

Per accedere alle terme bisogna percorrere una scalinata, si paga un biglietto per l’ingresso, e all’interno del parco esiste una vendita di prodotti cosmetici fatti con l’acqua della fonte e vi è la possibilità di prelevare e portarsi via l’acqua sorgiva da bere. Dopo le 20 è possibile bagnarsi alla stessa fonte gratuitamente e fuori dallo stabilimento.

A poche centinaia di metri più in basso in linea d’aria, sulla spiaggia dei Maronti, la sorgente di Olmitello fornisce liberamente un’acqua molto simile a quella di Nitrodi.

 

Lo scrittore Lucio Sandon è nato a Padova nel 1956. Trasferitosi a Napoli da bambino, si è laureato in Medicina Veterinaria alla Federico II, aprendo poi una sua clinica per piccoli animali alle falde del Vesuvio.

Notevole è il suo penultimo romanzo, “La Macchina Anatomica”, Graus Editore, un thriller ambientato a Portici, vincitore di “Viaggio Libero” 2019. Ha già pubblicato il romanzo “Il Trentottesimo Elefante”; due raccolte di racconti con protagonisti cani e gatti: “Animal Garden” e “Vesuvio Felix”, e una raccolta di racconti comici: “Il Libro del Bestiario veterinario”. Il racconto “Cuore di figlio”, tratto dal suo ultimo romanzo “Cuore di ragno”, ha ottenuto il riconoscimento della Giuria intitolato a “Marcello Ilardi” al Premio Nazionale di Narrativa Velletri Libris 2019. Il romanzo “Cuore di ragno” è risultato vincitore ex-aequo al Premio Nazionale Letterario Città di Grosseto Cuori sui generis” 2019.

Sempre nel 2019,  il racconto “Nome e Cognome: Ponzio Pilato” ha meritatola Segnalazione Speciale della Giuria  nella sezione Racconti storici al Premio Letterario Nazionale Città di Ascoli Piceno, mentre il racconto “Cuore di ragno” ha ricevuto la Menzione di Merito nella sezione Racconto breve al Premio Letterario Internazionale Voci – Città di Roma. Inoltre, il racconto “Interrogazione di Storia”  è risultato vincitore per la Sezione Narrativa/Autori al Premio Letizia Isaia 2109. Nel 2020 il libro “Cuore di Ragno” è stato premiato come Miglior romanzo storico al prestigioso XI Concorso Letterario Grottammare

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