Serena | Canna di bambù

Alle nostre madri: senza di esse non saremmo state così… E noi, cosa siamo diventate noi? Le prime della classe, come Serena, che diventa flessibile come il bambù…

di Bianca Sannino

Questa seconda gravidanza non fu come la prima. Il mio corpo non si trasformava, nulla faceva pensare che fossi gravida. Ero rimasta intatta, anzi dimagrivo, solo una folta chioma bruna mi fluiva sulle spalle a palesarmi che gli ormoni mutavano, ma il mio aspetto no, rimaneva intatto, nessun segno esteriore solo tanta calma interiore, la stessa avevo provato col mio primo figlio.

Mi sottoponevo ai controlli periodici e tutto era nella norma, il bambino cresceva ma io no. Continuavo a lavorare e ad impegnarmi come avevo sempre fatto, io e il mio piccolino preparavamo la stanza per accogliere il fratellino, perché era un altro maschio.

Tutto sembrava filare liscio, ero quasi al termine della gravidanza e il tempo del parto si avvicinava. Una notte mi svegliai, sentii la necessità in andare in bagno, mi sedetti sul water e feci la pipì, quando mi alzai trovai tutto macchiato di sangue, caldo rosso, vivido, non capivo cosa mi stesse succedendo, corsi in camera da letto e svegliai Gianluca, gli dissi cosa mi stava succedendo e corremmo in ospedale.

Lì fui subito visitata e mi portarono di corsa in sala parto, non mi capivo, ero frastornata e lucida  al tempo stesso. Il bambino aveva deciso di nascere, prima del tempo, ancora una volta aveva deciso lui e io non potevo farci nulla, nessuno poteva fare nulla se non assecondare in qualche modo e aiutarmi a fare in modo che tutto procedesse nel migliore dei modi.

 

Cominciarono le contrazioni forti, dolorose, laceranti, sembrava che il mio corpo fosse sconquassato da una forza irrefrenabile, sentivo la sua testa spingere dentro di me, il suo corpo scivolare via, tutto con una tremenda volontà.

Gridavo di dolore e di paura, per meglio dire di terrore.

Sudavo, pregavo, piangevo ma ad un certo punto non sentii più niente.

Il bambino si era fermato.

I medici preoccupati cominciarono una serie di manovre ancora più dolorose, ancora più devastanti, mi sentivo squartata come un bue al macello, ma niente, niente non succedeva niente.

Non ricordo più cosa è successo dopo, so solo di essermi risvegliata, il ventre non c’era più e neanche il mio bambino.

Ricordo solo tanto buio, buio dentro e fuori di me. Questo buio prese il posto la vita che portavo dentro. Da quel momento diventai una canna di bambù.

 

Bianca Sannino, docente appassionata nella scuola statale italiana, vive e insegna a Portici da più di vent’anni.

Dopo aver attraversato perigliosi mari in vari ambiti e settori ed essersi dedicata alla redazione di libri saggistici e specifici del settore dell’insegnamento, esordisce oggi nel genere novellistico.

Due lauree, corsi di specializzazione, master non sono bastati a spegnere la sua continua, vulcanica e poliedrica ricerca della verità. 

Da sempre, le sue parole che profumano di vita e di umanità, arricchite dalla sua esperienza e sensibilità, restituiscono delicati attimi di leggerezza frammisti a momenti di profonda riflessione.

Nel 2021 inizia la collaborazione con LoSpeakersCorner pubblicando una serie di novelle, tutte al femminile.

 

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